giovedì , 16 agosto 2018
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Terrorismo e Unione Europea: un test di autonomia decisionale

Durante l’ultimo Consiglio Affari Esteri (CAE) dell’Unione Europea è stata presa una decisione molto importante: si è infatti deciso, all’unanimità, che l’ala militare del gruppo libanese Hezbollah entrerà a far parte della lista che riunisce tutte le organizzazioni o persone che l’Unione Europea considera “terroriste”.

Tale lista, altrimenti detta blacklist, è una delle tante conseguenze degli attentati dell’11 settembre. Infatti, uno dei risultati della riunione straordinaria del Consiglio Europeo del 21 settembre 2001 fu quello d’inserire la lotta al terrorismo tra le priorità strategiche dell’Unione Europea, portando ad alcune conseguenze poco conosciute. Tra queste, figura l’adozione della Posizione Comune numero 931 del 27 dicembre 2001 da parte del Consiglio Europeo, che prevedeva specifici strumenti per combattere il terrorismo. Tra questi vi era anche la lista europea delle organizzazioni terroristiche. Quest’ultima è aggiornata almeno ogni 6 mesi, e contrariamente all’opinione comune, non è assolutamente coincidente con quella di altre grandi potenze come gli USA, la Cina, la Russia o l’India.

Più specificatamente, ogni Paese inserisce quelle organizzazioni che potrebbero minacciare l’integrità del proprio territorio, ma non tutte quelle che potrebbero minacciare un proprio alleato. Per esempio, l’UE ha inserito fin da subito il movimento basco ETA, che per tanti anni ha organizzato attentati in Spagna per l’indipendenza dei Paesi Baschi. Tuttavia, non hanno fatto lo stesso gli Stati Uniti o la Cina. Gli esempi sono davvero moltissimi, e tutti mostrano come non ci sia accordo internazionale, nonostante le numerose iniziative dell’ONU a riguardo, su cosa sia, o su chi possa essere definito “terrorista”.

Riguardo il caso affrontato dall’ultimo CAE, gli Stati Uniti hanno inserito Hezbollah nella propria lista già nel 1997 e insistono con l’UE affinchè faccia lo stesso ormai da molto tempo. Con la decisione del Consiglio Affari Esteri, i Ministri europei hanno assunto una posizione abbastanza diplomatica ed equilibrata. Infatti, non è stato inserito nella lista europea Hezbollah in quanto tale, ma solo la sua ala militare. Così facendo, come ha specificato l’Alto Rappresentante Catherine Ashton, l’UE cerca di salvaguardare i rapporti con il potente partito libanese, che gioca un ruolo chiave nello scacchiere mediorientale. Sì, perché prima di giudicare l’operato di Hezbollah con gli occhi e le orecchie di un occidentale, dovremmo ricordare che il suddetto partito/milizia, guidato da Hassan Nasrallah, dalle elezioni del 2011 detiene 12 seggi su 128 all’Assemblea Nazionale libanese. Inoltre, oltre a tale legittimità politica che non può essere giudicata in modo troppo sbrigativo, Hezbollah controlla, attraverso le proprie milizie, interi quartieri e piccole cittadine del Libano. Così facendo, il “Partito di Dio” è sostanzialmente uno Stato dentro lo Stato, complicando ancora di più la definizione del ruolo e della natura di questa organizzazione politica.

Perciò, proprio a causa di queste ragioni, l’UE ha adottato una strategia abbastanza intelligente a riguardo e, forse, ha assunto la migliore decisione che poteva essere presa su questo tema scottante. Politicamente parlando, la decisione del CAE ha un doppio importante significato: da una parte sottolinea una prima timida autonomia dagli Stati Uniti e dall’altra ribadisce a gran voce che non c’è spazio per le organizzazioni che utilizzano metodi terroristici in Europa o fuori da essa.

