18comix

Europee: vincono l’eurofobia e l’europeismo di reazione

Risultati elettorali all’insegna dell’europeismo. Un’affermazione che potrebbe far storcere il naso a molti politologi e statistici di professione. In realtà una lettura in tal senso, alternativa dei risultati elettorali è possibile. L’europeismo in questione non è però quello propositivo che molti avrebbero auspicato. A vincere alle elezioni europee è stato l’europeismo di reazione, e questo dato è confermato ampiamente dall’avanzata delle destre eurofobiche ovunque in Europa. I risultati in Francia, in Gran Bretagna e persino in Italia, infatti, non vanno sottovalutati.

E il risultato italiano, contro ogni aspettativa, evidenzia più di ogni altro cosa intendiamo per europeismo di reazione. Ad uno sguardo superficiale a qualunque sondaggio precedente a domenica 25 maggio, nessuno si sarebbe mai sognato un plebiscito attorno al Partito Democratico di Matteo Renzi. E qui bisogna chiedersi, quanta proposta c’è nel risultato del PD? Quanto contano le promesse nazionali e gli 80 euro in questo clamoroso risultato? Probabilmente una certa incidenza delle promesse e dei bonus accordati da questo esecutivo agli italiani v’è stata, tuttavia non si può certo spiegare questo exploit semplicemente alla luce di un aumento in busta paga di ottanta euro. Se il PD ha stravinto queste elezioni è perchè le hanno vinte anche gli euroscettici. Un gioco non a somma zero, dunque.

Si prenda il caso italiano. Il Movimento 5 Stelle ha preso il 21,2%, la Lega Nord il 6,2%, Fratelli d’Italia il 3,7%. A questi si aggiunga circa un 2% di quelle due liste di estrema destra che per un motivo o per un altro non sono riuscite a partecipare alla competizione elettorale, Forza Nuova e Casapound, che tradizionalmente alle elezioni politiche riescono a giungere a risultati attorno all’1%. E infine si ipotizzi (in difetto) che circa il 2% degli elettori di Forza Italia abbia votato in maniera tradizionale, pur avanzando istanze euroscettiche: del resto Berlusconi non è nuovo a sparate su Bruxelles. Tutte insieme queste forze sarebbero giunte a circa il 35% delle preferenze. E allora se le divisioni e i personalismi hanno frammentato il panorama euroscettico italiano, non va però sottovalutato un dato aggregato che dice ben altro.

Ha vinto l’eurofobia, ma ha vinto anche e soprattutto l’europeismo di reazione. Di fronte a questo ipotetico 35% di euroscettici italiani, si è così costituito un muro del 41% – non ipotetico – che ha votato il PD in reazione ad una possibile avanzata di quelle forze che hanno promesso un cambiamento troppo forte, la dissoluzione dell’Europa, che tutto sommato spaventa di più del Fiscal Compact. Gli italiani hanno votato così il partito che più di chiunque altro ha rappresentato una vera resistenza al cambiamento. I piccoli partitini euro-propositivi hanno perso: non ha vinto la proposta europea, ha vinto la reazione.

Ora a Bruxelles iniziano le danze. Al Parlamento Europeo assieme ai due gruppi principali, il PPE con 212 seggi e S&D con 187, ci saranno anche le forze euroscettiche, che, sebbene frammentate, conteranno tutte insieme circa 140 eurodeputati. Non è facile immaginare una cooperazione tra Grillo e Le Pen, tra Salvini e Farage: tuttavia non deve essere sottovalutata la loro forza relativa e la possibilità che facciano blocco e che, all’emergere di qualche franco tiratore, possano ribaltare l’indecisione moderata trasformandola in un punto di forza politico oggi ed elettorale domani.

L’europeismo di reazione ora deve discutere e trovare una base comune con l’europeismo di proposta. I 72 deputati dell’ALDE devono quindi costituirsi come piattaforma di supporto al PPE e ai S&D, mentre questi due devono comprendere che il pericolo eurofobico non è stato sconfitto, ma ha solo iniziato il proprio cammino. Un cammino che può essere bloccato e una minaccia che può rientrare solo a condizione che l’Europa cambi davvero verso. Nei prossimi cinque anni, dunque, occorrerà perdere meno tempo sulla dimensione delle zucchine e considerare molto di più le istanze dei popoli europei oppressi dalla disoccupazione, dalle ondate crescenti di immigrati e da tradizioni che vanno sempre di più a scomparire. Se l’Europa si avvicinerà ai cittadini, essi di sicuro si allontaneranno dalle promettenti derive populiste.

In foto Matteo Salvini a un evento ‘No Euro’ del novembre 2013 (Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Aldo Carone

Laureato con lode presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha condotto la propria tesi di laurea utilizzando un approccio multidisciplinare utile a descrivere da diverse prospettive le politiche di sicurezza e difesa dell'Unione Europea. Ha frequentato corsi presso la London School of Economics and Political Science, l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) e l'Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali (ASERI). Attualmente è iscritto al corso magistrale di Relazioni Internazionali - curriculum di Strategia e Conflitti Internazionali – presso l'Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Per Europae si occupa di tematiche relative alle politiche europee di sicurezza e difesa, di relazioni UE-USA e di conflitti internazionali.

Check Also

Parlamento europeo, Strasburgo per la sede unica?

di Jennifer Murphy Anni di dibattiti sembrano aver portato esponenti politici di diversi schieramenti ad …

2 comments

  1. “EuroFOBIA” (?????????)
    “La dissoluzione dell’Europa” (???????????)
    Ma di cosa parli?

    Mi viene da ridere…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *