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Elezioni europee: Juncker presenta il suo programma

Jean-Claude Juncker scopre le sue carte. Il candidato alla presidenza della Commissione Europea per il Partito Popolare Europeo non si tranquillizza, nonostante, a un mese dal voto, il PPE sia dato in vantaggio sugli altri partiti europei. Gli ultimi sondaggi indicano infatti la ripresa del principale avversario dei Popolari, il Partito del Socialismo Europeo. In ogni caso, è molto improbabile che una delle due forze riesca a controllare la Commissione senza l’altra.

Inoltre, Juncker non è certo il più visibile fra i candidati alla presidenza: ben più al centro dell’attenzione sono ad esempio il Presidente del Parlamento Europeo e candidato del PSE Martin Schulz o il rappresentante di punta della Sinistra Europea, il greco Alexis Tsipras. Juncker può certo vantare un passato da Presidente dell’Eurogruppo: una carica però che ha appeal solo per gli insider di Bruxelles.

Ecco dunque che in un discorso tenuto mercoledì a Bruxelles, Juncker ha voluto chiarire le cinque priorità del suo programma. Il politico lussemburghese ha innanzitutto rivendicato il proprio ruolo di candidato: qualsiasi Presidente della Commissione diverso da quello espresso dalle forze politiche vincitrici delle elezioni sarebbe “una presa in giro” del processo democratico previsto dal Trattato di Lisbona.

Priorità principale è superare la crisi economica e di occupazione che ancora attanaglia l’Europa: la via indicata da Juncker è quella dello sviluppo dell’agenda digitale, che significa però liberalizzare il mercato europeo delle telecomunicazioni, eliminando le barriere fra i mercati nazionali. Saranno poi necessari interventi nell’ambito delle regole sul copyright, sulle concessioni delle frequenze radiotelevisive e sulla protezione dei dati. Se venisse adottato un approccio realmente europeo, si otterrebbero “500 miliardi di euro di crescita addizionale durante il mandato della prossima Commissione”.

Corollario della ripresa economica è un’altra priorità sottolineata dal candidato del PPE: il proseguimento nella stabilizzazione finanziaria dell’eurozona. La BCE non intende e non può governarne l’eurozona, ho sostenuto Juncker. Per questo ci sono Commissione ed Eurogruppo. Poi la stoccata elettorale che strizza l’occhio ai critici dell’austerità: il consolidamento dell’unione monetaria, tramite l’applicazione di regole e vincoli che i Paesi europei si sono dati in questi anni, dovrà però tenere in considerazione la “dimensione sociale dell’Europa”. Difficile tuttavia leggervi una reale apertura a Paesi come Francia e Italia.

Non ci sarà crescita economica se però non verranno risolti due nodi fondamentali di questi mesi: la questione energetica e l’accordo commerciale con gli Stati Uniti, non a caso due delle priorità indicate dal PPE.

La crisi in Ucraina ha riacceso il dibattito sulla sicurezza energetica dell’Europa. Juncker appoggia quanto proposto dal Ministro degli Esteri polacco Sikorsky, non a caso altro esponente del PPE, a margine dell’ultimo Consiglio Affari Esteri: la creazione di un’unione energetica. Un’unione che implicherebbe la messa in comune delle infrastrutture, e quindi connessioni fra i vari sistemi di gasdotti europei, e una posizione condivisa nei confronti dei fornitori esterni. Qualcuno ha detto Gazprom?

Ma non solo: Juncker appoggia anche l’ipotesi di aumentare le capacità di reverse flow in Europa, ossia di poter utilizzare i gasdotti esistenti per trasportare il gas non solo da Est a Ovest, ma anche viceversa, verso i Paesi più dipendenti dalla Russia, come Polonia, Paesi baltici e pure Ucraina.

L’accordo con gli Stati Uniti è fondamentale, ma dovrà essere “ragionevole”: “non sacrificherò gli standard europei in materia di sicurezza, di sanità e di protezione dei dati”, questo il chiaro messaggio lanciato a un’opinione pubblica preoccupata dalla liberalizzazione degli scambi con l’altra sponda dell’Atlantico. Ecco perché l’Europa avrà bisogno del suo membro atlantista per eccellenza, il Regno Unito.

Tenere Londra nell’UE è l’ultima priorità di Junker: bisognerà essere pragmatici e comprendere che la Gran Bretagna non farà mai parte dell’eurozona e probabilmente nemmeno dell’area Schengen. Ma le possibilità di scelta di Londra si fermano di fronte a un’immaginaria linea rossa: quella del mercato unico e delle quattro libertà di circolazione che ne sono alla base. Misure come quelle introdotte in primavera dal governo Cameron, non rientrano nel programma di governo europeo di Jean-Claude Juncker, che pone il mercato al centro.

In foto Jean-Claude Juncker (Foto: Flickr – European Council)

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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