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Photo © Karl-Ludwig Poggemann, 2014, www.flickr.com

Siria: da guerra civile a conflitto regionale

Nelle ultime settimane si sono susseguiti eventi fondamentali, che hanno nuovamente modificato il già complesso panorama della guerra in Siria. Ciò che sta succedendo rende obsoleto anche solo il concetto di “guerra civile siriana”, rendendo quindi doveroso ricorrere ad un più generale concetto di conflitto etnico regionale. L’elemento più importante, da analizzare a fondo, è la cosiddetta “svolta turca”.

Erdogan, infatti, inaspettatamente e dopo essersi opposto ripetutamente, ha deciso di permettere il passaggio dei curdi iraqeni attraverso il territorio turco per andare ad ingrossare le fila dei curdi siriani che da oltre 40 giorni sono assediati dai miliziani del Califfato, nella città di Kobane. Quest’ultima è una cittadella nel nord della Siria, al confine con la Turchia. Uno degli ultimi baluardi del confine turco. Il Califfato controlla già almeno 2 importanti valichi di frontiera, cioè Jarablus e Tall Abyad, e la vittoria nella battaglia di Kobane gli permetterebbe di estendere il proprio controllo territoriale su buona parte del confine turco.

Negli ultimi giorni lunghi convogli di mezzi militari hanno lasciato il Kurdistan iraqeno per dirigersi proprio verso Kobane, con l’obiettivo di ricongiungersi con i curdi siriani e turchi, che stanno già disperatamente tentando di non perdere il controllo totale della città. La reticenza di Erdogan deriva da un fatto molto semplice: il timore di riunire sotto un’unica bandiera le 3 nazioni curde, cioè siriani, turchi e iraqeni, alimentando così speranze – ed entro certi limiti la possibilità – di riunirsi un giorno sotto un unico Stato del Kurdistan, a cavallo tra Iraq, Siria e Turchia. Situazione che sarebbe assolutamente inaccettabile per il Presidente Erdogan e che provocherebbe una violenta reazione della società turca, aprendo quindi un vaso di pandora pericolosissimo, che comprometterebbe ulteriormente un’area già profondamente instabile.

D’altra parte, a meno di un intervento diretto delle forze armate turche – fino ad ora escluso – per evitare un’altra vittoria del Califfato è necessario che qualcuno ne fronteggi le milizie direttamente, e l’unica opzione sono proprio i curdi. È vero che da alcune settimane la coalizione internazionale capeggiata dagli USA sta portando avanti attacchi aerei strategici contro le roccaforti del Califfato. Tuttavia, nonostante tali incursioni contribuiscano ad indebolire il Califfato e soprattutto la sua leadership, la capacità di adattamento delle sue milizie si sta dimostrando molto più alta di quanto si pensasse. Nasce quindi la necessità di cooperare con i curdi al fine di affrontare i miliziani al nord della Siria, dove le forze armate di Bashar Al-Assad hanno una capacità operativa limitata.

La complessità, tuttavia, è dovuta anche ad altri elementi. Alcuni generali curdi infatti – tra cui Redor Kalili – hanno diffuso dubbi sulla reale posizione turca. Secondo Kalili, Erdogan sta in realtà cercando di indebolire entrambe le fazioni contemporaneamente: i curdi e il Califfato. I primi permettendo l’attraversamento del confine turco ai migliaia di combattenti stranieri che si uniscono alle milizie jihadiste e che combattono al momento contro i curdi stessi. Il secondo cooperando con alla coalizione guidata dagli USA. Così facendo, la Turchia da un lato non dovrebbe preoccuparsi della questione curda una volta finita la guerra, e dall’altro potrebbe comunque fregiarsi di aver avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il Califfato di Al-Baghdadi.

È da questo complesso quadro che deriva l’affermazione iniziale: non è corretto parlare di guerra civile siriana. Gli attori oramai coinvolti sono così tanti – sunniti, sciiti, curdi, iraqeni, siriani, turchi – e così variegati al proprio interno che le caratteristiche di quello che è nato come uno scontro tra “ribelli” e governo di Assad sono irrimediabilmente cambiate. Si può ormai parlare di scontro interregionale dove a rotture etnico-religiose si affiancano interessi economici e soprattutto politici.

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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