domenica , 18 febbraio 2018
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NPD: voto senza soglia, i neo-nazi vanno al PE

Occhi puntati sull’asse Parigi-Berlino nell’ultima tornata elettorale europea. Se il timore dello sfondamento del “cordon sanitaire” da parte del Front National in Francia ha agitato gli animi sin dalle ultime amministrative transalpine, la rivoluzione in Germania è stata officiata – e non come pranzo di gala – dalla Corte Costituzionale Federale. A fine febbraio, infatti, Karlsruhe ha abolito lo sbarramento al 3% previsto dalla legge elettorale tedesca per le europee, rilevandone l’inutilità ai fini “del buon funzionamento del Parlamento Europeo”. La Corte ha preferito, in un’istituzione quale il PE, favorire la rappresentatività rispetto alla governabilità (che resta esigenza prioritaria invece per il Bundestag, per cui è mantenuto lo sbarramento al 5%). La Corte aveva forse già previsto l’incapacità dei partiti europei di imporre i propri Spitzenkandidaten al Consiglio Europeo?

Dalla decisione è conseguito comunque “un biglietto gratis per Bruxelles” per numerosi soggetti prima relegati all’attività extra-parlamentare, inaugurando così una stagione dei “Kleinparteien”, piccoli partiti che invieranno un unico europarlamentare a Strasburgo/Bruxelles:

  • Die Freien Wähler (confederazione di «liberi elettori» in quota ALDE);
  • Piratenpartei Deutschland (il Partito Pirata, attivo sul fronte della democrazia digitale, dato in quota Verdi/ALE);
  • Partei Mensch Umwelt Tierschutz (partito animalista che difende «Uomini, Ambiente, Benessere animale», Verdi/ALE);
  • Familien-Partei Deutschlands (FPD, Partito Tedesco della Famiglia, conservatore, che tra i punti programmatici ha l’allargamento del diritto di voto ai minori, esercitabile dai tutori legali);
  • Ökologisch-Demokratische Partei (partito ecologista conservatore, antico alleato del FPD, ora possibile nuovo acquisto del gruppo Verdi/ALE);
  • Die Partei (“Il Partito”, movimento satirico anti-establishment che alla «casta» rivolge velenosi sfottò e il cui Presidente ha affermato «invieremo ogni mese un europarlamentare diverso», fino ad esaurimento scorte);
  • infine, il temuto Nationaldemokratische Partei Deutschlands (Partito Nazional-democratico di Germania, di ispirazione nazional-socialista).

Molti di questi partiti sono divertenti, ridanciani, al più innocui. L’entrata all’Europarlamento dei neonazisti tedeschi desta al contrario preoccupazione. L’NPD condivide con Forza Nuova e altri camerati europei patti di fratellanza e comuni trascorsi dei propri militanti nelle gerarchie para-militari o nella scena musicale del Rechtsrock (rock identitario di destra). Se la preoccupazione si limitasse all’unico europarlamentare eletto sarebbe ingiustificata: l’NPD negli ultimi vent’anni non ha mai superato l’1.5% dei suffragi, ed è oltretutto, in queste europee, in calo di mezzo punto percentuale rispetto alle politiche del 2013.

Ci sarebbe poi quasi da gioire della non riconferma dei due europarlamentari del British National Party, partito britannico neofascista. Sull’onda dello sconforto per le politiche di austerità della Troika e del conseguente euroscetticismo, sono tuttavia numerosi i partiti controversi che siederanno nell’emiciclo. Alcuni di questi, come il già citato Front National o la Lega Nord di Matteo Salvini, pur qualificandosi come partiti di “destra radicale”, hanno quantomeno tentato un cosmetico rinnovamento della loro immagine pubblica (l’ingannevole “ni droite, ni gauche” di Marine Le Pen). Altri, come i greci di Chrysí Avgí (Alba Dorata), gli ungheresi di Jobbik o i bulgari di Atak sono più marcatamente nazionalisti, e si concedono numerosi richiami al Reich nei saluti, nei simboli, nei programmi.

L’NPD, in particolare, si è presentato alle elezioni europee con la piattaforma dei “quattro NO”: no all’UE, no alla “MultiKulti Republik” (il multiculturalismo repubblicano orgoglio della Germania moderna), no all’immigrazione, no all'”islamificazione” dell’Europa. Più di un tentativo è stato fatto – finanche dal Bundesrat, camera alta tedesca – per dichiarare illegale l’NPD, alla luce del programma politico corrotto da ideali anti-democratici e razzisti e dai richiami al nazional-socialismo. Tentativi andati per ora a vuoto, per la ritrosia delle corti tedesche a dichiarare illegale un partito politico e ricadere in errori del secolo scorso. Come gli sbarramenti elettorali trovano fondamento nella tragica storia della Repubblica di Weimar (la frammentazione partitica fu uno dei fattori che portarono all’ascesa di Hitler), così l’esistenza dell’NPD rimane a riaprire la terribile cicatrice del Reich, spettro di un passato duro a dimenticarsi.

Photo: © Prokura, 2011, www.flickr.com

L' Autore - Sebastiano Putoto

Laureando magistrale tra Italia e Germania in International Business and Economics, con specializzazione in Macroeconomia. Nato e maturato a Bruxelles, emigrato presso le Università di Pavia, Tolosa e Tubinga, mantiene il suo campo base in territorio belga-fiammingo. E’ co-fondatore di TRAM:E (Teoria, Riflessione, Azione, Movimento: Europa). Poca dimestichezza con i confini, nazionali e individuali. Poliglotta.

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