venerdì , 23 febbraio 2018
18comix

Elezioni europee: la sfida dei partiti euroscettici

La crisi economica ha inciso profondamente sulla vita degli europei e sulla loro percezione dell’Unione: le elezioni di maggio saranno un banco di prova per l’UE. Secondo gli ultimi dati dell’Eurobaromentro la fiducia nell’Europa è al 31%. Le elezioni non si giocheranno quindi solo sull’euro, ma anche sulla capacità dell’UE di risolvere i problemi economici, soprattutto la disoccupazione. Con l’inizio della campagna elettorale è evidente che un ruolo chiave sarà giocato dai partiti euroscettici, che sfideranno le altre formazioni in campo.

Il Front National (FN) di Marine Le Pen si sta adoperando per costituire un fronte euroscettico che possa sfociare nell’adesione a un gruppo parlamentare, figlio del partito europeo Alleanza Europea per la Libertà. Per ora è stato raggiunto un accordo con Geert Wilders, leader del Partito per la Libertà olandese.

Alla base della posizione euroscettica del FN c’è la delusione per un sogno perduto: l’Unione, nata dall’accordo fra Paesi vicini, sarebbe ora appiattita sull’euro e sul settore finanziario e, con politiche ultra-liberiste, avrebbe tradito i suoi cittadini. Secondo il FN l’euro e l’apertura delle frontiere hanno messo a rischio la tenuta economica e sociale dei Paesi ed è arrivato il momento di cambiare rotta. Per farlo si propone un’Europa rispettosa della volontà popolare e delle identità nazionali, attraverso la riappropriazione della sovranità in ogni settore. Un “ministero della sovranità” dovrà coordinare la rinegoziazione dei Trattati per ridare alla Francia il controllo delle frontiere, porre fine alla partecipazione del Paese al budget europeo, uscire dall’euro e ristabilire il primato del diritto nazionale.

L’opera di costruzione del fronte euroscettico coinvolge anche la Lega Nord: i molteplici contatti fra Le Pen e Matteo Salvini rendono lo sbocco in uno stesso gruppo parlamentare più di un’ipotesi. Alcune tematiche care ai leghisti sono simili a quelle del FN: l’idea di un’Europa ”libera” dall’euro e dalle banche, che argini il fenomeno dell’immigrazione. La Lega si impegna però per la costruzione di un’Europa dei popoli, federale su base regionale per il superamento degli Stati. Al contrario del FN, quindi, il partito di Salvini non vuole dare più potere agli Stati, ma alle regioni. La sovranità popolare si dovrà manifestare attraverso un referendum, che superi l’euro tramite la rinegoziazione dei Trattati . Ciò che sorprende è che la LN è a favore sia di un potenziamento del ruolo del Parlamento Europeo, sia dell’elezione diretta del Presidente della Commissione.

Altro attore da tenere in considerazione è lo United Kingdom Independence Party (UKIP), il partito euroscettico britannico guidato da Nigel Farage. Le sue posizioni partono dall’assunto che tutti i mali della Gran Bretagna vengono dall’Europa: l’incremento del tasso di criminalità, il peggioramento del sistema scolastico e la perdita di posti di lavoro sono conseguenze dell’aumento di immigrati causato dall’appartenenza all’UE. L’UKIP vuole dunque lasciare l’Europa. Come tutti i partiti euroscettici ritiene che Londra debba recuperare la sovranità, il che comporterebbe enormi vantaggi, tra cui la possibilità di riallocare il denaro destinato al budget europeo in favore dei lavoratori britannici. La decisione dovrebbe essere affidata a un referendum. Putting Britain first è il motto dell’UKIP.

Si affaccia per la prima volta in Europa il Movimento 5 Stelle. Ad aprile partirà il tour di Grillo dal titolo “Te la do io l’Europa”. Il leader pentastellato racconterà il “mostro” che si aggirerebbe per il continente: l’euro, che ha trasformato l’Europa in incubo finanziario, con Stati debitori della BCE e in balia della Troika, un’Europa lontana, dove anonimi funzionari decidono delle vite dei cittadini. L’obiettivo dichiarato dei 5 Stelle è quello di entrare in Europa per cambiarla, rendendola trasparente attraverso decisioni condivise a livello referendario. Grillo e il suo Movimento intendono affrontare le europee con un piano di 7 punti: referendum sulla permanenza nell’euro; abolizione del Fiscal Compact; adozione degli Eurobond; alleanza tra i Paesi mediterranei; investimenti in innovazione esclusi dal conteggio del 3% di deficit annuo; finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni; e abolizione del pareggio di bilancio. In Europa per l’Italia, non per l’Europa. Insomma, putting Italy first.

Nell’immagine, Marine Le Pen, la “regina” dell’euroscetticismo francese, in una vecchia foto con il padre Jean-Marie (© Marie-Lan Nguyen, Wikimedia Commons)

L' Autore - Francesca De Santis

Laureata in Studi Europei presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Roma Tre, ho vissuto per sei mesi a Bruxelles nel quadro del progetto Erasmus. Questa esperienza è stata molto significativa ed ha alimentato ancora di più la mia passione per le questioni europee. Il mio percorso professionale si snoda nel campo della comunicazione: ho fatto diversi stage in Uffici Stampa, in particolare in quello della Rappresentanza in Italia della Commissione europea. Mi piace pensare all’Europa come opportunità per costruire una società più giusta per tutti. Sono molto felice di essere parte di questo meraviglioso progetto chiamato Europae.

Check Also

Parlamento europeo, Strasburgo per la sede unica?

di Jennifer Murphy Anni di dibattiti sembrano aver portato esponenti politici di diversi schieramenti ad …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *