lunedì , 19 febbraio 2018
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Elezioni europee: Grillo a caccia di pensionati

Un fantasma si aggira per l’Europa, anzi “un ciclone” come lo definisce il quotidiano francese Le Point: calca i palchi dei teatri italiani coperto da una bandiera dell’Unione e farfuglia in una lingua che ricorda vagamente il tedesco. Si tratta naturalmente di Beppe Grillo che, al grido di “Te la do io l’Europa”, ha ripreso le sue vesti di mattatore, cercando di replicare il successo dello Tsunami tour dell’anno scorso. Il sottotitolo dello show parla da sé: “Un mostro si aggira per l’Europa. Si chiama euro”.

Per promuovere il programma del Movimento 5 Stelle in vista delle elezioni europee di domenica, Beppe Grillo ha adottato una strategia comunicativa a tutto tondo, fatta non solo di spettacoli nei teatri e nei palazzetti dello sport e comizi infuocati nelle piazze, ma anche – grande novità – di apparizioni televisive in piena regola. Non solo si è lasciato intervistare da Sky, ma ha anche deciso di accettare l’invito di Bruno Vespa e partecipare a Porta a Porta. Lo stesso Grillo, che ha a più riprese dichiarato di voler occupare la Rai e non ha mai lesinato commenti sprezzanti nei confronti di tutti i talk-show italiani, lunedì sera si è seduto in una di quelle poltroncine bianche che hanno accolto un po’ tutti quei “morti che camminano” contro i quali Grillo ama scagliare i suoi anatemi.

Il comico genovese (che non metteva piede alla Rai da 21 anni) ha subito difeso la sua scelta, precisando che Porta a Porta non è un talk-show, ma un faccia a faccia con un giornalista. L’intervista è stata senz’altro un successo per Vespa, visto che la partecipazione di Grillo ha permesso a Porta a Porta di superare il 27% di share. Emblematico il commento dello stesso Vespa: “Mi sono divertito, è stato un incontro tra professionisti”.

Ma l’intervista ha anche dato a Grillo l’opportunità unica di rivolgersi ad un pubblico diverso da quello della rete. Come ha ammesso lui stesso, la decisione di accettare l’invito di Vespa risponde alla necessità di “tranquillizzare” un certo tipo di pubblico, quello di Porta a Porta appunto. In realtà, il talk-show ha permesso a Grillo di ribadire con forza la sua posizione in vista delle imminenti elezioni. “Abbiamo fatto un sondaggio, siamo al 96% – ha dichiarato senza termini – non vinceremo, sarà una marcia trionfale”. Ha poi rincarato la dose, ripetendo che dopo le elezioni il governo sarà costretto a dimettersi, e Napolitano con lui. Non si può certo dire che i salotti televisivi abbiano avuto l’effetto di ammorbidire le posizioni del leader del M5S, anzi. Sabato scorso a Torino, davanti ad una gremita piazza Castello, Grillo si è scagliato con veemenza contro Napolitano, Renzi, Schulz e la Merkel. Ha arringato la folla come solo lui sa fare, senza farsi mancare nulla: turpiloquio d’ordinanza, slogan gridati, battute a sfondo sessuale.

Ma, soprattutto, Grillo ha approfittato dell’occasione per illustrare il programma per l’Europa in sette punti preparato dal Movimento 5 Stelle. Un programma chiaro e sintetico, che non lascia spazio a dubbi o interpretazioni. Il referendum per l’uscita dall’euro è la chiave di volta, attorno alla quale ruotano gli altri sei punti programmatici: abolizione del Fiscal Compact, adozione degli eurobond, alleanza tra i Paesi mediterranei per una politica comune, esclusione delle spese per investimenti dal limite del 3% di deficit annuo di bilancio, finanziamenti per attività agricole e di allevamento finalizzate ai consumi nazionali interni e, infine, abolizione del pareggio di bilancio.

Evidentemente, l’uscita dall’euro è inconciliabile con l’adozione degli eurobond. Come ha spiegato lo stesso Grillo nel suo blog, “l’euro senza eurobond è una camicia di forza”. L’unico modo per non uscire dall’euro, continua Grillo, è proprio la condivisione del debito all’interno dell’eurozona. Solo in questo modo nessuno Stato in difficoltà sarà abbandonato in balia del proprio destino, come è accaduto alla Grecia. Come? Lunedì sera, incalzato dalle domande di un Vespa visibilmente scettico, il leader del M5S ha aggirato la domanda alzando il tiro, sottolineando l’inutilità di un Parlamento Europeo non solo lontano dai cittadini, ma anche inefficiente e costoso e ribadendo la volontà di rinegoziare gli accordi con l’UE, dal Patto di Stabilità al mercato interno in senso lato.

Certo, i pentastellati non toccheranno il 96% millantato da Grillo, ma il silenzio dei sondaggi forse non basterà a quietare le notti di Renzi da qui al 25 maggio. O forse anche dopo.

In foto, Beppe Grillo in piazza (© Matteo Pezzi – Flickr 2013)

L' Autore - Stefania Bonacini

Responsabile politiche regionali e industriali - Ho conseguito la laurea magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna, con una tesi in inglese dal titolo: "Dynamics of Transition in Egypt: the Role of the EU". Dopo aver lavorato un anno a Bruxelles, mi sono trasferita di nuovo in Italia. Mi occupo principalmente di comunicazione.

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