venerdì , 17 agosto 2018
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Elezioni europee: tutto (o quasi) quello che vi serve sapere

Per cosa votiamo
Ogni cinque anni si tengono le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, composto da deputati a elezione diretta dal 1979 (prima erano rappresentanti dei parlamenti nazionali). Il numero di europarlamentari è aumentato con l’allargamento (ora è di 751) ed è ripartito in base alla popolazione: la Germania ha così diritto al maggior numero di seggi, 96, la Francia 74, Italia e Regno Unito 73. I Paesi più piccoli hanno diritto a 6 parlamentari. Anche i poteri del Parlamento sono aumentati: dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona, la procedura legislativa ordinaria è diventata la codecisione, per cui Parlamento e Consiglio devono concordare per approvare un atto. In precedenza era un’eccezione e il Parlamento a volte veniva solo consultato. La sede è duplice, Bruxelles (dove si riuniscono le commissioni e si svolge la maggior parte dei lavori) e Strasburgo, dove si tengono le sessioni plenarie una volta al mese: per 317 giorni all’anno questa sede rimane vuota.

Quando si vota
Le elezioni si tengono dal 22 al 25 di maggio in tutta Europa. In questo intervallo, ogni Stato ha scelto le date in cui votare. In Italia si vota domenica 25, fino alle ore 23. Nel Regno Unito si è votato il 22. Per chi si trovasse a Bruxelles, è possibile seguire la notte elettorale al Parlamento, nella struttura del Parlamentarium (lo spazio destinato al pubblico).

Come si vota
Ogni Paese applica una propria legge elettorale. In Italia abbiamo una sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 4%. Si possono indicare fino a tre preferenze (due uomini e una donna o due donne e un uomo). Le circoscrizioni sono 5 (Nordovest, Nordest, Centro, Sud, Isole). In quattro Stati membri il voto è obbligatorio: Cipro, Grecia, Belgio e Lussemburgo.

I candidati
Il Trattato di Lisbona dice che il Consiglio Europeo (composto dai capi di Stato e di governo) vota il Presidente della Commissione tenendo conto dei risultati delle europee. Utilizzando questa clausola cinque partiti politici europei hanno – per la prima volta – nominato un candidato: Martin Schulz proposto dal Partito Socialista Europeo, in Italia appoggiato dal Partito Democratico; Jean Claude Juncker, per il Partito Popolare Europeo, in Italia appoggiato da Forza Italia, Nuovo Centro Destra e UDC; Guy Verhofstadt sostenuto dall’Alleanza dei Liberali Europei e in Italia da Scelta Europea; Alexis Tsipras che corre per la Sinistra Europea e in Italia per la lista l’Altra Europa con Tsipras; Ska Keller e José Bovè, i due candidati dei Verdi Europei supportati da Green Italia.

Le ultime proiezioni
I sondaggi hanno previsto per parecchio tempo un testa a testa fra i due principali partiti, PSE e PPE. Il distacco però è aumentato nelle ultime settimane e al momento i Popolari dovrebbero ottenere 217 seggi, contro i 201 dei Socialisti, e la maggioranza relativa. Dalle ultime elezioni europee, il PSE guadagna circa 6 seggi, il PPE ne perde 57, l’ALDE 24, che corrispondono perlopiù ai candidati, come quelli del Movimento 5 Stelle, che non hanno ancora dichiarato l’adesione a un gruppo, 62 in più rispetto al 2009.

Cosa succede dopo il voto?
A giugno il Presidente del Consiglio Europeo, dopo aver consultato il Parlamento, proporrà un candidato per il ruolo di Presidente della Commissione al Consiglio, che lo voterà con maggioranza qualificata. A luglio, il Parlamento elegge il Presidente della Commissione, con maggioranza semplice (necessari 376 voti). Tra agosto e settembre gli Stati proporranno un Commissario ciascuno, e l’intera Commissione sarà poi votata dal Parlamento a ottobre. Se le cose procedono spedite, a novembre la nuova Commissione sarà insediata.

Vuol dire che uno dei candidati diventerà Presidente?
Tutti i candidati hanno ribadito che il Consiglio dovrà tenere conto dei risultati del voto e che il contrario sarebbe un colpo alla democrazia e un regalo agli euroscettici. Ma qui le cose si complicano. Primo, come visto sopra, nessuno dei partiti avrà la maggioranza in Parlamento: sarà necessario formare una coalizione per sostenere un candidato, e in questo caso né Schulz né Juncker sono favoriti. Secondo, Angela Merkel e David Cameron hanno già criticato il ruolo eccessivo che il Parlamento si è ritagliato nella scelta del candidato e finora nessun capo di Stato o di governo ha detto di sentirsi vincolato al risultato delle elezioni. A Bruxelles già circolano altri nomi: Cristine Lagarde, per esempio.

In foto, un momento del dibattito del 15 maggio tra i candidati alla presidenza della Commissione (© European Union – EP 2014)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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