domenica , 18 febbraio 2018
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Le Pen, Wilders, Grillo e Farage: i ribelli all’assalto dell’impero europeo

I partiti che rifiutano totalmente l’Unione Europea e ne auspicano il disfacimento si trovano sull’orlo di un successo continentale annunciato. Le elezioni del 22-25 maggio ci diranno se l’avanzata sarà tale da sconvolgere l’operato stesso delle istituzioni, che già si trovano in una delicata transizione per via dell’innovativo sistema di selezione del Presidente della Commissione per investitura popolare indiretta.

Non è difficile comprendere le ragioni di questo sviluppo: i 5 anni di crisi economica senza precedenti si sono sommati alla percezione, già ampiamente diffusa, di istituzioni lontane dalla vita dei cittadini, viste come mostri burocratici controllati dal capitale transazionale per portarne avanti l’agenda di abbattimento delle frontiere e del welfare. L’inefficienza e relativa inefficacia del processo decisionale europeo, che non permette di tracciare una relazione di causa ed effetto e quindi di responsabilizzare gli attori politici – parlamentari in primis – ha fatto il resto.

La novità, tra i diversi movimenti “populisti” che potrebbero diventare i partiti più votati in Francia, Regno Unito, Paesi Bassi (ma anche in Finlandia e Austria), è l’abbozzo di una strategia coordinata a livello europeo per colpire l’Unione da più fronti. Non si è trattato di un processo facile: Marine Le Pen, erede del neofascismo francese riconvertita ad un populismo anti-globalizzazione, non potrà mai intendersi totalmente con Nigel Farage, che si colloca nella tradizione anti-europeista britannica e che ha accelerato, con la sua blanda xenofobia, la fine del partito più esplicitamente razzista, il British National Party.

L’iniziativa viene proprio dalla figlia del decano dell’estrema destra francese. In seguito all’ottimo risultato delle elezioni municipali di marzo, Le Pen ha chiamato alle armi i suoi colleghi in tutto il continente, per realizzare una forza comune “per la difesa delle nazioni, il ritorno della democrazia, della sovranità dei popoli e delle identità nazionali”. Se il terreno è sicuramente fertile per un’intesa a livello continentale, l’obiettivo dello UK Independence Party di uscire semplicemente dall’UE lo pone in una sfera differente. L’astuto Farage, nonostante un forte feeling con il Movimento 5 Stelle, non ha quindi alcun interesse ad accostare il suo nome a quello di altri europei, anche se avversari dell’Unione.

Maggiore successo ha avuto invece Le Pen con l’olandese Geert Wilders del Partij voor de Vrijheid (Partito della Libertà). I due hanno stretto un patto di coordinamento a Strasburgo che sembra il preludio a un gruppo parlamentare comune. Questo grazie alle somiglianze tra i due partiti: xenofobi, nazionalisti e fortemente ostili all’idea stessa di globalizzazione di cui Bruxelles rappresenta solo un’epitome, anche se la più importante. A questa “Alleanza ribelle” si è unita con entusiasmo la Lega Nord di Matteo Salvini, mentre il Movimento 5 Stelle, che pure ha molte affinità con il Front National (FN) con il quale condivide la retorica del “né destra né sinistra”, sembra avere snobbato i cugini d’oltralpe.

La ragione risiederebbe nella matrice “ideologica” dell’FN, non condivisa dal “pragmatismo” a 5 stelle, il quale sembra aderire ad un euroscetticismo più simile a quello della galassia di sinistra che fa riferimento a Tsipras: no all’Europa dei burocrati e dell’austerity, sì ad un’Europa che ascolti i popoli e sia “solidale”. All’apparenza il messaggio è simile, ma l’esito auspicato è differente: da una parte, un imprecisato ritorno allo Stato-nazione (inclusa la Padania) e alla sovranità monetaria, dall’altro un passo avanti verso un’integrazione dal volto più umano, anche se condito con politiche economiche potenzialmente distruttive per l’Unione (si pensi al rifiuto del debito pubblico o al reddito di cittadinanza promesso dal comico genovese).

Per questo Beppe Grillo e Le Pen faticano ad intendersi: anche se entrambi pescano a piene mani dall’elettorato di sinistra, la seconda non rinnega la sua collocazione politica e le sue origini (al punto che la destra francese mainstream si rifiuta di entrare in coalizione con l’FN), mentre il primo non è interessato ad accostare la propria novità dirompente ad un nome che, in Italia, farebbe fuggire i molti delusi del centrosinistra che guardano al suo movimento. La tattica, anche tra gli euroscettici, sembra al momento prevalere sulla strategia.

In foto un comizio di Marine Le Pen a Parigi (Foto: Flickr, MLP2012)

L' Autore - Shannon Little

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