sabato , 25 novembre 2017
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Juncker: l’endorsment travisato di Daniel Cohn-Bendit

La notizia ha fatto effetto a molti: Daniel Cohn-Bendit, Danny le rouge, il politico franco-tedesco bandiera del maggio parigino e europarlamentare di lunga data, invita il gruppo dei Verdi nel Parlamento Europeo a votare Jean Claude Juncker come prossimo Presidente della Commissione. Effettivamente non è una cosa da poco, nonostante l’ex Presidente del gruppo abbia abituato negli anni a posizioni controverse, discutibili, nate spesso in seno alla storica diatriba interna al partito tedesco (e quindi di riflesso, almeno per le prime legislature, a quello europeo) tra fundis, i “fondamentalisti” ecologisti, e realos, i governativi, di cui Cohn-Bendit, assieme all’ex Ministro degli Esteri tedesco Joschka Fischer, era il leader.

Un endorsement così netto però, così chiaro, non può lasciare indifferenti. Si tratta di una notizia ad effetto. L’effetto prodotto subito sui commenti di vari utenti tedeschi sui social network: “quando voti verde diventa sempre nero”, “se la CDU perde voti a destra li riguadagna dai Verdi”. E sì che almeno loro non avrebbero avuto difficoltà linguistiche nel leggere l’intera intervista rilasciata da Cohn-Bendit al Frankfurter Rundschau. In Italia i lanci di agenzia riportavano solo le testuali parole “suggerisco agli europarlamentari di schierarsi dietro di lui” (sic!), le poche altre testate giornalistiche nazionali che hanno dato la notizia riportavano esattamente le stesse parole. Non si poteva capire cosa intendesse Danny, se fosse ammattito o avesse improvvisamente sposato la causa del Partito Popolare Europeo.

Danny le rouge non è ammattito, tanto meno è diventato Danny le noir: è vero, invita gli europarlamentari del GREENS/EFA a sostenere Juncker come Presidente della Commissione, ma lo fa per sottolineare l’importanza di un Parlamento Europeo veramente in grado di eleggere, grazie ad una maggioranza specchio del risultato elettorale nei 28 Paesi membri, il Presidente della Commissione Europea. Dice nell’intervista rilasciata: “Il Parlamento deve agire in maniera intelligente, e dire al Consiglio con chiarezza, prima del prossimo vertice, che Juncker ha una maggioranza. Io consiglierei ai Verdi, pur avendo molto da ridire contro Juncker, di assicurare la sua maggioranza. Solo così potremmo sperimentare veramente l’evoluzione della democrazia europea”.

Il concetto cambia, e non di poco. Cohn-Bendit, nel consigliare di sostenere Juncker, non fa calcoli politici di colore, bensì esprime con chiarezza una necessità politica istituzionale, quella di un Europarlamento finalmente centro del funzionamento dell’Unione Europea, come lo è (dovrebbe essere) negli ordinamenti statali, che possa sentirsi forte del voto di 170 milioni di cittadini. Continua nell’intervista: “Dobbiamo permettere un’elezione diretta del Presidente della Commissione. Un parlamento più forte, un Presidente più forte, questo è necessario. Solo allora chi verrà eletto potrà dire ad un Primo Ministro o ad una Cancelliera: io sono stato votato da 170 milioni di persone, e tu? Solo così egli avrebbe la stessa legittimità di un capo di governo e verrebbe finalmente trattato da pari”.

Daniel Cohn-Bendit non è ammattito, vuole un vero Parlamento Europeo. E se i risultati elettorali hanno dato un vantaggio al PPE, allora è giusto che sia il candidato del PPE a formare la Commissione, senza che il Consiglio debba porre veti o proporre nomi. Juncker non sarà la scelta migliore, ma di certo quella più legittimata: certo è da chiedersi, visto l’exploit delle forze anti-europeiste e la recente minaccia di Cameron, se sia questo il momento giusto per non fare la scelta migliore.

Photo: © Marc Wathieu, 2008, www.flickr.com

L' Autore - Daniele Marchi

Studente presso l'Università di Torino, laureato a Trento in Studi Internazionali con una tesi su Alexander Langer ed il suo progetto per un corpo civile di pace europeo. Sono volontario di Operazione Colomba, corpo nonviolento di pace, con cui ho partecipato al progetto in Colombia, presso la Comunità di Pace di San Josè de Apartadò. Mi occupo di risoluzione pacifica dei conflitti, confidando che un giorno l'Unione Europea diventi potenza di pace.

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