mercoledì , 15 agosto 2018
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Ucraina, escalation di tensione sul fronte orientale

I segnali sono tanti. E sfortunatamente univoci. Parlano di una situazione che, come hanno ben descritto il Presidente russo Vladimir Putin e la Cancelleria Angela Merkel, a margine della finale dei Mondiali di calcio del 13 luglio, va peggiorando di giorno in giorno. Segnali numerosi e per nulla incoraggianti. Tra i tanti, Mosca ha ripreso le esercitazioni aeronavali sul Mar Nero. Il solo termine “esercitazione” fa venire i brividi, eppure il Presidente Putin, in Brasile, ha ribadito il proprio impegno per la ricerca di una soluzione negoziata tra le parti, tra forze governative e filorussi.

Il leader russo e il suo omologo tedesco hanno, inoltre, fatto riferimento alla necessità di rilanciare il lavoro del gruppo di contatto per l’Ucraina, così da porre le basi per nuove trattative volte a far cessare le violenze nell’est del Paese, nella regione del Donbass. Putin aveva d’altronde insistito più volte, negli scorsi giorni, sul coinvolgimento dell’OSCE nel processo di pacificazione. Il Presidente ucraino Petro Poroshenko, che avrebbe dovuto recarsi anch’egli alla finale in Brasile, è rimasto invece in Ucraina, a causa dell’inasprirsi delle tensioni tra i due fronti. Eppure, se i fatti sembrano parlare chiaro, le notizie che giungono dai confini orientali dell’Ucraina non sono assolutamente definite, spesso, anzi, si rivelano ben poco affidabili.

L’operazione anti-terrorismo, avviata a metà aprile dal nuovo governo ucraino, è stata rilanciata nelle ultime settimane con un vigore e un’efficacia dirompenti. Le forze governative stanno avanzando verso est, mentre Kiev accusa il governo russo di muovere truppe al confine e di aiutare attivamente i ribelli filorussi. Un aereo ucraino è stato abbattuto domenica da un missile, la cui provenienza, sostiene il governo ucraino, non può che essere russa. D’altronde, però, è la piccola città russa di Donetsk nella regione di Rostov (da non confondere con la Donetsk in territorio ucraino) a essere stata presa di mira, sempre domenica, da colpi di artiglieria provenienti dal territorio ucraino, colpi che avrebbero provocato un morto e due feriti.

Se Putin ha parlato di “conseguenze irreversibili” in risposta al presunto attacco ucraino, il portavoce del Presidente si è affrettato a smentire la possibilità che la Russia risponda ai colpi di artiglieria con bombardamenti mirati in territorio ucraino, voci presto diffuse da alcuni giornali russi, tra cui il Kommersant. Alcune testate riferiscono, inoltre, che l’intento dell’attacco ucraino sarebbe stato quello di colpire direttamente ed espressamente quanti più numerosi civili russi mentre, sempre secondo la stampa russa, Kiev avrebbe imputato la responsabilità dell’attacco alla autoproclamatasi Repubblica di Donetsk, desiderosa di provocare un nuovo e più diretto coinvolgimento russo.

Proprio in ragione dell’attacco subito sul proprio territorio, il Presidente Putin ha invitato gli attaché militari di diverse rappresentanze diplomatiche presenti a Mosca, tra qui quelle di Stati Uniti, Germania, Belgio, Cina e della stessa Ucraina, a condurre ispezioni nell’area colpita dall’attacco ucraino, ricevendo risposte positive da alcune rappresentanze. Le armi rimangono un elemento dirimente nel conflitto in corso, sia sul fronte filorusso (rispetto al quale permangono ipotesi di un coinvolgimento diretto di Mosca) sia sul fronte governativo. Se sono state infatti smentite da parte del Ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin le ipotesi di un aiuto americano nelle modalità di gestione delle operazioni militari, la NATO ha di fatto definito, durante l’ultimo incontro dei Ministri degli Esteri svoltosi il 24-25 giugno, un pacchetto di aiuti economici volti al rafforzamento delle capacità militari del governo ucraino. Rimane, invece, sospeso il dialogo all’interno del NATO-Russia Council.

Dietro quest’ennesimo risiko, facile da descrivere con tante parole e immagini, si nascondono tuttavia tragedie umane che tanto le parole quanto le immagini non sempre sono in grado di raccontare. Mentre le forze governative riconquistano l’est, giungendo all’aeroporto di Luhansk, il numero dei morti cresce. Forse più di 400 negli ultimi giorni, prevalentemente tra i ribelli, ma anche tra i governativi e, soprattutto, tra i civili. E poi ci sono i rifugiati. Allarmanti i dati che provengono dall’UNHCR: a migliaia passano il confine orientale in attesa che, al di là delle efficaci e ammirevoli dichiarazioni di intenti provenienti da entrambi i fronti, possa ritornare, infine, la quiete.

In foto, blindati delle forze governative ucraine impegnate nell’operazione anti-terrorismo nei pressi di Slovyansk (© Sasha Maksimenko – Flickr 2014)

L' Autore - Livia Satullo

Responsabile UE-Russia - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche (“R.Ruffilli” di Forlì), ho da sempre nutrito una tripla passione per il giornalismo, l’Unione Europea e la diplomazia. Ex stagista preso la Rappresentanza Italiana all’UE e giornalista pubblicista dal 2011, ho fatto diverse esperienze all’estero tra cui un semestre di studio a Mosca che mi ha suscitato un’incredibile curiosità per la cultura e la lingua russa. Preparo il concorso diplomatico e nel tempo libro faccio atletica e scrivo racconti.

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