martedì , 14 agosto 2018
18comix

Juncker: in tre sulla stessa barca per dirgli “no”

La foto li ritrae tutti e quattro su una barchetta di legno, il Primo Ministro svedese Fredrik Reinfeldt – in qualità di padrone di casa – ai remi, il premier olandese Mark Rutte a prua, David Cameron e Angela Merkel a poppa, come una coppietta. Il giro in barca sul fiume, secondo la BBC, è un classico delle visite presso la residenza di campagna del premier svedese, e offre ai partecipanti la possibilità di un incontro riservato, seppur in piena vista.

L’incontro tra i quattro tenutosi ieri è l’ultima mossa ideata da Cameron per impedire la nomina di Jean Claude Juncker a Presidente della Commissione. Juncker è lo Spitzenkandidat, il capolista, come dicono i tedeschi, del Partito Popolare Europeo: il partito che, nonostante l’ondata di euroscettici ed estremisti, è il vero vincitore delle elezioni europee. Con 221 seggi il PPE ha la maggioranza relativa e il diritto di cercare per primo una maggioranza parlamentare in grado di sostenere la candidatura di Juncker: lo hanno ammesso anche i socialisti del gruppo S&D, subito dopo il voto.

Lo ha ammesso, un po’ riluttante, il Consiglio Europeo, che non si è espresso sul nome da proporre, ma il cui orientamento sembra essere questo: Juncker può fare almeno un tentativo, ovvero cercare i 376 voti che servono al Parlamento Europeo per eleggere il Presidente della Commissione. L’ex premier lussemburghese ed ex Presidente dell’Eurogruppo non è stato, durante la campagna, un candidato particolarmente attivo, né sembrava molto interessato alla carica in palio. Ma il gioco adesso è più grande, perché anche lui, come gli altri quattro candidati, ha promesso in diretta TV che il nuovo Presidente della Commissione sarebbe stato uno di loro: unico modo per dimostrare che le istituzioni europee sono democratiche e ascoltano i cittadini.

Esattamente il contrario di quanto pensano David Cameron e gli inglesi tutti (diciamo molti). Già da prima delle elezioni i conservatori britannici si sono opposti all’idea che i candidati venissero scelti dal Parlamento, privando di potere gli Stati membri. Dopo il risultato poi, è nato un fuoco di fila. Il 31 maggio, l’Economist ha descritto l’esperimento dei candidati europei come un flop: “Il grande duello tra Schulz e Juncker è il risultato in una serie di stanche discussioni sul bisogno di più Europa”. Il Financial Times, il 29 maggio, scriveva in maniera diretta che “sarebbe un grande peccato se i politici rifiutassero questo messaggio [di cambiamento, ndr] e scegliessero un federalista vecchia scuola come Juncker”. Tre giorni dopo pubblicava un editoriale dal titolo “Fermate Juncker per salvare la vera democrazia in Europa” in cui Gideon Rachman si divertiva a elencare le tre caratteristiche del lussemburghese che irritano gli inglesi: l’autocompiacimento, il federalismo, le battute che non fanno ridere.

Per entrambi i giornali a dover prendere la carica più alta della Commissione dovrebbe essere Christine Lagarde, Direttore del Fondo Monetario Internazionale, che però ha già declinato l’invito, venerdì scorso, ricordando che “ho già un lavoro”. Se questa non è una sorpresa, può esserlo che anche il Guardian si sia espresso con favore nei confronti di Lagarde. O che Ed Miliband, leader del Labour Party, abbia dichiarato lunedì che se anche il gruppo S&D deciderà di sostenere Juncker, in una grande coalizione con i popolari, gli eurodeputati Labour voteranno contro. Per condire la discussione con un po’ di understatement, il tabloid SUN – non certo il migliore esempio di giornalismo anglosassone – ha titolato il 4 giugno “Le sei ragioni per cui Jean Claude Juncker è l’uomo più pericoloso d’Europa”.

Il problema, per David Cameron, è trovare qualcuno che lo supporti nella sua battaglia per riaffermare il potere degli Stati sul Parlamento Europeo. Per questo è stato organizzato l’incontro di lunedì con Reinfeldt e Rutte, entrambi sulle posizioni inglesi: convincere Angela Merkel a formare una minoranza di blocco in Consiglio. La Cancelliera tedesca si trova a sua volta in una difficile posizione: da un lato i  britannici, che minacciano di andarsene, dall’altra l’opinione pubblica tedesca, che le ha chiesto a gran voce di schierarsi con Juncker e con il voto degli elettori. Tutti quindi, letteralmente, sulla stessa barca.

Photo: © Number 10, 2014, www.flickr.com

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

Check Also

Parlamento europeo, Strasburgo per la sede unica?

di Jennifer Murphy Anni di dibattiti sembrano aver portato esponenti politici di diversi schieramenti ad …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *