martedì , 14 agosto 2018
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Photo © El Coleccionista de Instantes Fotografía & Video, 2012, www.flickr.com

Spagna e Marocco: lite per le acque delle Canarie

C’è di nuovo aria di crisi tra Marocco e Spagna, dopo l’iniziativa spagnola volta ad estendere la propria sovranità marittima su un tratto di territorio (e sulle sue risorse naturali) di circa 296.500 chilometri quadrati, ad ovest delle isole Canarie. Rabat non ha gradito la decisione spagnola e. dopo la richiesta inviata il 10 marzo scorso. chiede ora che la situazione venga risolta in seno alle Nazioni Unite.

L’iniziativa della Spagna

Secondo il governo marocchino, l’area di cui la Spagna vorrebbe appropriarsi rientra nelle acque del Sahara Occidentale, territorio la cui autonomia è supervisionata dal Comitato di Decolonizzazione dell’ONU. Nel 2009, dopo la prima richiesta della Spagna alle Nazioni Unite, era chiaramente emerso come l’eventuale estensione del confine marittimo fino al margine della piattaforma sarebbe stato possibile solo dopo una negoziazione bilaterale con il Sahara Occidentale. Nella domanda ufficiale del dicembre 2014, questo punto era stato sostituito dalla possibilità di negoziazione con gli Stati terzi. In seguito Madrid ha espresso la volontà di trattare con il Sahara Occidentale se e quando quest’ultimo sarà riconosciuto come Stato.

Il Sahara Occidentale è stato infatti occupato dal Marocco nel 1975, quando, dopo la “marcia verde”, vennero cacciati gli spagnoli, che occupavano la colonia dal 1884. Il Ministero degli Affari Esteri spagnolo ha risposto che la proposta di estendere il confine fino al limite della piattaforma continentale è conforme al diritto internazionale e alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1982.

L’appiglio sulla UNCLOS

Le regole in tema di piattaforma continentale sono disciplinate proprio dagli artt. 76 e ss. della Convenzione di Montego Bay. Lo Stato costiero ha il diritto esclusivo di poter sfruttare la propria zona economica esclusiva (ZEE) dalle 200 miglia nautiche e fino alle 350, qualora dimostri che l’area compresa entro le 350 miglia (piattaforma continentale) sia il naturale prolungamento del proprio territorio.

Per la Spagna l’eventuale estensione dei propri diritti esclusivi fino al limite della piattaforma continentale potrebbe costituire una grande opportunità. Considerato il recente insuccesso nel gennaio 2015 del tentativo di estrarre greggio e gas al largo delle isole Canarie, e il trasferimento della società spagnola Repsol in Croazia, è molto importante per il governo di Madrid trovare alternative, considerato che il Paese importa circa l’80% della sua energia.

Gli altri oggetti del contendere

La crisi diplomatica tra Spagna e Marocco potrebbe spingere l’ONU ad affrettarsi sul riconoscimento della soggettività giuridica del Sahara Occidentale. Dopo gli episodi di guerriglia nel 1991 con il Marocco e il relativo processo di pace in fase di stallo dal 2007, le Nazioni Unite non hanno ancora trovato una soluzione per questo territorio. Inoltre con la controversia tra Spagna e Marocco è tornata alla ribalta anche un’altra questione critica per il Comitato di Decolonizzazione dell’ONU, quella delle enclaves nord africane sotto la sovranità spagnola: Ceuta, Melilla, le isole Chafarinas, gli isolotti Vélez de la Gomera, Alhucemas e Pereji.

Ceuta e Melilla sono città autonome spagnole attualmente al centro della cronaca per il costante flusso di migranti provenienti dal Nord Africa. Mohamed VI non si è espresso di recente in merito alla questione, pur avendo dichiarato in altre occasioni di essere molto sensibile ai “territori marocchini che battono bandiera spagnola”. La sovranità spagnola, dichiarata nel 1975, non è stata riconosciuta dall’Unione Africana e dalla Lega Araba. Inoltre i territori non rientrano nel perimetro dell’Alleanza Atlantica, malgrado la Spagna vi abbia aderito nel 1986. Una problematica alquanto delicata per Madrid, che per paura di perdere i due territori confinanti con il Marocco ha allentato anche la pressione nel reclamare l’annessione dell’enclave inglese di Gibilterra.

Il Comitato di Decolonizzazione dell’ONU avrebbe competenza ad esprimersi anche sui territori d’oltre mare, come Gibilterra (e le isole Falkland-Malvinas, reclamate dall’Argentina) anche se nelle liste recenti non lo ha fatto, così come non si è espresso su Ceuta e Melilla. Tutte questioni, insieme a quella legata alle acque territoriali intorno alle Canarie, che per la diplomazia spagnola presentano un elevato livello di criticità.

L' Autore - Gaia Santori

Laureata in giurisprudenza presso l'università di Roma tre nel Maggio 2013, ho vinto una borsa di studio Erasmus per l'intero anno accademico 2010/2011 presso l'Univerità di Santiago de Compostela. Dall 'Agosto 2013 fino ad ottobre dello stesso anno ho frequentato un corso di perfezionamento dell'inglese giuridico ed economico a Boston. Le mie passioni sono il diritto internazionale,il diritto privato comparato e la geopolitica. Orgogliosa di far parte della redazione di Europae.

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One comment

  1. El concepto de que la Argentina heredó las islas de España es falsa. La ley en su momento, no podía aceptar herencia sin posesion y estipula que “sin oposición de algunos años fue necesario” antes soberanía fue aceptada. Vernet había pedido permiso a la cónsul británico en BUENOS AIRES en dos ocasiones de establecer “su” colonias y el británico protestó cuando fue nombrado gobernador militar apolítica y por el régimen BA. Jewett no tenía arreglo. El concepto del uti possidetis juris (herencia de España) es sólo al derecho internacional consuetudinario, aplicables a los que optan por utilizar. Gran Bretaña, Francia y Brasil nunca han optado por utilizar uti possidetis juris y UPJ ha “nunca” se utilizara en “cualquier” corte o tribunal “sin el consentimiento de ambas partes.

    La Corte Internacional de Justicia ha confirmo en una juicio y cuatro opiniones consultivas que ‘el derecho a la libre determinación es aplicable a todos los territorios no autónomos.” No hay excepciones. En este sentido el 20 de octubre de 2008 la Asamblea General de las Naciones Unidas rechazó una moción promovida por España y Argentina a las restricciones sobre el derecho a la libre determinación al afirmar que éste es un derecho fundamental. A la luz de la CIJ 1995 Timor Oriental, la Comisión de Derecho Internacional de las Naciones Unidas y la Comisión de Derechos Humanos de la ONU sobre la libre determinación como jus cogens derecho “convincente”.

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