lunedì , 19 febbraio 2018
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Elezioni europee: l’ultimo dibattito tra candidati ai raggi X

Giovedì si è svolto, al Parlamento Europeo, il terzo e ultimo dibattito tra i candidati alla presidenza della Commissione. L’incontro è stato trasmesso in eurovisione e in prima serata, in tutti e 28 gli Stati dell’Unione (anche se non sui canali principali). Non è stato però il dibattito più interessante o il più acceso, anche se qualche novità c’è stata. Innanzitutto, ha debuttato il candidato della Sinistra Europea Alexis Tsipras, giovane e di posizione antagonista rispetto alle politiche di austerità e al funzionamento delle istituzioni europee. Poi, due candidati su tre – lo stesso Tsipras e Juncker – hanno preferito le rispettive lingue materne all’inglese. E infine, un solo conduttore: la giornalista italiana Monica Maggioni, aiutata dall’irlandese Connor McNally addetto a Twitter.

I cinque candidati si sono trovati d’accordo nell’identificare l’Europa come il modo migliore per affrontare la crisi economica. Nessuno vuole meno integrazione: il dubbio però è se il messaggio riuscirà a passare. Nonostante l’imponente sforzo è difficile immaginare che questo dibattito abbia davvero raggiunto un ampio numero di elettori europei.

I candidati

Guy Verhofstadt: il candidato dell’ALDE (i liberali europei) è stato il più convincente in tutti i dibattiti. Comunicativo e spigliato, ha solo da guadagnare da questi confronti. Peccato che la sua performance difficilmente sposterà voti: l’ALDE è il primo partito solo in Olanda, Danimarca ed Estonia, e secondo le proiezioni perderà venti seggi nel prossimo Parlamento. È il candidato più europeista: per crescere, sostiene Verhofstadt, dobbiamo utilizzare la dimensione dell’Europa e del suo mercato interno.

La frase: “Dobbiamo tornare alle proposte di Jacques Delors, un socialista intelligente; tu non sei sempre intelligente Martin (rivolto a Schulz, ndr)”.

Ska Keller: la candidata dei Verdi merita la seconda posizione per capacità comunicativa e passione. Forte sulle proposte tradizionali del suo partito (green economy, tutela dell’ambiente), ma fumosa su come queste soluzioni possano assorbire la crisi e la disoccupazione. Ha attaccato le lobby che influenzano il Parlamento Europeo, sostenendo che il Registro di Trasparenza su base volontaria non sia abbastanza. Su Scozia e Catalogna ha detto di rispettare il diritto dei popoli a decidere il proprio futuro, non un buon modo per accattivarsi gli elettori di Spagna e Regno Unito.

La frase: “Perché nessuno degli Stati Membri parla di immigrazione legale?”

Martin Schulz: il terzo posto è in realtà un ex-equo tra i candidati di sinistra. Schulz, che corre per il PSE, non ha brillato in nessuno dei dibattiti. È un europeista pragmatico, che deve accontentare una trentina di partiti ciascuno con sensibilità e idee diverse. Scarsa unità, che si traduce in scarsa incisività. Convinto sostenitore di una sistema di immigrazione legale e di uno scorporo, nel calcolo del deficit, degli investimenti per ricerca e innovazione, secondo lui vera chiave di volta per tornare a crescere. Ottimista sulle riforme già ottenute, come l’unione bancaria.

La frase: “Il prossimo Presidente della Commissione è su questo palco, e sta parlando proprio adesso”.

Alexis Tsipras: il candidato della Sinistra Europea non è andato male, ma chi lo ha visto in altre occasione pubbliche lo ha trovato sottotono. Ha parlato in greco, rendendo i suoi interventi meno efficaci, almeno per chi ha seguito il dibattito in inglese (per la grande maggioranza dei cittadini, che ha visto il dibattito doppiato, non è cambiato nulla). Più anti-austerità e meno europeista degli altri: in termini economici, l’opposto di Verhofstadt. Ha parlato più ai greci che hanno sofferto scelte sbagliate, che non a tutti gli europei.

La frase: “Dobbiamo smetterla con questa paranoia del debito pubblico”.

Jean-Claude Juncker: il candidato del PPE è il meno entusiasta di essere lì. Ha difeso le scelte della Commissione Barroso (sono dello stesso partito), dicendo di aver lavorato giorno e notte per mantenere la Grecia, Paese che ama, all’interno dell’eurozona. Si è scusato, e questa è una novità, per gli errori che sono stati commessi, e ha ribadito la sua idea di un’Europa più solidale. Ha parlato di politiche keynesiane negli anni di crisi: non si è capito a cosa si riferisse.

La frase: “Se volete davvero contrastare le lobby, andate a votare”.

Twitter: 1000 tweet al minuto, 60.000 in totale. Non moltissimi, per un evento del genere. Lingue più usate: inglese, francese, spagnolo, italiano e tedesco (solo quinto).

In foto, il dibattito trasmesso in eurovisione tra i candidati alla Presidenza della Commissione europea (© European Union 2014 – EP)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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