mercoledì , 15 agosto 2018
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Verso le europee: l’Italia al voto con poco entusiasmo

Domenica 25 maggio si vota in tutta Italia per le elezioni europee (fino alle 11 di sera, visto che si vota un solo giorno). Nella stessa occasione si terranno anche le elezioni amministrative in alcuni comuni e le regionali, e per questo si parla di election day. La partita per le europee dovrebbe essere la più importante, ma per il momento ha ricevuto scarsa attenzione.

Venerdì scorso, ad esempio, quattro dei cinque candidati alla presidenza della Commissione hanno partecipato a un dibattito a Firenze, a Palazzo Vecchio. Il Presidente Napolitano era presente, il dibattito era condotto da una giornalista italiana e organizzato in collaborazione con Rai News. La Commissione Europea avvia molte proposte legislative: organizza e gestisce la Politica Agricola che turba i produttori di latte del Nord, riforma la Politica della Pesca, chiedendo un grande sforzo ai pescatori del Sud, pianifica le reti infrastrutturali per connettere l’Europa, incontrando la resistenza dei No Tav, distribuisce i fondi strutturali, permettendo a Palermo di realizzare la rete tranviaria, vigila sulla concorrenza, assicurandosi che il prestito garantito al Monte dei Paschi di Siena non danneggi i contribuenti. Ma il dibattito tra i candidati, ospitato in Italia, non ha trovato spazio in prima pagina su nessuno dei principali quotidiani, né il giorno stesso né il giorno dopo.

Perché le elezioni europee sono così poco avvincenti? Primo, come hanno detto tanti analisti e commentatori, l’Unione Europea è noiosa. Soffre di una grande difficoltà nel comunicare se stessa in maniera interessante e di una certa autoreferenzialità delle persone che la vivono e ci lavorano tutti i giorni. Senza contare che si occupa di materie tecniche il cui impatto sulla vita di tutti i giorni è inversamente proporzionale alla complessità con cui vengono redatte le proposte di legge. Il secondo problema è tutto istituzionale: come ha scritto The Economist, il Parlamento Europeo ha aumentato i propri poteri rispetto alle altre istituzioni, eppure nessuno degli elettori si è sentito più rappresentato o più vicino a Bruxelles. I cittadini continuano a sentirsi rappresentati soprattutto dai parlamenti nazionali: che però, sulla legislazione europea, hanno poco controllo.

Dei principali tre partiti in corsa, inoltre, nessuno ha fatto dei temi europei il cuore della campagna elettorale. Il Movimento Cinque Stelle lascia passare in primo piano una comunicazione aggressiva e critica, promettendo cambiamenti che sono o irrealistici (come l’uscita dall’euro, di cui Grillo in realtà ha smesso di parlare – perché sa essere impossibile – ma che rimane uno slogan per altri), o molto difficili da realizzare (revisioni dei Trattati). Ad oggi, il Movimento non ha ancora indicato se sosterrà uno dei cinque candidati alla Commissione, o in quale gruppo del Parlamento Europeo siederanno i suoi eletti.

Il Partito Democratico ha invece una buona esperienza in Europa e sostiene Martin Schulz, nominato dal Congresso del Partito Socialista Europeo proprio a Roma. La campagna di Matteo Renzi però è andata un po’ a rimorchio di Grillo e Berlusconi: proponendo di cambiare l’Europa, ma scivolando verso toni populistici (l’Europa che salva le banche, ma non i bambini). Lo stesso Schulz è stato poco nominato: e Renzi non ha ancora detto se l’Italia si impegnerà, in Consiglio, a sostenere uno degli attuali candidati, o se si allineerà alla linea tedesca e inglese, reclamando un ruolo maggiore per gli Stati.

Quanto a Forza Italia, è il partito in maggiore difficoltà: rischia una pesante sconfitta sotto il 20%. E il rapporto della principale forza di centro-destra con l’Europa è da sempre complicato. Silvio Berlusconi ha detto che nel 2011 è stato un complotto europeo a rovesciarlo (una sorta): ma tutti quelli che lo avrebbero ordito sono della sua parte politica. Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, del PPE (Partito Popolare Europeo, cui Forza Italia aderisce), Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio Europeo, sempre PPE, Angela Merkel, centro-destra tedesco, Nicolas Sarkozy, centro–destra francese, Jean-Claude Juncker, nel 2011 Presidente dell’Eurogruppo, ovviamente del PPE, di cui tra l’altro è l’attuale candidato per la Commissione, sostenuto proprio da Forza Italia. Per ulteriore sfortuna di Silvio, nel luglio 2011 è diventata Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale Cristine Lagarde, centro-destra francese, completando il quadro.

(Foto: Simone Ramella – Flickr) 

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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