martedì , 21 agosto 2018
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Elezioni europee: primo dibattito fra i candidati alla presidenza della Commissione

Ieri sera si è svolto il primo dibattito tra i candidati alla presidenza della Commissione Europea, sul canale televisivo multilingue Euronews. Hanno partecipato Guy Verhofstadt (ALDE), Martin Schulz (PSE), Jean-Claude Juncker (PPE) e Ska Keller (Verdi). Alexis Tsipras, candidato del Partito della Sinistra Europea non si è presentato, sostenendo di aver ricevuto l’invito troppo tardi per poter modificare la sua agenda di incontri in Europa. Un peccato: il candidato più critico nei confronti della gestione economica europea ha perso una prima ottima occasione di confrontarsi con gli altri e di dare visibilità alle sue idee.

Ottima occasione: perché il dibattito è stato bello. Interessante, a tratti spiritoso. Di impostazione americana, ovviamente. Per spiegarlo a chi ha seguito la politica italiana negli ultimi due anni: simile a quelli delle Primarie PD.

Il dibattito è stato ospitato dall’Università di Maastricht e condotto da due giornalisti di Euronews incaricati di porre ai concorrenti domande su grandi temi: economia, politica estera, immigrazione, euroscetticismo. Le risposte erano limitate a trenta secondi, massimo un minuto. Tempi brevi significa risposte brevi, un vantaggio per i candidati più abili nelle frasi a effetto e uno svantaggio per quelli abituati a ragionamenti lunghi. E’ stato così difficile parlare di proposte concrete: non si può spiegare l’unione bancaria in trenta secondi. E anche replicare non è stato facile: scherzando, Juncker si è chiesto a un certo punto se il dibattito fosse davvero democratico.

I candidati. Verhofstadt il più convincente, secondo il sondaggio lanciato da Euronews. Il candidato dell’ALDE è stato avvantaggiato dalle risposte brevi: ha ripetuto più volte la sua idea base, ovvero basta col debito pubblico, ed è riuscito nonostante questo a prendere le distanze dalle politiche di austerità, complice una certa morbidezza degli altri. E’ apparso come un fautore dell’integrazione europea, sostenendo a più riprese che la risposta alla crisi deriva da una maggiore integrazione nelle politiche degli Stati membri. Più agenda digitale, più mercato unico, più gestione europea dell’economia. Incisivo e abile (come l’ha definito lo stesso Schulz, a un tratto).

Martin Schulz. Ha giocato una buona partita, non agevolato dal formato veloce: avrebbe voluto più tempo per replicare. Forte su alcuni punti: il lavoro, la necessità di recuperare un ruolo politico per la Commissione e per i cittadini europei rispetto al potere decisionale del Consiglio. Critico sulle multinazionali americane che dominano nel mercato tecnologico. Si dimostra realista sugli eurobond, quasi in sintonia con Juncker, e sull’Ucraina, che non immagina parte dell’Unione Europea, non nei prossimi 5 anni. Convinto, pragmatico.

Ska Keller. L’unica donna sul palco è anche la candidata più giovane. Ci ha messo molta passione e convinzione, ma è risultata forte soprattutto sui temi cari ai verdi, come la protezione dell’ambiente, le energie rinnovabili, il rapporto con i giovani, i diritti per gli immigrati e per le minoranze. Meno presente nel dibattito sull’economia, un po’ evanescente in politica estera: per l’Ucraina ha ribadito che l’importante è agire per la pace e in modo non violento, senza logiche da Guerra Fredda. Per la politica energetica, ha detto, come tutti gli altri, che l’Europa dovrebbe diminuire la propria dipendenza dall’estero, e che per farlo bisogna investire sulle rinnovabili, l’unica fonte abbondante in Europa. Appassionata, un po’ sognatrice (sull’energia, appunto).

Jean – Claude Juncker: ha brillato meno degli altri. Alla domanda se il potere fosse troppo concentrato nelle mani del Consiglio, ha risposto che è nelle mani dei cittadini (disapprovazione in sala). Si è dichiarato favorevole agli eurobond, ma solo a certe condizioni che saranno, su sua stessa ammissione, difficili da ottenere. Sull’immigrazione ha la visione più chiusa tra i quattro. Sulla crisi in Ucraina, approva quanto fatto dall’Europa (fare di più sarebbe stato rischiare una guerra). Accademico, poco energico.

Berlusconi. Citato per le ultime dichiarazioni da Verhofstadt, che lo ha definito un vero euroscettico e accomunato a Victor Orbàn. Juncker ha ribadito il disgusto per le parole del leader di Forza Italia, ma non ha risposto quando Verhofstadt ha chiesto perché sia ancora nel PPE. Frainteso, da sempre.

La frase: visto il successo del candidato dell’ALDE, una delle sue: “Abbiamo bisogno di una Commissione che sia una guida, non un gregario”.

 In foto, i candidati alla presidenza della Commissione Europea. Da sinistra in alto, in senso orario, Martin Schulz (PSE), Jean Claude Juncker (PPE), Alexis Tsipras, (GUE), José Bové e Ska Keller (Verdi), Guy Verhofstadt (ALDE). (© Jon Worth – Flickr)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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2 comments

  1. il dibattito è stato quasi ignorato dalle nostre tv nazionali, solo la critica feroce e giusta a Berlusconi è stata riportata.
    peccato, veramente peccato. la prima volta che la partecipazione alla democrazia europea è finalmente possibile, non se ne parla.
    Diventa così troppo facile attirbuire all’Europa, per ignoranza, tutti i problemi (che magari invece nascono da tutt’altra parte).

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