domenica , 18 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee 2014: la Croazia torna al voto, un anno dopo

A meno di 100 giorni dalle elezioni europee, il partito dei Socialdemocratici (SDP, che aderisce al PSE), attualmente al potere, e quello di opposizione, Unione democratica croata (HDZ, che aderisce al PPE), lottano per le 11 sedie croate al Parlamento Europeo. Entrambi i partiti vedono le elezioni come un trampolino di lancio per consolidare la propria posizione politica nel Paese, nonché, ovviamente, come un strumento valido per vagliare le preferenze elettorali. Secondo quanto emerge dagli ultimi dati, i due partiti godrebbero di un sostegno dell’opinione pubblica quasi equivalente: 24% per l’SDP e 21% per l’HDZ.

La Croazia torna quindi a votare per le elezioni europee ad un solo anno di distanza dal 2013, quando votò appena il 20,74% degli aventi diritto. Diminuisce però il numero dei seggi a favore del Paese balcanico, che da 12 passerà ad 11 rappresentanti. Il sistema elettorale croato prevede, per le elezioni europee, un’unica circoscrizione, con seggi ripartiti tra le varie formazioni in base al metodo d’Hondt, solo per quanto riguarda i partiti che superano la soglia del 5%. Tra i 12 attuali europarlamentari, 5 sono dell’SDP, 5 dell’HDZ e 1 a testa, rispettivamente, del Partito laburista croato (aderisce ai Verdi) e del Partito croato dei diritti (HČSP, partito euroscettico di estrema destra).

Singolare è il caso della Presidentessa del Partito croato del diritto Ruža Tomašić, eletta tra le fila dell’HDZ (che aderisce al PPE) dopo aver stretto un accordo di coalizione con l’HČSP, con gli euroscettici quindi. E fin qui non ci sarebbe nulla di strano. Ma proprio a causa della Tomašić, l’HDZ ha ricevuto un forte richiamo da parte del Presidente del Partito Popolare Europeo, Joseph Daul. A Daul infatti non è andato giù il fatto che la Tomašić non solo fosse fortemente contraria all’ingresso della Croazia nell’UE, ma che, una volta eletta grazie al sostegno dell’HDZ, sia entrata a far parte del Gruppo dei conservatori riformisti.

Al quotidiano croato Večernji list, Joshep Daul ha dichiarato: “Rispetto le sue prese di posizione. Ma lei non può essere eletta con la lista dei popolari europei. Non si può essere eletti in base ai valori che non si difenderanno. Se sei euroscettico, devi essere in lista con gli euroscettici. Questo è quello che rispetto, questo è la democrazia. Non si può essere eletto in base ai valori europei e poi andare dalla parte degli euroscettici. Non è possibile”.

Avere un proprio rappresentante al Parlamento Europeo è diventata inoltre una chance per i partiti minori per guadagnare prestigio e visibilità. Consapevoli della impossibilità di ottenere, da soli, il numero sufficiente di voti per far entrare un loro rappresentante nel Parlamento Europeo, otto piccoli partiti politici dell’estrema destra croata hanno fondato la settimana scorsa una coalizione, l’Alleanza per la Croazia.

L’alleanza è guidata dall’HDSSB (Hrvatski demokratski savez Slavonije i Baranje), partito di Branimir Glavaš, detenuto a Mostar, in Bosnia Erzegovina, per aver commesso crimini di guerra durante la guerra di dissoluzione della ex-Jugoslavia. Nonostante le sbarre, Glavaš continua a guidare il partito HDSSB, che ha ben sette deputati al Parlamento. Potrebbe accadere quindi che la Croazia, il più giovane membro dell’UE (ha aderito il 1° Luglio 2013), porti in Parlamento un rappresentante di un partito fondato, e di fatto guidato, da una persona che sta scontando una pena di 8 anni per crimini di guerra.

Tutti i parlamentari dell’HDSSB portano una spilla recante la scritta “Eroe, non criminale”. Non sarebbe quindi impensabile che durante le sedute del Parlamento Europeo qualche militante dell’HDSSB cerchi di aggraziarsi l’opinione pubblica sul caso di Glavaš, per molti croati, e soprattutto per i sostenitori del HDSSB, un eroe e non un mero criminale.

Se la corsa per le elezioni europee è estenuante e frenetica, non meno estenuante per tutti i cittadini croati è la crisi economica che da tempo si è abbattuta sul Paese, di cui ancora non si vede una fine. Non mancano critiche di persone comuni che hanno perso ogni tipo di fiducia nelle istituzioni locali ed europee. Parte dei cittadini croati vedono le elezioni europee come un’ulteriore possibilità per arricchire le tasche dei soliti noti a discapito di chi, invece, giorno dopo giorno, lotta per sopravvivere e non perdere la dignità. Il rischio astensione è quindi in agguato.

Nell’immagine, il vessillo croato ( © Gareth Rushgrove, www.flickr.com)

L' Autore - Maria Ermelinda Marino

Responsabile Balcani - Studentessa di Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Trento. Nutro un forte interesse per i Balcani ed il Caucaso e trascorro il mio tempo libero studiando la storia, le società e le problematiche di quei luoghi attraverso la lente del Diritto internazionale pubblico e del Diritto dell'Unione Europea.

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