giovedì , 16 agosto 2018
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Elezioni europee: Lega Nord, nostalgie di secessione

In principio fu Roma ladrona, poi vennero gli immigrati, oggi l’euro. Da quando calca i palchi della politica italiana, la Lega Nord ha fondato la propria storia su battaglie contro un nemico ben identificato, siano esse condotte dai banchi del governo o dell’opposizione. Non fa eccezione la campagna per le elezioni europee del 25 maggio, in cui il movimento padano si distingue per la critica più feroce alla moneta unica, prim’ancora che all’Europa in quanto processo d’integrazione regionale.

Se Beppe Grillo e il Movimento Cinque Stelle si limitano, per così dire, a chiedere un’Europa diversa – un’altra Europa direbbe Alexis Tsipras – a strizzare l’occhio ad un’uscita dall’eurozona lasciando però ai cittadini il diritto/dovere dell’ultima parola, lo slogan “Basta Euro” cui è votata la campagna elettorale dei leghisti non lascia spazi d’interpretazione. Come nelle altre occasioni, all’individuazione di un nemico, alla pars destruens fa seguito un momento propositivo, una pars construens che almeno in queste circostanze ha un che di paradossale: in consonanza con le matrici regionali e indipendentiste del movimento, la battaglia che il popolo di Pontida combatté, ad esempio, per il federalismo fiscale e la devolution poneva la richiesta di un decentramento di competenze dietro la bandiera del disprezzo per il lassismo e l’indolenza della politica romana. Al rifiuto della moneta unica segue invece inevitabilmente la richiesta di un immediato ritorno alla lira. Chi mai avrebbe immaginato il segretario del fu partito secessionista brandire come scettro elettorale un simbolo di cotanta italianità ?

Pur in apparente contraddizione con i simboli originari del movimento, la scelta del segretario Matteo Salvini denota caratteri di continuità con il passato, spostando su Bruxelles, anziché Roma, l’obiettivo degli attacchi elettorali: insofferenza alle burocrazie centrali, richiamo alla difesa delle frontiere dalla minaccia migratoria e distacco dal progetto europeo attraverso il rifiuto della sua realizzazione più concreta, appunto l’euro.

Una strategia obbligata dopo che gli scandali di fine 2012 avevano segnato la fine dell’era Bossi, trascinando la Lega Nord nel magma indefinito del malcostume partitico italiano. Bocciata alle elezioni politiche del febbraio 2013 e mescolatasi senza particolare successo nella opposizione ai governi tecnici, dei “poteri forti”, la Lega formato Salvini è tornata a tamburo battente sul mantra della lotta all’immigrazione, inveendo contro l’Europa dalle frontiere bucate, ma anche e soprattutto contro l’Europa burocratica e soffocante; una scelta coraggiosa, in un campo invaso dal Movimento Cinque Stelle su cui si è ormai spostata buona parte del voto di protesta dei piccoli-medi imprenditori del Nord Italia. Messa da parte la parentesi da segretario di Roberto Maroni, il più moderato tra i leghisti e mai troppo a suo agio nel ruolo di trascinatore di folle, è toccato quindi al quarantunenne eurodeputato raccogliere l’eredità del Senatur, mostrandosi da subito capace di appellarsi al retaggio storico della Lega e declinarlo in chiave moderna.

Al fianco di Salvini, capolista in tutte le cinque circoscrizioni italiane, volti vecchi e nuovi: tra questi Claudio Borghi, docente di economia alla Cattolica di Milano tra i principali sostenitori della eurexit nel dibattito pubblico e accademico, e Gianluca Buonanno, potenziale new entry a Bruxelles ma ampiamente salito agli onori delle cronache politiche italiane a suon di spigole sventolate e bandiere europee ridotte a fazzoletti strappati. A caccia di una riconferma è invece Mario Borghezio, candidato nella circoscrizione Centro e storico pasionario dell’Europa dei popoli mentre è più simile ad uno specchietto per elettori la candidatura del sindaco di Verona, Flavio Tosi, nella circoscrizione Nord-Est. 

Il mix di scelte coraggiose, rinnovamento e ritorno al passato per ora è premiato dal 5,1% nelle ultime rilevazioni di Pollwatch, sufficiente per divenire interlocutore credibile oltre i confini italiani: l’entente cordiale con Marine Le Pen e il Front National francese nascono infatti da un bagaglio ideologico condiviso e rispondono alla strategia di estremizzazione di toni e obiettivi messa i piedi da Salvini, cui va senz’altro riconosciuta una capacità di interlocuzione con gli omologhi partiti stranieri sinora rara in via Bellerio.

In foto, Mario Borghezio in primo piano e Matteo Salvini, alle sue spalle insieme a Mara Bizzotto, espongono manifesti “Basta euro” nel corso della visita del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano al Parlamento Europeo (© European Union – EP 2014)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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2 comments

  1. E continuerà ad essere premiato. Pena l’estinzione degli abitanti di questo paese. Estinzione economica, successivamente etnica.

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