giovedì , 22 febbraio 2018
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Photo @ mb.21, 2013, www.flickr.com

Turchia e Russia: torna in auge il Turkish Stream?

Migliorano i rapporti fra una Turchia e Russia. I due Paesi, uno che si identifica sempre meno con il consesso delle potenze occidentali, e l’altro che, paria della politica internazionale, cerca disperatamente di uscire dall’isolamento diplomatico pur mantenendo le sue pretese di leadership, sembrano parlare la stessa lingua. Parallelamente, la realizzazione del Turkish Stream riemerge dal magma dei progetti russi da realizzarsi in Europa, dimenticati a seguito delle crisi economiche, politiche e militari e poi delle sanzioni. Il progetto, in particolare, era stato abbandonato nel 2015 a causa delle divergenze in merito alla gestione della crisi Siriana.

Tra North, South e Turkish Stream

Il Turkish Stream attraverserebbe il territorio turco e sembrerebbe contrapporsi come soluzione non solo al South Stream, che doveva passare per il Mar Nero, ma anche al progetto North Stream II, che dovrebbe eventualmente aggiungersi al North Stream nelle acque del Mar Baltico. Le opportunità del progetto Turkish Stream sono molteplici:  un potenziale partner nell’investimento e nella gestione dei volumi di gas per la Russia, un’opportunità di guadagno economico e politico per la Turchia e margini di profitto non solo per Gazprom, leader del settore energetico russo, ma anche per i tradizionali partner stranieri tra cui, per quanto riguarda l’Italia, ENI e la controllata Saipem.

I rischi dipendono invece dalla scelta o meno di realizzarlo contemporaneamente al North Stream II. La realizzazione di entrambi i gasdotti rappresenterebbe, infatti, una perdita di guadagno per Mosca, dovuta alla caduta del prezzo del gas. Ciò implicherebbe quindi una scelta economica, ma non solo. Continuare a portare avanti diversi progetti, usandoli come strumento di politica internazionale, non è opzione sostenibile nel lungo periodo, economicamente e politicamente, e Putin dovrà scegliere definitivamente se affidarsi o meno alla Turchia, un partner politico prima che commerciale.

Energia e ambizioni

L`importanza di tale dilemma è, ormai da qualche anno, elemento centrale dell’agenda russa e internazionale. Dal 2010 i due progetti, South e Turkish stream, si alternano in un valzer che segue le triangolazioni diplomatiche fra Russia, Turchia e Paesi Occidentali. I due Paesi, infatti, seguono la politica personale e le ambizioni dei loro Capi di Stato, Putin e Erdogan, sia internamente, nel rafforzamento della propria autorità, sia internazionalmente nella ricerca di equilibrio fra politica di potenza e ricerca di legittimità.

La Russia punta a recuperare il suo ruolo di potenza globale con una serie di balzi in avanti in Est Europa e in Medio Oriente, aldilà delle sue capacità economiche e militari. la Turchia, invece, mira a diventare potenza regionale, ma tentenna incerta sul modello da seguire: democrazia occidentale o illiberale? Laicismo o religione come leva politica e di consenso?

Rapporti economici

Unico punto fisso, forse, per delineare una direttrice delle relazioni fra i due Paesi sono proprio le relazioni economiche, in crescita da diversi anni. La Russia per la Turchia è diventata un partner fondamentale, sia per quanto riguarda le importazioni, secondo partner europeo nel 2014 dopo la Germania, sia per quanto riguarda le esportazioni, quinto partner europeo nello stesso anno con una quota pari al 3,8% sul totale complessivo dell’export. La Turchia, d`altra parte, rimane fondamentale in un’ottica di diversificazione dei propri investimenti tra occidente e oriente, tra la nemica-amica Europa e una Cina, lontana culturalmente e meno allettante sul piano economico, almeno rispetto al passato.

È necessario comunque fare attenzione. Scontata è la crescita dei rapporti commerciali, meno scontata è la loro importanza, soprattutto in rapporto alle relazioni con altri tradizionali partner, europei (Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia) e non (Stati Uniti e Cina). I rapporti commerciali fra i due Paesi, inoltre, un po’ per il modello economico interno, un po’ per la natura degli scambi, grandi progetti infrastrutturali e commercio energetico, sono altamente vulnerabili all’azione intrusiva della politica e ai malumori dei due Capi di Stato.

Di ciò dovranno tenere conto non solo i due attori principali, ma anche i partner collaterali, l’Italia in particolare. Ci si chiede, infatti, quanto possa essere conveniente scommettere su questo valzer fatto di North, South e Turkish Stream. Il rischio di rimanere sedotti dal gioco di corteggiamenti, fughe e gelosie dei due cavalieri, senza poter ballare con nessuno di essi, è alto.

L' Autore - Flavio Malnati

Laureato Magistrale in Economia e Public Management presso l’Università Bocconi. Ho appena concluso il Master in Diplomacy presso l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale(ISPI) a Milano. Appassionato di Politica Estera, Politica Economica, Politiche Culturali e Integrazione Europea. Amo viaggiare, ho fatto due scambi universitari, uno in Giappone e uno in Egitto, interrottosi per la Primavera Araba. Entrambi fondamentali per la mia formazione. Informarsi e saper informare correttamente sono elementi imprescindibili per partecipare alle sfide di un contesto globale. Ecco perché se scrivere è importante, scrivere dell’Europa e per un’Europa più consapevole è per me una sfida e un motivo di orgoglio. Ecco perché sono felice di scrivere per Rivista Europae.

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3 comments

  1. Mary Katherine

    Il gasdotto del Baltico è noto soprattutto col nome “NORD” Stream, non “North”.

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