mercoledì , 21 febbraio 2018
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Un nuovo intervento francese in Africa: l’UE sta a guardare

Il 5 dicembre, il Consiglio di Sicurezza (CDS) delle Nazioni Unite ha votato all’unanimità una risoluzione (S/RES/2127) riguardante la grave crisi in corso in Repubblica Centrafricana (RCA). Quest’ultima è un Paese dell’Africa centrale che oltre a confinare con alcuni dei Paesi più colpiti da disordini e guerre tra cui il Ciad, il Sudan (di cui Europae ha discusso in passato) e la Repubblica Democratica del Congo, condivide con essi alcune caratteristiche.

Prima di tutto, la RCA, pur essendo un Paese di circa 4 milioni di persone, è una terra ricca di risorse naturali, specialmente diamanti, uranio e oro. In secondo luogo, parte del Paese, specialmente al nord, è abitato da popolazione di religione musulmana, mentre la restante maggioranza è prevalentemente cristiana. In terzo luogo, la storia della RCA è caratterizzata da un susseguirsi di colpi di Stato: l’ultimo risale a marzo 2013, quando l’attuale Presidente Michel Djodotia rovesciò il Governo di Francois Bozizè. Il nuovo Presidente Djodotia è l’ex leader di un gruppo di miliziani musulmani, che si riuniscono (o si riunivano dato che sembra si siano sciolti) sotto la sigla di “Seleka”.

Di fronte all’ennesimo colpo di Stato e al peggioramento della situazione, essendo la RCA una ex colonia francese e data la presenza di un migliaio di cittadini francesi, il governo Hollande, nel marzo 2013, pur rifiutandosi d’intervenire in modo massiccio per mancanza di autorizzazione ONU, decise di rafforzare la piccola guarnigione già presente nel Paese con l’arrivo di circa 300 uomini, per assicurare la protezione dei propri cittadini e il funzionamento dello scalo aeroportuale di Bangui, capitale della RCA.

Dopo questi ultimi eventi del marzo 2013, l’intera comunità internazionale si è sostanzialmente disinteressata di quanto stava avvenendo nella RCA. Gli unici tentativi di stabilizzazione sono stati portati avanti dalla Comunità Economica degli Stati dell’Africa Centrale (ECCAS), attraverso la missione MICOPAX, simile ad una missione di peacekeeping e guidata direttamente dall’ECCAS. Tuttavia, senza un concreto appoggio esterno, MICOPAX ha ottenuto scarsi risultati, non riuscendo ad interrompere le violenze tra i contendenti al potere.

In questo contesto, come spesso accade nelle guerre che coinvolgono i Paesi dell’Africa centrale, gli unici ad offrire una concreta assistenza alla popolazione locale sono state le Organizzazioni Non Governative (ONG) e alcune agenzie dell’ONU, rimaste sul posto anche durante i periodi più violenti. Proprio gli appelli di queste Organizzazioni, tra cui Emergency e UNICEF, le quali hanno più volte ribadito il fatto che ci fosse un rischio concreto di genocidio, hanno convinto il CDS ha votare la risoluzione dei giorni scorsi.

La risoluzione 2122, votata all’unanimità dai 15 membri del CDS, stabilisce la nascita di una missione di peacekeeping (MISCA) guidata dall’Unione Africana (UA) e autorizza altri attori internazionali a dare il proprio contributo “prendendo tutte le misure necessarie a sostenere MISCA”. La Francia, quindi, ha dato il via alla missione “Sangaris”, che sarà la terza operazione in Africa – dopo Libia e Mali – inviando immediatamente 600 uomini, che diventeranno circa 1200 nei prossimi giorni. L’auspicio delle Nazioni Unite è che MISCA e Sangaris possano in realtà diventare una missione di peacekeeping guidata dai caschi blu delle Nazioni Unite. Nel frattempo, tuttavia, i francesi e le truppe dell’UA dovranno fare i conti con una situazione molto delicata, dove ribelli e governo in carica ormai sono indistinguibili. Per di più, l’UE sembra non voglia mettersi in gioco militarmente: il Commissario europeo per lo Sviluppo Andris Piebalgs ha comunicato che l’UE fornirà 50 milioni di euro per sostenere la missione. Si tratta quindi di una partecipazione puramente finanziaria, quando in realtà l’UE ha a disposizione truppe pronte ad essere dispiegate in tempi abbastanza rapidi (i cosiddetti Battlegroups).

In conclusione, se da una parte i francesi sono decisi a mantenere sotto controllo, per quanto possibile, le proprie ex colonie, l’UE al contrario, si limita ancora a generosi contributi economici, quando sarebbe necessario – e forse più utile – avere truppe sul campo.

In foto una rassegna militare a Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana (Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Gianluca

Appassionato di politica estera e diplomazia, felice di scrivere per questa bella rivista.

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