Invece, per quanto riguarda le concrete conseguenze, esse non sono così facilmente identificabili. Infatti, se l’inserimento di un’organizzazione o di un individuo nella suddetta lista porta normalmente notevoli conseguenze, soprattutto economiche, come per esempio il congelamento dei conti correnti europei o una stretta sui canali di accesso al finanziamento di queste organizzazioni, in questo caso i fatti sono leggermente più complessi. Inserendo solo l’ala militare nella lista sarà necessario avere uno stretto controllo su eventuali aiuti umanitari inviati dall’UE al partito libanese ed evitare quindi che questi confluiscano proprio nelle casse dell’ala militare. E’ proprio tale debolezza della decisione dell’UE che ha causato la reazione del Ministro della giustizia israeliano Tzipi Livni. Quest’ultima ha dichiarato che l’indecisione europea è dovuta al fatto che Hezbollah, grazie alla conquista di alcuni seggi parlamentari, può sembrare anche un partito politico, ma è solo un illusione. Il Ministro israeliano, infatti, sottolinea che anche altre organizzazioni godono di legittimità politica, per esempio Hamas a Gaza, ma questo non significa che improvvisamente siano divenuti partiti politici moderati e aperti al dialogo. Secondo la Livni, è solo una doppia strategia molto pericolosa, e Hezbollah altro non è che una milizia indipendente, “pesantemente armata dalla Siria e dall’Iran”.

Parole assolutamente comprensibili da parte di un Ministro ed ex agente segreto israeliano, ma è necessario che l’UE non si faccia troppo influenzare e prosegua in modo indipendente nello stabilire chi e perché possa essere definito terrorista. Solo così, infatti, una politica estera autonoma sarà possibile.

In foto: il simbolo di Hezbollah (© Wikimedia Commons)

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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2 comments

  1. Gianluca Farsetti

    Gentile Stefano,

    mi scuso prima di tutto per il ritardo, ma non ho ricevuto la notifica via email del suo commento. C’è stato evidentemente un piccolo problema tecnico.
    Ad ogni modo, le rispondo per punti:
    1) la decisione dell’UE è più una decisione simbolica che mossa da effettive necessità materiali. Ovviamente, lei ha ragione nel dire che Hezbollah non minaccia l’integrità territoriale dell’UE, ma inserendo l’ala militare di Hezbollah nella lista nera, l’UE lancia un doppio messaggio a tutte le organizzazioni politiche del mondo: “se volete contrattare con noi, indipendentemente dalle pressioni di altre potenze occidentali, noi siamo qui. Tutto ciò con una grande condizione: no all’utilizzo di metodi terroristici”.

    2) sicuramente la pressione americana e israeliana c’è stata, ma evidentemente non ha portato i risultati sperati. Opinione comune vuole una politica estera europea profondamente divisa e debole (e in parte è vero), e quindi pronta “sull’attenti” alle necessità di ben più grandi potenze militari. In questo caso, però, l’UE ha dimostrato una certa autonomia considerando importante la collaborazione con il partito politico di Hezbollah. Avessimo seguito la visione israeliana, l’UE avrebbe dovuto “bandire” tutto Hezbollah (vedi l’articolo di Tzipi Livni, Min. Giustizia israeliana : http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2013/jul/22/eu-hezbollah-israel ).

    3) Per quanto riguarda le esportazioni di armi, credo che proseguiranno senza grossi problemi. L’obiettivo è quello di evitare che tali armi vengano poi usati per attentati terroristici, rispettando così il diritto internazionale, e non quello di bloccare ingenti esportazioni di armamenti verso determinati stati del medio oriente.

    Spero di aver risposto ai tuoi dubbi, grazie per il tuo commento.

    Gianluca

  2. Salve,
    articolo interessante, ma vorrei capire come l’ala militare di hezbollah possa risultare pericolosa per l’integrità del territorio europeo? Non c’è motivo.
    Non pensa che questa decisione, invece, sia dettata dalle forte pressioni di Stati Uniti e Israele in primis?
    Oltretutto alcuni attentati che gli si addebitano, come quello avvenuto nel 1983 ai danni di una caserma occupata da americani e francesi, sono solo accuse e niente più.
    Infine crede che l’industria di armi “made in europe” fermerà le sue laute esportazioni in Libano?

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