martedì , 20 febbraio 2018
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UE-Stati Uniti: la strada verso la protezione dei dati personali passa per Bruxelles e Strasburgo

Nella giornata di mercoledì 15 gennaio si è tenuto nella sede del Parlamento Europeo a Strasburgo un importante incontro inter-istituzionale tra il PE e la Commissione Europea (CE). In tale circostanza la CE, nella persona del proprio Vice-Presidente, Viviane Reding, ha reso pubblici ai deputati europei i risultati raggiunti nel precedente rendez-vous tra la stessa Commissione e il Consiglio dell’Unione Europea.

La Vice-Presidente della CE ha esordito ricordando come fin da questa estate sia in corso un dibattito interno alla commissione LIBE del Parlamento, e si è detta curiosa delle conclusioni che questa commissione parlamentare trarrà in merito ai prossimi passi da fare verso la conclusione (o il rigetto) dell’accordo Safe Harbour, che dovrebbe regolare la protezione dei dati dei cittadini europei ed americani.

La Reding, poi, rivolgendosi ai deputati – ma chiaramente riferendosi agli Stati membri – ha riferito quanto sia importante che l’Europa si confronti con gli Stati Uniti con una voce unitaria. “E’ essenziale”, ha detto, “parlare con una sola voce, affinché vi sia sicurezza che il diritto alla protezione dei dati dei cittadini europei entri nel dibattito statunitense nel modo più opportuno”.

“Gli incontri della CE con le autorità degli Stati Uniti, le delegazioni del PE in visita a Washington e il lavoro compiuto dagli Stati membri nel gruppo ad hoc euro-americano sono state tutte opportunità per sottolineare i nostri rispettivi punti di vista. E siamo tutti d’accordo affinché si possa ricostruire un rapporto di fiducia reciproca nelle relazioni transatlantiche.

La Vice-Presidente ha poi continuato sostenendo che la conclusione dell’accordo Safe Harbour è quindi un passo necessario proprio per ricostruire la fiducia persa a causa del caso Datagate dopo le rivelazioni di Edward Snowden. Tuttavia, “il testo dell’accordo così come strutturato soffre di gravi carenze e la CE, come richiesto dal Parlamento, sta lavorando affinché i difetti che vanno contro la tutela dei diritti dei cittadini europei possano presto essere rimossi”. Attualmente, infatti, la mancanza di trasparenza da parte degli Stati Uniti ha un impatto negativo per le aziende europee a vantaggio di quelle americane che si troverebbero ad operare nello stesso mercato.

Inoltre, l’attuale formulazione dell’accordo, permetterebbe alle autorità di sicurezza statunitensi di accedere ai dati personali dei cittadini europei secondo una clausola che rientra in una più ampia politica di sorveglianza che prevede uno scambio di informazioni tra Stati Uniti e UE. Tuttavia, come precisa la Reding, sebbene da un lato l’accordo Safe Harbour permetta l’accesso ai dati dei cittadini europei, dall’altro le modalità tramite le quali questo viene svolto devono essere limitate dal principio di proporzionalità e necessità: “la raccolta imponente di dati, anche per quei cittadini su cui non vi siano sospetti, va ben aldilà di ciò che è proporzionato e necessario, l’ho fatto presente più di una volta ai nostri partner americani”.

L’accordo ha bisogno di essere corretto e reso chiaro e trasparente, in modo tale da essere certi che non vi sia da parte della U.S. National Security Agency una raccolta indiscriminata di dati a danno degli europei. E in tal senso il rapporto congiunto della CE e del Consiglio dell’Unione Europea individua tredici punti chiave atti ad assicurare la continuità nella protezione dei dati secondo i canoni del diritto europeo. Riassumendo, le quattro aree principali su cui gli Stati Uniti sono chiamati ad operare sono la trasparenza, la possibilità per i cittadini europei di rivolgersi ai tribunali americani qualora ci fosse un abuso da parte delle autorità statunitensi, i meccanismi effettivi per tutelarsi nei tribunali e i meccanismi per l’effettiva protezione dei dati. “Con questi elementi su cui lavorare, gli Stati Uniti hanno una vera roadmap da seguire: e presto ci incontreremo a Bruxelles per vedere i risultati prodotti”.

La strada verso la firma del Safe Harbour, come si può evincere, è ancora lunga e in questo senso i prossimi appuntamenti della commissione parlamentare LIBE e quelli tra la CE e gli Stati Uniti potranno offrirci un quadro d’insieme sui progressi compiuti.

In foto il Commissario europeo Viviane Reding (Foto: European Commission)

 

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

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