martedì , 20 febbraio 2018
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Elezioni europee: un dibattito moderato fra Juncker e Schulz

Uno posato e già calato nel ruolo di Presidente di una Commissione attenta agli equilibri fra gli Stati membri. L’altro più diretto e quasi impaziente di mostrare un ruolo politico più incisivo per l’esecutivo di Bruxelles. Sono Jean-Claude Juncker e Martin Schulz, i due candidati alla presidenza della Commissione delle due principali famiglie politiche europee, il Partito Popolare Europeo e il Partito del Socialismo Europeo. I due si sono sfidati nel primo dibattito televisivo, trasmesso in diretta da France24, in lingua francese, mercoledì 9 aprile.

I due candidati si sono sfidati in una discussione incentrata più che altro sulle tematiche economiche, lasciando in realtà poco spazio alle domande dirette delle due intervistatrici in studio. L’impressione era più quella di una delle tante tavole rotonde sull’Europa organizzate in giro per il continente, che di un dibattito televisivo. Poco spazio a proposte programmatiche, molti i principi enunciati e la strana impressione di non trovarsi di fronte a due avversari così accesi.

In effetti il dibattito di mercoledì ha confermato come la vera battaglia elettorale in scena in questi mesi, che toccherà il suo apice con le elezioni per il Parlamento Europeo del 25 maggio, non si giochi tanto fra i due principali partiti europei, quanto fra le forze moderate, di cui PPE e PSE sono i principali rappresentanti, e la galassia di movimenti e partiti che di volta in volta vengono definiti euroscettici o populisti. Anzi, Juncker e Schulz paiono aver fatto di tutto per evitare di concordare su troppi argomenti. Ma se gli spettatori si aspettavano attacchi politici incisivi, sono rimasti delusi.

Certamente, Schulz appare il più deciso dei due, sia per indole personale, sia per gli argomenti posti sul tavolo. Il Presidente del PE ha ribadito la sua critica moderata al modello economico con cui è stata affrontata la crisi degli ultimi anni. Eppure, non si spinge a rinnegarla del tutto: è necessario un nuovo sforzo per crescita e occupazione, certo, ma la disciplina è stata necessaria per riconquistare la fiducia degli investitori. La differenza rispetto a Juncker sta proprio in un continuo appello al problema della disoccupazione, soprattutto quella giovanile.

Il rappresentante del PPE ha invece ribadito più volte l’importanza della disciplina di bilancio, ricordando anche come questa non sia stata un’imposizione piovuta dall’alto, ma il frutto degli errori commessi dai governi negli anni precedenti la crisi. A domande precisa di una delle mediatrici del dibattito, Juncker ha risposto che anche per la Francia non ci sono alternative rispetto alla prudenza di bilancio. È questa la risposta quindi non solo alle richieste di Parigi di diluire ulteriormente i tempi di rientro del deficit entro la soglia del 3% del PIL, ma anche, indirettamente, ad analoghe richieste di altri Paesi, Italia in primis.

Il binomio vincente unisce solidarietà e solidità, per il politico lussemburghese. La solidarietà però finora è mancata, ribatte Schulz in uno dei pochi scambi più diretti del dibattito, e il risultato sono milioni di disoccupati. Bruxelles, continua il candidato del PSE, dovrebbe parlare meno di miliardi da allocare a quella politica o a un’altra e pensare a come aggiungere 1.000 euro nelle tasche dei cittadini. La soluzione però non è ostracizzare la Germania: semplicemente permettere agli altri Paesi di attuare una politica di investimento simile a quella tedesca.

Sul futuro dell’integrazione europea, è invece proprio Juncker a sforzarsi di differenziare la propria proposta da quella esplicitamente europeista di Schulz. Il PPE dimostra di prestare orecchio alla latente sfiducia degli europei nei confronto della burocrazia dell’Unione, proponendo un modello di integrazione più leggero, in cui l’UE si occupi dei grandi dossier, ma non di ogni problema. È necessario rispettare le specificità locali, ha detto Juncker, e pensare a una divisione intelligente delle competenze fra il piano comunitario e quello locale. Un modello che strizza l’occhio anche alle preoccupazioni della Gran Bretagna.

Ma nonostante queste differenze, sono molti gli argomenti su cui i candidati di fatto convergono: la necessità di una gestione europea dell’immigrazione, ad esempio. Ma c’è un apparente accordo anche sulla salvaguardia della libertà di circolazione, così come sulla priorità da accordare all’accesso al credito per le piccole e medie imprese europee. L’impressione però è che non si stia voltando realmente pagina: potrebbe essere un grave errore.

In foto un incontro fra Martin Schulz, a destra, e Jean-Claude Juncker durante un summit europeo (Foto: Flickr – European Parliament) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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