lunedì , 19 febbraio 2018
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Europae e OSARE di scena a Torino con “La democrazia dopo la troika ?”

troikaDEFINITIVO“La democrazia dopo la troika ?”:  interrogativo ambizioso quello cui, nel pomeriggio di mercoledì, ha provato a dare risposta il panel intervenuto al dibattito organizzato da Europae e dalla sua costola associativa OSARE Europa, in collaborazione con Euractiv.it, il Centro Studi sul Federalismo (CSF) e con il patrocinio della Città di Torino.

Guidate dal direttore di Euractiv.it Giampiero Gramaglia nelle pieghe di un confronto che ha intrecciato le dinamiche della crisi economico-sociale europea con la direttrice che porta alle elezioni del prossimo maggio, le voci levatesi dall’aula magna del Campus Luigi Einaudi di Torino hanno poi ampliato il ventaglio delle questioni che attanagliano la prossima tornata elettorale a dodici stelle. Sarà un voto realmente differente? Riusciranno i cittadini europei ad invertire, con il proprio voto, la deriva quasi “anarchica” della governance economica dell’Ue ?

IMG_5524-1Anarchica perché – afferma Giangiacomo Migone, docente all’Università di Torino e già presidente della Commissione Esteri del Senato – le dinamiche della globalizzazione hanno sovvertito la gerarchia del potere internazionale, dando alla finanza ciò che fu della politica ed elevando il livello decisionale ben al di sopra della portata dei singoli Stati nazionali, in primis quelli europei, i cui compromessi al ribasso hanno finito per indebolire qualsiasi autentico tentativo di riforma in senso comunitario. E’ inutile, in questo caso, parlare di rafforzamento della democraticità laddove l’espressione popolare non si traduca nell’esercizio di un reale potere.

IMG_5509-1Si badi: ad essere discusso qui non è il potere del Parlamento Europeo, cui dopo l’approvazione del Trattato di Lisbona  – spiega Flavio Brugnoli, direttore del Centro Studi sul Federalismo – spetta la codecisione sul 90% dei provvedimenti adottati dall’Ue (da cui, giova ricordarlo, deriva circa il 70% delle leggi italiane). E in verità, anche la presunta non democraticità della Commissione europea s’infrange contro la procedura di approvazione parlamentare cui è sottoposto il gabinetto di commissari, peraltro nominato dai governi nazionali.

Certo, oggi alle viste non vi sono alle viste nuovi Jacques Delors o altre ambiziose strategie di crescita come quella (puntualmente disattesa) di Lisbona. Il mix di pavidità governativa e inefficacia, se non assenza, degli strumenti istituzionali ha così portato l’Ue ad entrare indifesa nel turbinio della crisi finanziaria, intervenendo solo con ritardo con riforme comunque rilevanti come il Fiscal Compact, il Two Pack o il Six Pack. Riforme che non hanno comunque evitato l’affidamento ad un sistema direttoriale – la troika, appunto – in cui l’Unione Europea ha finito per mostrare il solo lato tecnico-burocratico, appiattendosi anche su un unico modello economico ispirato ad austerità e riforme strutturali.

IMG_5518-1Modello sul quale Fondo Monetario Internazionale, BCE e Commissione Europea finirono per scontrarsi già nel giugno 2013 e da cui, malgrado gli esiti positivi dei programmi di salvataggio di Irlanda e, in parte, Portogallo, si è generata gran parte dell’ondata di euroscetticismo oggi dominante. Il caso Grecia è esemplificativo di un meccanismo in cui la parte democraticamente legittimata dei negoziati (i governi) viene ridotta in minoranza, vedendo così ridotta la possibilità di influenzare la ricetta dei programmi di condizionalità. Possiamo quindi trovare un’alternativa all’austerità, all’imposizione forzata del rigore in una fase di depressione ? Valentina Cera, dottoranda in Diritti e Istituzioni, aggiunge così ulteriore pepe alla discussione, puntando il dito su un “pensiero unico di matrice neoliberista” che, prima di riconoscere il suo stesso fallimento, ha comunque contribuito ad aumentare l’impopolarità dell’Unione europea, deviando l’attenzione dalla necessità di curare il male originiario, ossia l’assenza nel quadro istituzionale di strumenti comunitari di risoluzione della crisi.

Potranno le elezioni cambiare i colori di questo quadro ? Forse no, ed affidare alla tornata elettorale un qualche potere taumaturgico rischia di essere controproducente. Eppure, il solo pensare possibili coalizioni tra PPE e PSE per combattere l’euroscetticismo dimostra una valenza politica sinora sconosciuta per un’elezione europea, una possibilità di politicizzare l’issue Europa in un dibattito sulle capacità della stessa di impattare sulle dinamiche economiche che la coinvolgono, perché la troika non sia che una momentanea distrazione.

In foto, il panel della conferenza a Torino. Da sinistra, il direttore di Europae Antonio Scarazzini, il Sen. Giangiacomo Migone, il direttore di Euractiv.it Giampiero Gramaglia, Valentina Cera dell’Università di Torino e Flavio Brugnoli, direttore del CSF. (foto: Tullia Penna – OSARE Europa 2014)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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