venerdì , 17 agosto 2018
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Verdi Europei: i candidati, Bové di lotta, Keller di governo

Concluse il 29 gennaio, le primarie aperte del Partito Verde Europeo designarono come Spitzenkandidaten la tedesca Ska Keller (11.791 preferenze) e il francese José Bové (11.726). Non stupisce che i candidati provengano dai due “Paesi guida” dell’Unione: sono questi in cui è più radicata la tradizione ambientalista, allorché molti partiti membri soffrono la crisi economica, che rende, a torto o a ragione, meno attraente l’alternativa ecologista. Per questo entrambi i candidati hanno girato «ogni Paese e ogni angolo d’Europa» durante le primarie e negli ultimi mesi di campagna elettorale.

Franziska Maria “Ska” Keller è un’esponente di spicco della Federazione dei Giovani Verdi Europei: classe 1981, nasce nella DDR sul confine tedesco-polacco e si laurea in Studi Islamici, Turchi ed Ebraici alla Freie Universität Berlin. La sua particolare storia personale, oltre ad averla resa poliglotta (parla sei lingue), è probabilmente ciò che ne ha fatto un politico estremamente sensibile alla questione dei migranti e delle politiche di asilo.

Europarlamentare dal 2009, siede nel Comitato Parlamentare Congiunto UE-Turchia e nell’Assemblea Parlamentare dell’Unione per il Mediterraneo, oltre che nei comitati per lo Sviluppo e per il Commercio Internazionale. Questi, così come i suoi discorsi in plenaria, mettono in evidenza i temi che le sono più cari e che costituiscono i suoi punti di forza: le critiche sia all’agenzia Frontex che pattuglia i confini esterni dell’UE e alla Translantic Trade and Investment Partnership (TTIP), l’accordo di libero scambio UE-Stati Uniti. Alle primarie si presenta per «essere la candidata verde dei giovani, la candidata di coloro che si sentono prima di tutto europei». È l’unica donna candidata alla Presidenza della Commissione.

Jospeh “José” Bové è un personaggio di culto del movimento altromondista: nasce nel 1953 nel Sud della Francia, in Aquitania. Riconoscibile dai baffi a manubrio e dall’immancabile pipa appesa alla bocca, agli studi universitari preferì la militanza nel movimento anti-militarista, resistendo insieme ai contadini occitani all’espansione della base militare di Larzac negli anni ’70 e diventando obiettore di coscienza. La vittoria dei contadini e dei pacifisti sancì la nascita del movimento alter-mondialista francese. Di simpatie anarchiche in gioventù – come un altro vecchio leone dell’ambientalismo francese, Daniel Cohn-Bendit – fu tra i fondatori di ATTAC e della Confédération Paysanne, sindacato contadino che vuole una riconversione dell’agricoltura ecologica, sostenibile e rispettosa delle tradizioni locali.

Prima di essere eletto nel 2009 al Parlamento Europeo tra le file di Europe Écologie-Les Verts e diventare Vice Presidente del Comitato sullo Sviluppo Agricolo e Rurale, Bové salì agli onori della cronaca per l’assalto ad un McDonald’s nel 1999, che gli costò 44 giorni di carcere. Non il primo, né l’ultimo arresto: incarcerato per tre settimane nel 1976 per aver distrutto documenti militari nella base di Larzac, Bové fu arrestato nel 2002 dalla polizia israeliana per aver fatto da scudo umano nel quartier generale di Yasser Arafat a Ramallah. Nel 2003 scontò alcuni mesi in carcere per aver estirpato colture di mais transgenico, prima di essere graziato dal Presidente Chirac. Dichiarato persona non gradita, nel 2006 gli venne rifiutato l’ingresso negli Stati Uniti. Candidato alle elezioni presidenziali francesi del 2007, si ritirò con clamore perché la sinistra radicale non aveva raggiunto un accordo su un candidato unico.

È tradizione verde avere due persone a riempire le cariche apicali nel partito per rispettare la parità di genere, ma questa volta la scelta poteva rivelarsi una bomba a orologeria. All’impronta radicale e movimentista del francese, la tedesca affianca una voce più moderata che preferisce operare secondo le regole dell’urna e del dibattito politico, piuttosto che lanciarsi in azioni dirette di contestazione. Se inizialmente la carica mitica di Bové avrebbe potuto offuscare l’inesperta Keller, non ancora rodata come gli altri candidati alla Presidenza a tempi e modi della campagna elettorale (e lo si è notato soprattutto nel primo dibattito), la coppia si è rivelata un assortimento riuscito proprio per la sua capacità di sposare entrambe le anime, di lotta e di governo, dell’ambientalismo europeo.

In foto i due candidati dei Verdi (Foto: European Greens – Facebook)

L' Autore - Sebastiano Putoto

Laureando magistrale tra Italia e Germania in International Business and Economics, con specializzazione in Macroeconomia. Nato e maturato a Bruxelles, emigrato presso le Università di Pavia, Tolosa e Tubinga, mantiene il suo campo base in territorio belga-fiammingo. E’ co-fondatore di TRAM:E (Teoria, Riflessione, Azione, Movimento: Europa). Poca dimestichezza con i confini, nazionali e individuali. Poliglotta.

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