mercoledì , 15 agosto 2018
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Verso le elezioni europee 2014: accordo PDE-ALDE per Verhofstadt Presidente

A dispetto del nome, non contempla tra i suoi membri il PD nostrano. Saranno al contrario molto probabilmente l’Italia dei Valori insieme ai partiti di Mario Monti ed Emma Bonino a sostenerlo alle prossime elezioni europee. A scanso di equivoci onomastici, cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza sul Partito Democratico Europeo.

È il 17 giugno 2004 quando, in una conferenza stampa davanti al Parlamento Europeo, François Bayrou e Francesco Rutelli, a capo all’epoca rispettivamente dell’Unione per la Democrazia Francese e de La Margherita, annunciano la loro intenzione di dare vita ad un nuovo partito. Prendono così avvio i lavori per costituire il Partito Democratico Europeo, fondato poi ufficialmente il 9 dicembre del medesimo anno a Bruxelles. Bayrou e Rutelli ne assumono la presidenza, mentre spetta a Marielle de Sarnez il ruolo di Segretario Generale. Come Presidente onorario è nominato Romano Prodi, allora Presidente uscente della Commissione Europea, che manterrà tale incarico fino alla primavera del 2008.

Costituitosi sin dai suoi inizi in aperta polemica con il Partito Popolare Europeo, visto sempre più pericolosamente conservatore e incline a derive euroscettiche, il PDE rappresenta oggi il gruppo più dichiaratamente centrista del Parlamento Europeo, insieme all’Alleanza dei Democratici e dei Liberali Europei (ALDE), di cui è parte. Si colloca pertanto alla sinistra del PPE e alla destra del Partito del Socialismo Europeo, il principale partito europeo di centro sinistra.

Il PDE conta oggi 9 partiti membri: il Mouvement Démocrate francese, l’Alleanza per l’Italia, il Partito Nazionalista Basco (EAJ-PNV), Europaiko Komma (Cipro), l’Alleanza Popolare (Repubblica di San Marino), Stronnictwo Demokratyczne (Polonia), L’udova strana – Hnutie za demokratické Slovensko (Slovacchia), Europska Demokraticka Strana (Slovacchia) e il Mouvement des Citoyens pour le changement (Belgio).

La netta prevalenza di Stati di piccole dimensioni, e in particolare la presenza del Partito Nazionalista Basco, non devono destare stupore. Guardando ai principi ispiratori del programma del PDE, si può notare l’aperto sostegno al progetto di un’Europa di popoli e non di Stati, al fine di creare un maggior sentimento di appartenenza alla comunità europea. Oltre a ciò, innovazione e politiche di difesa e di sicurezza comuni vengono sottolineati come obiettivi altrettanto imprescindibili. Un partito, in breve, a forte ispirazione federalista.

Presentatosi per la prima volta alle elezioni nel 2009, il PDE è riuscito a far eleggere 25 dei suoi candidati. Tra questi, ha fatto particolarmente parlare di sé nelle ultime settimane il francese Robert Rochefort che, in quanto membro della commissione per il Mercato Interno e la Protezione dei Consumatori, si è speso molto perché si arrivasse ad un accordo sul Programma europeo per i consumatori 2014-2020. Approvato dopo circa due anni di negoziati lo scorso gennaio, il programma avrà l’obiettivo principale di tutelare gli acquisti sul web e accrescere la fiducia dei consumatori europei nel mercato unico.

Dopo la ratifica definitiva arrivata il 1° febbraio, è ufficiale che sarà Guy Verhofstadt il candidato per la presidenza della Commissione Europea designato dall’ALDE. A lui è subito arrivato il pieno sostegno del PDE, per voce della segretaria generale del PDE e Vice Presidente del gruppo ALDE al Parlamento Europeo Marielle de Sarnez, che ha dichiarato di essere convinta che egli abbia “come statista, ma anche come uomo di sintesi, […] tutte le qualità necessarie per trasportare e per difendere una visione reale, un vero e proprio progetto per l’Europa che nei prossimi tempi si profila determinante per il futuro dell’Unione Europea”.

La nomina dell’ex Primo Ministro belga è arrivata dopo il passo indietro fatto da Olli Rehn, Commissario agli Affari Economici, che resta comunque il candidato del partito per altri ruoli di responsabilità nelle istituzioni europee, principalmente nel campo degli affari economici e della politica estera. L’accordo tra i due, fortemente voluto dall’ALDE, mira ad evitare che lo schieramento centrista e liberale possa dividersi al proprio interno. E la scelta non può che sembrare saggia. A maggio servirà un partito più che mai compatto per riuscire a contrastare quello che rischia di divenire il principale partito europeo. Quello dell’euroscetticismo.

In foto Francesco Rutelli al Consiglio del PDE nel 2013 (Foto: European Parliament)

L' Autore - Giulia Ferrero

Responsabile Istruzione e Politiche giovanili - Iscritta al corso di laurea magistrale in Letteratura, Filologia e Linguistica Italiana presso l’Università degli Studi di Torino, frequento allo stesso tempo la Scuola di Studi Superiori di Torino, ricoprendo all’interno del Comitato Scientifico di quest’ultima il ruolo di rappresentante degli studenti. Quest’incarico, un semestre di studi nel cuore dell’Europa presso l’Université Catholique de Louvain (Belgio) e la collaborazione ad alcune attività dell’EUCA (European University College Association) mi hanno portato ad interessarmi di politiche europee a sostegno della cultura e dell’istruzione, certa che la vera integrazione europea debba passare innanzitutto per i banchi di scuola.

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