lunedì , 19 febbraio 2018
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© K. Aksoy - Flickr 2014

Ucraina: violata la tregua, continuano gli scontri a Donetsk

Nei primi tre mesi del 2015 la crisi ucraina è rimasta un costante punto all’ordine del giorno del Consiglio dell’UE, in special modo in merito alla profonda crisi economica che il Paese sta attraversando a causa della spaccatura con Mosca. Tuttavia, se sul piano economico l’Ucraina naviga in acque burrascose, la situazione sul campo non ha visto significativi miglioramenti. Nonostante gli accordi di Minsk avrebbero dovuto garantire la cessazione delle ostilità tra le truppe lealiste ucraine e gli irredentisti di Lugansk e Donetsk, il cessate il fuoco non è mai stato effettivamente implementato e gli scontri tra le due fazioni continuano di fatto su base quotidiana, a discapito soprattutto della popolazione civile, coinvolta suo malgrado in strategie politiche di ben più ampia portata rispetto alle mere considerazioni indipendentiste, peraltro malamente giustificate dal principio di autodeterminazione dei popoli.

Una tregua traballante

Dall’inizio dell’anno, con un provvedimento che prevede il richiamo dei riservisti in tre diverse ondate, l’Ucraina ha richiamato alle armi circa 50.000 uomini, azione di fronte alla quale Putin ha firmato un decreto per la mobilitazione all’addestramento dei riservisti delle forze armate di Mosca per un periodo di due mesi. Nel frattempo le truppe della Novorossya, indicazione geografica rispolverata proprio dagli indipendentisti, hanno optato per una strategia offensiva che consolidi la loro posizione. Secondo il Centro Studi Internazionali, l’azione si starebbe sviluppando lungo tre direttrici: a sud verso la città di Mariupol, a ovest in linea con  l’aeroporto Prokofiev di Donetsk e a nord-ovest verso la cittadina di Shchastya, allo scopo di alleggerire la pressione sui quartier generali di Lugansk e Donetsk e, presumibilmente, creare un corridoio che colleghi la Crimea alla Russia.

Gli stessi osservatori dispiegati in seno alla Special Monitoring Mission dell’OSCE, la missione di monitoraggio internazionale, hanno rilevato la consistente e perdurante violazione dei termini del cessate il fuoco da parte di entrambe le forze in conflitto. La SMM è peraltro costantemente soggetta a forti restrizioni nello svolgimento dei propri compiti, principalmente per garantire la sicurezza del personale, sia perchè ostacolata, rallentata e talvolta bloccata dalle forze armate ucraine e dalle truppe secessioniste. A detta degli operatori OSCE, gli scontri si stanno attualmente concentrando sul fronte di Donetsk, dove le violazioni della tregua sono in crescente aumento, con l’utilizzo di mortai, carri e fuoco d’artiglieria.

Aeroporto di Donetsk, epicentro degli scontri

I combattimenti si stanno concentrando in particolar modo intorno all’aeroporto internazionale Sergej Prokofiev di Donetsk, oggetto di contesa tra le due parti in conflitto sin dall’inizio delle ostilità. L’aeroporto era stato attaccato dalle forze filorusse durante la prima battaglia dell’aeroporto di Donetsk, consumatasi tra il 26 e il 27 maggio 2014, seguita da una seconda offensiva tra settembre e dicembre 2014, fino a che lo scorso gennaio i miliziani del Donbass non hanno definitivamente occupato le strutture aeroportuali, vincendo le ultime resistenze poste dai circa 350 elementi delle truppe ucraine rimasti asserragliati nel Prokofiev con scarsi rifornimenti.

L’importanza dell’aeroporto non risiede tanto nella sua effettiva operatività, peraltro impossbilitata dai danni causati dagli scontri, quanto dalla sua posizione strategica, che permette il controllo delle arterie stradali intorno alla città, e al suo ruolo simbolico nel conflitto, dal momento che i militari ucraini posti a difesa delle strutture erano diventati simbolo della forza e della determinazione delle truppe di Kiev, tanto da essere definiti “cyborg” per la loro capacità di resistenza al fuoco nemico.

La SMM ha inoltre rilevato che, in violazione dei termini del cessate il fuoco, diverse unità di artiglieria appartenenti a entrambi gli schieramenti, tra cui carri armati, veicoli corazzati e unità anticarro, sono ancora attive nelle aree intorno a Donetsk e Mariupol, zone da cui sia le truppe ucraine che filo-russe avevano invece confermato la smobilitazione di armamenti pesanti. A soffrire maggiormente della situazione sono naturalmente i pochi civili rimasti nelle aeree afflitte dagli scontri, principalmente anziani impossibilitati a spostarsi. Diverse aree urbane sono prive di acqua corrente e di elettricità, mentre il solo Trauma Center dell’ospedale di Donetsk conta 1.883 ricoveri ambulatoriali e 663 ospedalizzazioni legati al conflitto, di cui 81 bambini.

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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One comment

  1. giovanni moretti

    Sig. Iacovizzi, le aspirazioni inidipendentiste del popolo del Donbass sono ampiamente giustificate dal precendete della secessione del Kosovo. Li si intervenne con la motivazione traballante di evitare un genocidio di Kosovari, quando poi si è scoperto che molte vittime di pulizia etnica erano di parter serba. In Ucraina a Odessa è avvenuto un vero e prorio pogrom , ignorato dall’occidente

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