mercoledì , 21 febbraio 2018
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Photo © thierry ehrmann, 2008, www.flickr.com

Ucraina: Saakashvili ad Odessa, a volte ritornano

A volte ritornano. Una rivoluzione (quella “delle rose”, 2003), una guerra con la Russia (2008), 9 anni di Presidenza, la sconfitta, un dorato e volontario esilio negli Stati Uniti, le accuse, ed ora la nomina a governatore in un Paese straniero, l’Ucraina. Non si è fatto mancare nulla l’ex Presidente georgiano Mikheil Saakashvili, recentemente omaggiato della cittadinanza ucraina dal Presidente ucraino Poroshenko e poi nominato governatore dell’Oblast di Odessa, nel sud dell’Ucraina, al confine con la Moldova (o meglio con la Transnistria). Una delle zone piu “calde” del Paese, teatro nel maggio 2014 degli scontri tra manifestanti-estremisti filorussi ed ucraini, che portarono alla morte di 48 persone.

La storia di Saakashvili

Saakashvili è una figura controversa. Da una parte il ruolo nella “Rivoluzione delle Rose” e nel riformare la Georgia. Un processo di riforme e avvicinamento all’Occidente (ed emancipazione da Mosca) caratterizzato da alcuni innegabili successi. Il suo programma di lotta alla corruzione in Georgia, caratterizzato dai molteplici licenziamenti (licenziò praticamente tutti i poliziotti di Tbilisi, assumendone di nuovi) e dall’aumento dei salari nel settore pubblico, ha ridotto enormemente la corruzione negli enti locali, nella polizia, nelle dogane e nel sistema pubblico di gestione delle infrastrutture e dell’educazione.

Dall’altra parte però, il pugno duro, rivolto non solo verso i corrotti (tasso di incarcerazione elevatissimo, molti anche i maltrattamenti nelle carceri), ma anche verso i media (scarsa indipendenza) e l’opposizione (manifestazioni represse con violenza). Sono queste le accuse (abuso di potere) che hanno spinto una corte georgiana a chiederne, nel 2014, l’estradizione. Richiesta che l’Ucraina ha rifiutato e che Saakashvili definisce “politicamente motivata”.

Sul passato di Saakashvili pesa poi anche il difficile rapporto con la Russia, che nel 2008 affrontò in una guerra aperta per l’Ossetia del Sud e l’Abkhazia. Una guerra iniziata (quasi provocata) con la vana speranza che la NATO sarebbe accorsa in suo aiuto, e miseramente persa in soli 5 giorni.

La nomina

“I cittadini di Odessa vedranno i benefici”, ha affermato Poroshenko annunciandone la nomina. Ha poi spiegato che Saakashvili porterà ad Odessa la sua esperienza di governo e nella lotta alla corruzione (problema gravissimo nell’Oblast). Prima ha dovuto concedergli la cittadinanza ucraina, che non solo gli permetterà di governare, ma anche di salvarsi in modo definitivo dalla possibile estradizione.

Poroshenko ha inoltre auspicato che Saakashvili possa rendere Odessa un luogo più appetibile per gli investimenti stranieri. Speranza basata sui numerosi contatti del georgiano negli Stati Uniti (dove si rifugiò dopo la sconfitta elettorale), soprattutto tra i repubblicani, e in Europa, soprattutto in seno al PPE. Una mossa che spiega in parte anche l’orientamento di Poroshenko.

Non è il primo straniero. L’Ucraina ha già un Ministro delle Finanze di nazionalità statunitense (Natalia Yaresko). È però il primo di origine non-ucraina. Sostituisce Ihor Palytsia, inviso alla Presidenza in quanto vicino all’oligarca Ihor Kolomoyskiy, accusato di ignorare le direttive di Kiev in merito alle milizie private. Saakashvili, dal canto suo, ha da subito messo in mostra le sue doti, facendosi fotografare mentre canta l’inno ucraino e mentre accarezza bambini indossando una tradizionale camicia ucraina.

Non son mancate poi le dichiarazioni ad effetto, come “Io e il Presidente abbiamo in comune l’amore per Odessa e per l’Ucraina”. Immutato anche l’astio verso Mosca, accusata di voler ricostituire e riprendere la “Bessarabia”, ovvero sud Ucraina e nord Moldova. C’è naturalmente il suo zampino anche nella recente proposta di schierare degli S-300 nella zona.

Le reazioni

Aldilà delle paure tra i russofoni dell’Oblast, in Ucraina ci si interroga se non ci fosse in tutto il Paese una persona almeno altrettanto capace e se in Saakashvili prevarrà il lato buono o quello oscuro.

Le reazioni non sono mancate anche all’estero. In patria, il Presidente Margvelashvili (del partito che lo ha sconfitto, Sogno Georgiano) lo accusa di tradimento, perché accettando la cittadinanza ucraina dovrà rinunciare a quella georgiana (la doppia cittadinanza non è prevista). “È questo il suo amore per la Georgia?”, si è chiesto. In Russia invece, Medvedev ha glissato: “Il circo continua. Povera Ucraina”.

Commenti dettati sicuramente dai vecchi problemi con Saakashvili. Sperando non si passi presto a parlare dei nuovi. Sarà il futuro a dire se la scelta di Poroshenko si rivelerà fruttuosa o se una figura conciliatoria e meno in grado di “polarizzare” opinioni (soprattutto in un Oblast multietnico e geograficamente strategico come quello di Odessa) sarebbe stata forse più saggia.

L' Autore - Mauro Loi

Responsabile pubblicazioni - Ho conseguito nel 2007 la Laurea Magistrale in Scienze Strategiche (indirizzo Economico) con una tesi sul processo di ricostruzione dell'Afghanistan. Scrivo soprattutto di Balcani e Caucaso.

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