mercoledì , 15 agosto 2018
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Elezioni: vincono Le Pen e Renzi

Ora tutti si chiedono se lo tsunami euroscettico sia davvero arrivato. Nelle previsioni pre-elettorali tutti lo attendevano, ma dopo l’emergere dei primi risultati la questione si dimostra più complicata di quanto non apparisse pochi giorni fa. Le elezioni europee sono materia complessa: i risultati elettorali di 28 Paesi diversi che si stanno configurano nelle ultime ore disegnano un quadro europeo variegato e tratti apparentemente contraddittorio.

Certamente, un primo, importante dato europeo è costituito dal fatto che per la prima volta l’affluenza ai seggi elettorali è cresciuta rispetto alla tornata elettorale precedente. Gli elettori sono stati chiamati alle urne da una polemica sull’Unione Europea mai così accesa come negli ultimi anni, dopo la crisi dei bilanci europei e la balbettante risposta dell’UE.

Poi, il dato davvero importante: la conformazione del Parlamento Europeo fra il 2014 e il 2019. Il Partito Popolare Europeo si conferma in testa, grazie a una buona prestazione in Spagna, Germania e Paesi dell’Est, ma con un vantaggio ridotto rispetto ai principali rivali del Partito del Socialismo Europeo. Questo sostanziale (quasi) pareggio potrebbe portare a scenari molto complicati per la designazione del prossimo Presidente della Commissione Europea. Difficilmente infatti i candidati di PPE e PSE, Jean-Claude Juncker e Martin Sculz, potranno ottenere l’appoggio necessario, anche se ieri sera Juncker veniva presentato negli ambienti del PE come ‘futuro Presidente della Commissione’. Si potrebbero invece aprire nuove prospettive di negoziato e compromesso, con il fondamentale apporto dei capi di Stato e di governo, che si incontreranno già martedì.

Fra questi, ci sono vincitori e vinti. Questo il tratto rilevante delle elezioni: difficile distinguere un trend europeo, ma tante situazioni differenti che vanno a sommarsi disordinatamente nel PE.

Al tavolo si siederà il grande sconfitto, François Hollande: il Partito Socialista crolla sotto i colpi di Marie Le Pen e del suo Front National, il vero vincitore anche fra le forze euroscettiche. Il risultato francese è il più significativo di queste ore: non solo perché si tratta di uno dei Paesi centrali nella struttura europea, ma per le proporzioni di quanto accaduto. La tragica caduta del PS mina il già traballante governo Hollande, costretto a convocare una riunione d’emergenza già questa mattina, e lancia la sfida euroscettica della Le Pen.

Anche altri euroscettici sorridono però: l’UKIP di Nigel Farage si impone in Gran Bretagna davanti al Labour e spinge sempre di più Londra lontana da Bruxelles. Farage stesso ha però affermato che l’UKIP non si alleerà con il Front National al PE. Intanto, Gert Wilders in Olanda, alleato della Le Pen e della Lega Nord in Italia, si qualifica secondo, mentre altre forze del Nord Europa notoriamente contrarie all’integrazione, come i Veri Finlandesi, non hanno sfondato.

Cruciali poi i movimenti interni alle due grandi famiglie politiche europee, PPE e PSE. Si conferma sicuramente Angela Merkel, che, nonostante una buona crescita dei socialdemocratici, vince le elezioni in Germania e si conferma azionista di maggioranza del PPE, mentre Forza Italia e UMP in Francia si attestano su risultati meno entusiasmanti.

Nel PSE invece il vero vincitore è Matteo Renzi, che porta il Partito Democratico ad essere il primo partito socialista a livello europeo: una svolta che potrebbe permettere al premier di imprimere quella svolta all’Europa sul tema della crescita tanto sbandierata nei mesi scorsi. Per di più, aumenta anche il peso dell’Italia nella scelta delle future figure istituzionali europee: non solo Presidente della Commissione, ma quelli di  PE e  Consiglio Europeo, oltre che l’Alto Rappresentante.

A sinistra del PSE però fa rumore la vittoria di Alexis Tsipras in Grecia. Il Paese, prostrato dalla crisi economica e dalle politiche di riforma imposte in questi anni, affida le proprie speranze di rinascita al candidato alla presidenza della Commissione delle forze della sinistra europea, mentre le forze di governo faticano.

Tirando le somme, gli euroscettici si impongono come si attendeva, sfiorando la soglia dei 200 europarlamentari e assestando dei colpi durissimi, soprattutto in Francia. Si dovrà fare i conti con loro e con la diffidenza nei confronti dell’UE di cui si faranno portatori. Tuttavia, si presenteranno divisi in aula. Inoltre, l’affermazione netta, seppur dal significato differente, dei partiti di governo di Merkel in Germania e Renzi in Italia ridà fiato al progetto di integrazione in due Paesi chiave. Il Parlamento Europeo diventa terreno di battaglia, ma la partita non si giocherà solo lì. L’UE entra certamente in una fase turbolenta.

(Foto: Wikimedia Commons) 

L' Autore - Luca Barana

Vicedirettore e Responsabile Istituzioni e Affari Generali – Conseguita la laurea triennale in Scienze Politiche, ho scoperto un vivo interesse per la politica internazionale. Laureato magistrale in Studi Europei con una tesi sulle Relazioni esterne dell’UE, incentrata sul contributo alla cooperazione allo sviluppo delle relazioni interregionali con l’Africa. Appassionato di giornalismo, ricopro il ruolo di vicedirettore di Europae.

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