mercoledì , 15 agosto 2018
18comix
SIPRI
Photo © Matt Hecht - www.flickr.com, 2014

Rapporto SIPRI sulle armi: cresce l’export cinese

Il nuovo report del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha evidenziato alcune novità riguardanti i trend del commercio di armi per l’anno 2014. Da un lato, si possono giudicare i dati diffusi dal SIPRI come “novità”, poiché rilevano il completamento dell’ingresso in uno dei mercati più complessi, difficilmente accessibili e con prospettive di crescita molto elevate di alcuni Paesi in via di sviluppo (PVS). Dall’altra, tuttavia, essendo il commercio di armi non troppo differente – in termini di tendenze di lungo termine – da quanto viene registrato in altri settori, tali cosiddette “novità” non sono altro che un’ulteriore e definitiva conferma di quanto sta già avvenendo a livello internazionale: la graduale conquista di svariati settori economici da parte di Paesi come la Cina, l’India o gli Emirati Arabi Uniti. 

Un nuovo gigante degli armamenti: la Cina

Innanzitutto la Cina diventa il terzo esportatore al mondo di armamenti, secondo solo a Stati Unitie Russia. La quota delle esportazioni mondiali detenute da Pechino passa dal 3% del quinquennio 2005-2009 al 5% del periodo 2010-2014. A subirne le maggiori conseguenze sono state Francia e Germania, i quali sono passate rispettivamente dall’11% al 5% e dall’8% al 5% nelle rispettive quote mondiali. È  interessante poi notare che la concorrenza cinese non ha danneggiato né gli Stati Uniti, né la Russia, i quali hanno addirittura incrementato le proprie quote mondiali di esportazioni di armamenti.

In secondo luogo, le esportazioni cinesi sono dirette per il 41% verso il Pakistan: le buone relazioni tra i due Paesi sono oramai storiche. I dati relativi al commercio di armi non fanno altro che confermare l’allineamento diplomatico dei due Paesi.

D’altra parte, il SIPRI fornendo i dati anche sulle importazioni di armamenti a livello globale, permette di chiudere il cerchio, ricostruendo un’altra storica coppia della diplomazia mondiale: il duo Russia – India. Il Paese di Narendra Modi, infatti, si rifornisce quasi completamente dalla Russia, la quale rappresenta il 70% delle importazioni di armamenti dell’India. Nonostante la guerra fredda sia finita, le coppie costruite durante quegli anni paiono godere ancora di buona salute.

Infine, dando un’occhiata al dato aggregato, l’Asia e l’Oceania assorbono circa il 48% delle importazioni mondiali di armamenti, mentre il Medio oriente il 22% (in contrapposizione al 12% dell’Europa e al 10% dell’America). Se i dati asiatici sono giustificabili dalla presenza dai due giganti economici, Cina e India, la percentuale detenuta dal Medio Oriente può essere spiegata, purtroppo, solo dalla crescente instabilità dell’area.

Cambia la geografia mondiale degli armamenti

I dati sul commercio di armi non evidenziano altro che trend oramai ben consolidati per quanto riguarda il commercio internazionale. A ben vedere, però, fino ad ora, i PVS avevano incontrato difficoltà a guadagnare un adeguato livello di competitività in settori che richiedono un alto livello di competenze tecniche (i c.d. settori skilled labour intensive) e di capitali, come è il caso degli armamenti. Il fatto che la Cina abbia eguagliato due Paesi europei come Francia e Germania, i quali vantano una lunga tradizione nel settore militare, è sintomo che la struttura dei vantaggi comparati stia gradualmente cambiando.

Fermo restando che il completamento di un tale processo potrebbe impiegare anni, la perdita di ulteriori quote di mercato nel settore “sicurezza e difesa” da parte dell’UE può rivelarsi estremamente dannosa da un punto di vista economico, ma positivo da un punto di vista strategico. Infatti, il settore sicurezza e difesa è rimasto per lo più escluso dalla costruzione del mercato unico, riducendo cosi la possibilità di accedere ad economie di scala a livello europeo.

Da questo punto di vista, il report del SIPRI evidenzia ancora una volta che i singoli Paesi europei non detengono più il primato economico nemmeno nel settore degli armamenti, primato che fino ad ora era stato secondo solo ai giganti come Stati Uniti e Russia. Questa considerazione dovrebbe stimolare i governi europei, soprattutto quelli che ospitano grandi industrie operanti nel settore (come la Francia, la Germania e l’Italia) a cominciare un robusto processo d’integrazione economica. Il rischio, oltre a quello economico, è soprattutto quello di non poter godere delle ricadute civili di un settore ad alto contenuto tecnologico, che ha storicamente giocato un ruolo chiave nell’accesso a nuove tecnologie.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

Check Also

immigrazione

Immigrazione, il nuovo approccio dopo il vertice di Parigi

Nell’ottica della definizione di nuove strategie a lungo termine per affrontare i flussi migratori che …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *