giovedì , 16 agosto 2018
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Ucraina, tornano le paure su Černobyl’ ?

Una canzone di qualche anno fa si domandava: cosa resterà di questi anni ’80? Se i capelli cotonati e acconciature di dubbio gusto sembrano averci abbandonato, un pesante ricordo è rimasto e continua ad essere attuale: Černobyl’.

Questo nome è scolpito nella memoria collettiva come una delle maggiori tragedie causate dal genere umano. Il perché è facile comprenderlo: il 26 aprile 1986 alle 1:23 il reattore numero 4 della centrale nucleare situata in questa cittadina esplose. Si trattò di una liberazione di vapore surriscaldato ad altissima pressione che sparò letteralmente in aria il pesante disco di copertura – oltre 1000 tonnellate – che chiudeva il cilindro ermetico contenente il nocciolo del reattore. All’esplosione del contenitore seguì il violento incendio della grafite contenuta nel nocciolo, incendio che in alcune ore disperse nell’atmosfera un’enorme quantità di isotopi radioattivi, i prodotti di reazione fissili contenuti all’interno. Fu il primo incidente nucleare ad essere stato classificato come livello 7, il massimo livello della scala INES degli incidenti nucleari; il secondo caso ad essere classificato come livello 7 è quello occorso nella centrale nucleare di Fukushima in Giappone dell’11 marzo 2011.

Ma cosa resta oggi di questo disastro? Nei giorni immediatamente successivi e poi negli anni successivi all’esplosione, un esercito di quelli che vennero definiti i “liquidatori” cercarono faticosamente e con costi umani molto alti di mettere in sicurezza la centrale. Una volta spento il vasto incendio, l’unica soluzione plausibile, considerando il tipo di incidente, era quella di ricoprire il materiale radioattivo, ormai rimasto esposto senza alcun controllo, con un sarcofago di cemento. Questo scudo venne terminato nel 1986, ma si trattava di una soluzione di emergenza da sostituire nel tempo.

Nel 2010 iniziarono i lavori per un secondo sarcofago, chiamato New Safe Confinement (NSC or New Shelter), che avrebbe dovuto garantire una copertura efficiente per altri 100 anni. Questi lavori si sono però bruscamente interrotti in seguito all’aggravarsi della crisi ucraina. Il progetto è infatti sotto la responsabilità della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS o, nell’acronimo inglese, EBRD) che in seguito alle recenti sanzioni economiche imposte alla Federazione Russa ha visto svanire quei 15 milioni di euro promessi per la costruzione dell’NSC proprio dai russi.

Non bisogna poi dimenticare che il 97% del materiale radioattivo si trova ancora sepolto. Sebbene si possa sperare che per una logica della distruzione mutua assicurata (traduzione letterale dall’inglese Mutual assured destruction o MAD) un attacco di stampo terroristico sia da considerare poco probabile, il recente disastro del volo MH17 abbattuto in Ucraina non può di certo lasciare tranquilli rispetto alla possibilità di errori o incidenti frequenti in situazione di forte instabilità. E non è solo Černobyl’ a preoccupare: sono diverse le centrali nucleari presenti sul suolo ucraino che potrebbero divenire scudi o pericolosi “danni collaterali”.

Ripensando agli anni ’80, a cosa è restato, ciò che rimane è solo una profonda amarezza nel vedere ritornare una latente guerra fredda che proprio nei giorni della crisi di Černobyl’ generò colpevoli ritardi. Ma soprattutto è nel vedere dimenticato e forse sprecato il sacrificio di chi pur appartenendo all’Unione Sovietica salvò l’Europa.

In foto, il reattore numero 4 di Černobyl’ nei giorni successivi l’inizio della costruzione del New Safe Confinement (© Matt Shalvatis – Flickr 2012)

L' Autore - Daniele Di Cara

Viaggiatore incallito e curioso mi piace vivere il mondo e raccontarlo. Ho esperienze nel settore della cooperazione europea in campo giovanile. In passato ho servito in Ecuador come United Nations Volunteer per l'UNDP e in Bulgaria all'interno del programma europeo SVE. Mi sto specializzando nelle relazioni internazionali dell'Asia orientale.

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