martedì , 14 agosto 2018
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Sinai
Postazione di sicurezza di controllo della frontiera con il Sinai, Israele © The Israel Project - www.flickr.com, 2013

Sinai e Il Cairo, l’Egitto sotto l’attacco dell’ISIS

Non è passato molto tempo da quando l’IS, lo Stato Islamico, esortò i suoi sostenitori ad irrorare di sangue i primi giorni di Ramadan: i terroristi islamici stanno colpendo in numerosi siti e Paesi, anche nello stesso Egitto, come dimostra l’attentato al consolato italiano a Il Cairo di ieri, ma l’attacco nel Sinai egiziano è una vera e propria battaglia, dato il numero dei combattenti impegnati e il bilancio dei morti.

Battaglia nel Sinai

È infatti di oltre cento morti il bilancio dei caduti tra soldati, agenti di polizia, civili e terroristi causato dalla sanguinosa offensiva lanciata dai jihadisti dello Stato Islamico che hanno dichiarato nel nord della Penisola l’autorità del loro Califfato. Il massacro è iniziato quando circa settanta ‘takfiri‘ (estremisti islamici) hanno sferrato una serie di attacchi contro cinque posti di blocco tra le località di el Arish e Sheikh Zuweid, con lanci di granate, razzi, mortai, autobombe e assalti kamikaze. In seguito hanno trionfalmente marciato per le strade di Sheikh Zuweid, di fronte ai cittadini terrorizzati. E mentre “i leoni del Califfato” rivendicavano su Twitter gli attacchi contro l’esercito “apostata”, le truppe innalzavano nel nuovo territorio la loro nera bandiera.

La risposta egiziana non si è fatta attendere:  i militari hanno iniziato a farsi sentire con F16 ed elicotteri Apache. Il premier Ibrahim Mahlab ha dichiarato che l’Egitto è in “stato di guerra” e che il governo ha approvato un nuovo pacchetto di misure antiterrorismo. Le avvisaglie di tale tensione erano percepibili già nelle ore precedenti l’attacco, quando Israele aveva rafforzato le misure di sicurezza lungo la frontiera con l’Egitto, chiudendo alcuni valichi. “l’ISIS è vicino al nostro confine”, ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Un clima sempre più violento

Che la situazione fosse incandescente e con riflessi su tutta l’area mediorientale era evidente da tempo, ma quanto avvenuto in Egitto fa comprendere la gravità della situazione: l’allerta per la sicurezza nel Paese è ai massimi livelli, soprattutto nelle aree più sensibili comprese tra il Canale di Suez e Il Cairo.

In un blitz delle forze dell’ordine, nove presunti terroristi, appartenenti ai Fratelli Musulmani, “sono stati uccisi nel distretto del 6 Ottobre”, sempre nella capitale. Senza considerare che nei giorni precedenti,in pieno Ramadan, in un attentato terroristico a Il Cairo era rimasto ucciso il procuratore generale Hisham Barakat, subito dopo che tre persone avevano perso la vita dopo che una bomba era esplosa non lontano da un posto di polizia.

Anche prima dell’attentato della settimana scorsa, considerate le numerose relazioni che il governo italiano intrattiene con lo Stato egiziano di carattere economico e non solo, anche la Farnesina ha espresso  vicinanza al Paese: “l’Egitto è un pilastro di stabilità nella regione e l’escalation della minaccia terroristica non riuscirà a piegare la determinazione del popolo e del governo”.

L’offensiva governativa

L’esercito egiziano non è stato a guardare: si contano infatti 13 terroristi arrestati e 2 uccisi nell’ultima offensiva condotta nel centro del Sinai contro le basi dei gruppi jihadisti. Il giornale egiziano “al Ahram”  riporta infatti che numerose  operazioni si sono svolte nel resto del Paese e che le forze di sicurezza egiziane hanno sgominato 3 cellule nelle provincie di Daqhaliya, di al Fayoum e di Banu Sayuf.

La zona dove si è concentrata maggiormente l’azione delle forze di sicurezza è stata però quella di Khazira, nel centro del Sinai, nell’ambito di un piano volto a distruggere le cellule jihadiste e impedire la loro infiltrazione dal nord del Sinai al sud, dove si trovano i resort turistici, temendo il ripetersi di quello che ormai è passato alla storia come la “strage di Sousse”, in Tunisia.

L' Autore - Riccardo Molinari

Laureato in Scienze Strategiche presso la Scuola di Applicazione e Istituto di Studi militari di Torino, sono particolarmente interessato al campo delle scienze della difesa e della sicurezza. Attualmente mi sto laureando in scienze internazionali con profilo medio oriente e cina senza mai perdere di vista l'Europa. Infatti sto elaborando la tesi magistrale sulla PSDC.

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One comment

  1. Massimo Cagnoni

    Caro Riccardo,quello che sta’ accadendo e’ molto sconcertante e in cuor mio,temo che questo sia solo l’inizio e che presto arriveranno i problemi anche qui da noi; non so se riusciremo a contenerli e respingerli,ma dalle loro minacce siamo tutti in pericolo e proprio non vedo come potremo evitare il peggio. Un cordiale saluto

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