martedì , 14 agosto 2018
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Un Beriev A-50 e un Sukhoi Su-27 dell'aviazione russa © Dmitry Terekhov - Flickr 2009

Russia, per Putin la NATO è il nemico numero uno

É di fine dicembre la notizia che segna l’ulteriore esacerbarsi dei rapporti tra NATO e Russia. La pubblicazione, lo scorso 26 dicembre, dell’aggiornamento della dottrina militare moscovita, infatti, identifica l’alleanza atlantica come la principale minaccia alla sicurezza nazionale russa. Secondo un rapporto pubblicato in dicembre dal Consiglio di Sicurezza russo, la nuova dottrina punta ad aggiornare soprattutto la posizione della Russia rispetto alle emergenti crisi in Siria, Iraq, Afghanistan e Africa settentrionale, ma tiene in dovuta considerazione anche la minaccia alla sicurezza nazionale rappresentata dalla NATO nelle immediate vicinanze del confine occidentale russo.

Anche se l’Ucraina non viene esplicitamente menzionata, pare chiaro che l’aggiornamento della dottrina militare russa sia l’ultimo di una serie di tasselli che, dallo scoppio delle violenze in piazza Maidan, sta caratterizzando il rapido deterioramento delle relazioni tra Mosca, Bruxelles e Washington, anche se già nell’ultima revisione, avvenuta nel 2010, gli sforzi per dare alla NATO “funzioni globali” e la creazione di infrastrutture NATO vicino i confini russi venivano già annoverate tra le principali “minacce esterne”.

Pur confermando ancora una volta il carattere prettamente difensivo della postura militare di Mosca, il documento prevede l’utilizzo misto di armi convenzionali e nucleari come strumento di ritorsione contro attacchi considerati lesivi degli interessi nazionali russi. Tra questi, inoltre, il documento non include esclusivamente attacchi contro il territorio, forze o cittadini russi, ma anche attacchi volti a indebolire alleati strategici di Mosca. Infatti, secondo il documento, sono da considerarsi minacce potenziali anche il dispiegamento di forze straniere in Paesi confinanti o il tentativo di promuovere e installarvi governi ostili a Mosca. Accanto alla classica dissuasione nucleare, questa nuova impostazione prevede l’introduzione del nuovo concetto di “deterrenza non nucleare“, per lo più composta da missili terra-terra, proiettili guidati, artiglieria, missili imbarcati su velivoli e naviglio sottomarino e di superficie, che saranno posizionati lungo i confini occidentali della Federazione Russa.

Il ricorso alle armi convenzionali prevede inoltre un ulteriore innalzamento del livello di professionalità delle forze armate russe. Già la riforma avviata nel 2008 andava in questo senso, prevedendo uno snellimento della catena di comando, la riduzione dei distretti militari da sei a quattro, il taglio del 15% del personale militare (da 1,2 a 1 milione) e il potenziamento dell’addestramento sul campo. Inoltre, già lo scorso settembre, il generale russo Yuri Yakubov (ex generale e funzionario del ministero della Difesa russo) aveva affermato che la revisione della dottrina militare russa avrebbe dovuto includere un rafforzamento dell’integrazione tra le tre forze e di queste con l’arsenale nucleare.

Da un punto di vista economico, la nuova dottrina militare presenta non poche difficoltà. La debole economia russa ha sofferto delle sanzioni di Stati Uniti e Unione Europea, ma Mosca ha continuato ad incrementare la fetta di budget destinata alle spese militari anche nel 2014 e, in base alle dichiarazioni del Presidente della commissione difesa della Duma, l’Ammiraglio Vladimir Komoyedov, nel 2016 queste saliranno a 81 miliardi di dollari, circa il 4.2% del PIL russo.

Forse oggi è eccessivo parlare di una nuova guerra fredda e di una nuova cortina di ferro, ma senza dubbio, con l’approvazione del documento, Mosca intende creare una linea difensiva che va dal Mar Glaciale Artico (espressamente menzionato nel documento come una regione strategica, a causa delle risorse naturali ed energetiche presenti) al Mar Nero, una sorta di linea Maginot moscovita oltre la quale alla NATO è espressamente vietato accampare qualsivoglia interesse.

Si tratta di una posizione netta che a Mosca viene considerata come una risposta a una politica statunitense definita aggressiva e falsa, materializzatasi nella forza permanente in Europea orientale, la spearhead lanciata nel summit NATO dello scorso settembre. Contrariamente a questa visione, la NATO, il cui concetto strategico include anche un mix di strumenti convenzionali e nucleari, continua a riaffermare la natura difensiva dell’alleanza, incardinata sul principio della difesa collettiva.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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