martedì , 21 agosto 2018
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I Verdi Europei: ecologia e giustizia sociale prima di tutto

Con il nuovo anno i principali partiti europei hanno iniziato a portare la campagna per l’elezione dell’ottavo Parlamento Europeo tra cittadini e potenziali elettori. Per i Verdi Europei, invece, questo processo si è aperto già in autunno con le primarie per l’elezione dei due candidati di punta (vinte da Ska Keller della Federation of Young European Greens e José Bové di Europe Ecologie – Les Verts).

Nel corso di quei tre mesi, i quattro candidati (oltre ai due anche Rebecca Harms di Bündnis 90/Die Grünen e Monica Frassoni per la Federazione dei Verdi) avevano percorso l’Europa in lungo e in largo cimentandosi in dibattiti e conferenze che, oltre a sostenere la propria candidatura, avevano lo scopo di far conoscere il programma elettorale ecologista ad un’opinione pubblica – quella europea – sempre più distante dall’Unione Europea. Le primarie si sono concluse alla fine di gennaio. All’assemblea elettorale del 22 febbraio non si trattava quindi di eleggere o nominare i volti della campagna e affermare lo smarcamento dalle politiche fiscali restrittive, ma di presentare le iniziative concrete e l’approccio 2.0 della campagna elettorale.

La prima metà della giornata è stata occupata dalla discussione e conseguente approvazione del Manifesto Comune, un documento che illustra le priorità politiche che sorreggono l’azione della compagine Green: ambientalismo e sviluppo in armonia con la Natura; giustizia sociale inscindibile da inclusione sociale; battaglia federalista che porti sia ad una maggior applicazione del principio di sussidiarietà, ad un maggiore autogoverno locale (i Verdi siedono al PE con l’Alleanza Libera Europea, di ispirazione regionalista) e ad una maggiore condivisione della sovranità a livello sovranazionale; un’analisi psicologica della crisi come «creatrice di paura» che apre spazi politici al populismo.

Nella seconda parte invece, si è svolta l’assemblea plenaria durante la quale si sono avvicendati numerosi esponenti. Indicativa, per capire la teoria e pratica politica dei Verdi Europei, è stata una frase che José Bové ha pronunciato – inaspettatamente, in inglese – nel corso della video-chiamata che ha aperto la seduta: l’ecologista francese, in collegamento da Nantes, ha affermato che è nella natura dei Verdi avere «one foot in the institutions and one foot on the ground». È questa forse una delle peculiarità dei movimenti ambientalisti, per i quali il lavoro nelle istituzioni non è – parafrasando von Clausewitz – la continuazione della lotta di piazza con altri mezzi, bensì un complemento necessario e imprescindibile.

Da interpretare in questo senso anche le parole di Monica Frassoni, co-Presidente del Partito che ha definito una «famiglia politica europea indipendente» la varietà dei partiti all’interno della famiglia ambientalista. Una varietà da vedere come un punto di forza rispetto alla classica divisione tra destra e sinistra.  L’obiettivo della “Famiglia dei verdi” in Europa sarà battagliare sia contro la scarsa sensibilità ecologica dei popolari (e in passato di Barroso), sia contro le ambiguità di ALDE e PSE e l’immobilismo di GUE/NGL definita una «forza politica interdittoria, capace solo di dire no».

Proprio quest’ultima forza, guidata dal greco Alexis Tsipras, sembra essere la maggiore concorrente dei Verdi Europei in questa tornata elettorale. Tuttavia sul palco non è stata mai nominata, se non da Ska Keller che poi, interrogata direttamente sulla questione, non avrebbe chiuso a possibili collaborazioni con il fronte neocomunista ed eco-socialista. In questo Monica Frassoni si è spinta anche oltre, definendoli, «nella passata legislatura assolutamente irrilevanti». Con l’andamento dei sondaggi che li danno in calo nel numero dei seggi è comprensibile la volontà dei Verdi Europei di smarcarsi sia dai partiti “governativi”, che dall’opposizione “di sinistra”.

Ci si potrebbe peraltro chiedere, in un momento storico in cui l’ambiente è diventato argomento di interesse per tutte le formazioni politiche, quale sia la peculiarità dei partiti ambientalisti. Nella corsa alle elezioni europee forse più importanti nella storia dell’Unione, segnate dallo spettro delle politiche di austerità propugnate dalla Troika e dalla conseguente risposta populista di numerosi partiti del continente, un candidato catalano ha affermato che il sogno europeo è – in contrapposizione al sogno americano – «nessuno verrà lasciato indietro». I Verdi nella loro Assemblea hanno ribadito che c’è un sola modo per mantenere vivo questo sogno, una sola via d’uscita da questa crisi: «cambiare l’Europa, votare Verde»

Photo: © greensefa, 2010, www.flickr.com

L' Autore - Sebastiano Putoto

Laureando magistrale tra Italia e Germania in International Business and Economics, con specializzazione in Macroeconomia. Nato e maturato a Bruxelles, emigrato presso le Università di Pavia, Tolosa e Tubinga, mantiene il suo campo base in territorio belga-fiammingo. E’ co-fondatore di TRAM:E (Teoria, Riflessione, Azione, Movimento: Europa). Poca dimestichezza con i confini, nazionali e individuali. Poliglotta.

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