martedì , 20 febbraio 2018
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Tutti per uno, ma non uno per tutti: l’Ue e i negoziati sul nucleare iraniano

Alla luce dell’inasprirsi della crisi nordcoreana, l’infruttuosa chiusura del nuovo round di negoziati fra il gruppo P5+1 (gruppo di contatto composto dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania) ed Iran sul nucleare iraniano, tenutosi dal 4 al 6 aprile ad Almaty, Kazakhstan, non deve essere percepita né come una possibile escalation della crisi, né come un futuro irrigidimento delle posizioni degli attori coinvolti nei negoziati. Per quanto anche l’Iran, come la Corea del Nord, sia stato oggetto negli ultimi dieci anni di sanzioni da parte del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Uniti, alcune delle quali promosse e applicate unilateralmente da Stati Uniti e Unione Europea,esso rimane tuttora membro del Trattato di Non-Proliferazione e, come più volte ribadito dalla Suprema Guida Ayatollah Khamenei, fortemente contrario, per motivi in contrasto con l’Islam sciita, alla realizzazione di un ordigno nucleare. E’ pur vero che l’Iran è incorso più volte in violazioni delle tempistiche riguardanti le notificazioni per la costruzione di nuovi impianti nucleari, ma fino ad ora nessuna prova concreta sulla volontà e sulla capacità della Repubblica Islamica di costruire un ordigno nucleare è stata effettivamente trovata.

Il negoziato tenutosi il 4 aprile rappresenta il secondo tentativo dall’inizio del 2013 volto a superare lo stallo. Sebbene alcune piccole modifiche siano state apportate alle proposte presentate nel precedente round di negoziati tenutosi ad Astana il 26 febbraio, i nodi su cui verte la questione rimangono pressappoco invariati. Per la Repubblica Islamica continua ad essere fondamentale, affinché una soluzione condivisa possa essere raggiunta, che le sanzioni imposte negli ultimi dieci anni, soprattutto quelle unilaterali applicate nel 2012 da Stati Uniti e UE sul settore energetico e bancario iraniano, siano rimosse. Di controparte, gli Stati Uniti in particolare continuano a ritenere non auspicabile una fruttuosa negoziazione senza che prima l’Iran interrompa l’arricchimento dell’uranio al 20%. Il nuovo pacchetto di proposte discusso durante il meeting e presentato alla delegazione iraniana da Catherine Asthon, Alto Rappresentante dell’UE per la Politica Estera e di Sicurezza Comune e capo delegazione dei P5+1, sembrerebbe avvalorare, seguendo il trend del precedente negoziato, la ricerca di una soluzione di compromesso: in cambio delle rimozione-sospensione di alcune sanzioni l’Iran dovrebbe arrestare l’arricchimento dell’uranio al 20%. Nonostante gli specifici termini della proposta non siano stati resi noti, sembrerebbe che la suddetta non abbia soddisfatto pienamente le aspettative iraniane, riguardando solo una modesta riduzione di alcune sanzioni. Allo stesso modo, anche la proposta iraniana presentata dal capo delegazione Saeed Jalili nella giornata di venerdì, ha riscontrato non pochi dubbi presso le delegazioni occidentali le quali, a detta dello stesso Jalili, hanno chiesto più tempo per poterne analizzare i contenuti. Per quanto il negoziato si sia dimostrato inconcludente, e come affermato da Catherine Asthon, abbia sottolineato la “distanza” di vedute fra le parti, entrambe hanno voluto precisare, nonostante non abbiano fissato un nuovo incontro, che la rapida chiusura del meeting non rappresenta una rottura dei negoziati, ma solo una temporanea sospensione.

E’ assolutamente innegabile che la delicatezza della controversia renda i negoziati lunghi e complessi, aumentandone il numero delle parti direttamente coinvolte e includendovi un ampio numero di questioni secondarie. E’ ugualmente innegabile che la lunga serie di passi indietro e passi in avanti susseguitasi negli ultimi dieci anni sia dettata dal fatto che la questione in sé sia fortemente influenzata e contemporaneamente influenzi la situazione politica internazione. Ma, nonostante queste difficoltà, una maggiore chiarezza d’intenti e di posizioni, soprattutto in vista dei cambiamenti politici che le nuove elezioni iraniane previste per giugno 2013 potrebbero portare, sarebbe auspicabile, accrescendo la fiducia reciproca e le possibilità di una soluzione condivisa. Inoltre, per quanto l’Iran abbia più volte ribadito la volontà di non perseguire la strada di un negoziato bilaterale con gli Stati Uniti, la riduzione del numero delle parti coinvolte nelle processo di bargaining, permetterebbe un’ottimizzazione delle risorse e un più equo bilanciamento fra le delegazioni. Proprio in quest’ottica un primo passo potrebbe essere fatto dai membri dell’UE seduti al tavolo delle negoziazioni. Infatti, almeno a prima vista, sembrerebbe quantomeno cacofonico e contraddittorio il fatto che il negoziato continui ad essere guidato da Catherine Asthon come rappresentante dell’UE e che allo stesso tempo Francia, Regno Unito e Germania abbiano delegazioni distinte e separate.

L' Autore - Giuseppe Lettieri

Responsabile Sicurezza internazionale - Studente presso la Scuola Sant'Anna di Pisa iscritto al Master Human Rights and Conflict Management; laureato in Scienze Internazionali - Global Studies presso l'Università di Torino con una tesi sulle dottrine militari della controinsorgenza. Da sempre appassionato di questi inerenti sicurezza e difesa, il settore militare e la politica internazionale, mi occupo nello specifico di counterinsurgency e counterterrorism operations con riferimento all'area geografica mediorientale e del sud-est asiatico. Per Europae scrivo di Common Security e Defence Policy e European External Action Service.

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2 comments

  1. Giuseppe Lettieri

    Certo, concordo con te per quanto riguarda l’uso di due pesi e due misure sulle questioni riguardanti il nucleare iraniano, ma la situazione di Iran e gli altri stati è completamente diversa. L’Iran è firmatario del TNP e come tale soggetto ad una serie di protocolli e procedure da eseguire (cosa che nn vale per esempio per Pakistan, Israele, Corea del Nord ed India in quanto non firmatari). Nel corso degli ultimi anni l’Iran ha infranto almeno due volte (2002 e 2012 se non erro) alcune di queste procedure e come tale è stato (giustamente a mio parere) sanzionato (anche se sull’entità e sul grado ci sarebbe molto da discutere).
    Per quanto riguarda il secondo punto, ciò in merito al livello di sviluppo del suo programma nucleare, per quando alcune voci siano solo aliatorie ci sono alcune evidenze che non possono essere sottovalutate:
    – ha un potenziale di arricchimento superiore al 20% e scorte di yellowcake di quest’ultimo.
    – la curva di arricchimento è una curva logaritmica, e come tale il salto dal 20% al 90%( grado minimo per un ordigno atomico) è abbastanza semplice, ma necessita di alte quantità di materiale (http://www.google.com/imgres?imgurl=http://www.world-nuclear.org/uploadedImages/org/info/uranium_enrichment_uses.png&imgrefurl=http://www.world-nuclear.org/info/Nuclear-Fuel-Cycle/Conversion-Enrichment-and-Fabrication/Uranium-Enrichment/&h=345&w=523&sz=29&tbnid=qBBuS9NyPykrAM:&tbnh=87&tbnw=132&zoom=1&usg=__4gz7mGyAbLpSoNU7Uoh2e_aDp9w=&docid=UrOdM43JEM5ThM&hl=en&sa=X&ei=dZFmUaSANKa24AS52IDwBQ&ved=0CEoQ9QEwAw&dur=583)
    – l’Iran è a buon punto per ciò che concerne la produzione di un vettore capace di trasportare una testata (ICBM) e per quanto riguarda l’alloggiamento della materiale atomico nel vettore( la vera e propria testa); quello su cui è ancora carente è appunto il materiale fissile da mettere alll’interno (considerabile come la terza gamba dello sgabello che regge la creazione di un ordigno funzionante).
    E’ una questione molto difficile da affrontare. Un Iran nucleare significherebbe un completo stravolgimento dell’assetto regionale, magari perchè no, anche in positivo, ma sicuramente per ora, tutt’altro che pacifico.
    Spero di avere risposto e grazie del commento e di aver letto l’articolo!

  2. Articolo interessante,

    ma a mio personale parere potrebbe essere interessante porsi dal punto di vista del governo iraniano, il quale nota quotidianamente l’uso di 2 pesi e 2 misure tra il proprio programma nucleare(ancora secondo molti analisti fortemente indietro e colpito dalle sanzioni economiche) e quello di altri Stati, che notoriamente hanno sviluppato testate nucleari ma non devono affrontare questo tipo di confronti diplomatici.

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