domenica , 25 febbraio 2018
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Marine Le Pen: il nuovo successo delle idee radicali

A poche settimane dal voto europeo, il sorridente viso di Marine Le Pen è il più fotografato e cliccato del continente: l’interesse attorno alla sua forza politica non è mai stato così pronunciato e anche trasmissioni italiane di approfondimento fanno a gara per ospitarla in studio o intervistarla. Occasioni in cui la Le Pen esibisce le indubbie capacità retoriche e comunicative che l’hanno fatta volare nei sondaggi ben oltre il 20% dei consensi.

Le cause di questa ascesa sono varie. In particolare l’enorme distanza creatasi tra cittadini ed istituzioni. Separazione accentuata dai fenomeni di globalizzazione e finanziarizzazione degli ultimi decenni, che hanno smaterializzato sempre più le esistenze dei singoli, minando alla base la percezione degli individui di poter “contare qualcosa” nella definizione delle scelte collettive.

Il Front National è diventato un fenomeno continentale perché le motivazioni che l’hanno reso così forte sono comuni a molti Paesi, europei e non solo: negli Stati Uniti è appena uscito un paper (Elites, Interest Groups and Average Citizens dell’università di Princeton) che sta facendo parlare tantissimo di sé. Dimostra con un’ottica quantitativa come la politica statunitense negli ultimi decenni sia stata modellata dalle classi abbienti: nella grande maggioranza dei casi, il cittadino medio ottiene l’esito politico voluto solo quando la sua opinione è in accordo con quella di èlites e gruppi d’interesse. Se i politici devono scegliere tra gli interessi dei ricchi e quelli della classe medio-bassa, scelgono quasi sempre i primi. Lo studio pare inoltre confermare che gli argomenti di cui la politica si occupa sono “suggeriti” dalle lobby stesse. Insomma, sembra confermare la percezione che i politici siano solo marionette da circo.

Un sentimento di sfiducia acuito da diseguaglianze e crisi: si è disposti ad accettare un sistema che “non protegge l’individuo” finché tutto fila liscio e si intravede una certa mobilità sociale e possibilità di costruire un avvenire. Se invece avanzano povertà e precarietà – lavorativa ed esistenziale – la piega diventa decisamente inquietante. La democrazia, per quanto mal funzionante ed elitaria, può tirare avanti finché regge il quadro economico-sociale. Se quest’ultimo salta prima o poi si svilupperanno movimenti che vorranno rifondarla su nuove basi e nuovi orizzonti, con un programma dalle parole d’ordine semplici e diverse rispetto al già-sentito.

Tutto ciò può essere eccitante per una larga fascia dell’elettorato: ne sono esempio politici e intellettuali che ripropongono un ritorno alla comunità nazionale e alle proprie radici in un contesto massificato e omogeneizzato dal trionfo del materialismo. Non è un caso il recente successo di Vladimir Putin in Europa e nel mondo: con l’appoggio della chiesa di Mosca, intende riproporre una visione di società incentrata su valori e tradizione, in contrapposizione al caos globale partorito dalla deregulation economico-morale voluta da Stati Unitie alleati. Non importa quanto i propositi di Putin siano aderenti alle azioni, l’importante è creare una nuova narrazione politica basata su parole d’ordine che le ultime generazioni non hanno mai sentito: sovranità, orgoglio nazionale, “diritti” delle maggioranze, autonomia dall’ingerenza di organismi internazionali. Potrebbero essere gli albori di un processo di sfarinamento dei regimi democratici degli ultimi 50 anni. Potrebbe essere sacrilego per le èlites – e non immune da rischi – ma non è detto che le classi mediane o popolari delle società occidentali non decidano nei prossimi anni di votare per movimenti sempre più radicali e critici verso lo status quo. Difficile prevedere i possibili esiti. Comunque, come insegna la storia, gridare contro l’ arrivo dei barbari non avrà altro effetto che rafforzarli, o di rafforzarne le legittime istanze.

Per questo parlare di estrema destra con riferimento a Marine Le Pen rischia di essere limitante. Si tratta di una definizione-etichetta per i titoli dei giornali, che non coglie però l’essenza di ciò che sta accadendo nell’Occidente: un progressivo decadimento delle democrazie a causa di un’erosione continua del “contratto sociale” su cui queste democrazie si reggevano. A prescindere dall’esito delle elezioni del 25 maggio e del probabile boom di movimenti “di protesta” e astensioni, la sfida delle istituzioni comunitarie appare titanica. L’Europa è ormai – a torto e a ragione – associata ad una danarosa èlite di funzionari e burocrati ben lontani dai problemi delle persone comuni.

In foto Marine Le Pen (Foto: Blandine Le Cain – Flickr)

L' Autore - Giacomo Giglio

Laureato magistrale in Economia Internazionale, fin da giovanissima età ho avuto grande passione per la politica e l'economia. Critico con la visione classica dell'economia, mi occupo spesso di temi inerenti la crisi finanziaria e i travagli della zona Euro dopo lo scoppio della crisi 2008-09

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