mercoledì , 21 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee 2014: la Slovacchia e il mito degli “uomini forti”

La Slovacchia è uno degli stati più giovani d’Europa dato che la sua indipendenza risale solo al 1992. In quell’anno, Václav Klaus, ceco, e Vladimir Mečiar, slovacco, vinsero le rispettive elezioni in “Cechia” e Slovacchia e, su pressione del secondo, si accordarono pacificamente su una scissione che, nel pensiero dello stesso Mečiar, avrebbe dovuto rendere la Slovacchia la “Svizzera dell’Europa Orientale”.

Mečiar, il cui approccio autoritario è stato a lungo discusso, è tuttora considerato uno dei padri fondatori della Slovacchia. I passi più importanti nel cammino verso l’ingresso nell’Unione Europea però, sono stati compiuti a partire dal 1998, ovvero da quando al potere è salita al governo la coalizione di Mikuláś Dzurnida. Sotto la sua guida la Slovacchia è entrata nella NATO, ha potuto completare tutti i capitoli inclusi nel quadro negoziale per l’adesione all’Unione Europea, ed ha raggiunto l’agognata adesione nel 2004, insieme agli altri paesi dell’est Europa, a Malta ed a Cipro.

Nelle elezioni del prossimo maggio, la Slovacchia dovrà eleggere 13 deputati. La soglia da superare per i partiti singoli e per le coalizioni è stabilita al 5% ed i seggi verranno distribuiti in base al quoziente Droop e dei “resti più alti”. In termini di sondaggi ed attuali proiezioni, 4 seggi sembrano destinati alla coalizione formata dal partito “democristiano” SDKÚ, quello della minoranza ungherese SMK-MKP, il partito MOST-HID e il Movimento cristiano-democratico (KDH), tutti legati al PPE. Lo Smer-SD, partito di centro sinistra, affiliato invece al PSE, dovrebbe ottenere 7 seggi. I due seggi rimanenti sembrano invece destinati a movimenti non affiliati ad alcun partito europeo.

Malgrado da un punto di vista economico-finanziario la Slovacchia abbia dimostrato grande fiducia verso l’UE entrando dal 2009 nel sistema euro, rimane comunque un Paese il cui buon rapporto con le istituzioni europee rischia di essere solo di facciata. Questo anche perché dal punto di vista della politica interna, il Paese appare quasi schizofrenico: se nel 2012, Robert Fico, rappresentante del maggiore partito di centro sinistra (Smer-SD) ha riportato una vittoria schiacciante contro i suoi avversari, lo scorso 24 novembre “La nostra Slovacchia” partito di estrema destra guidato dal nostalgico filo-nazista Marián Kotleba ha invece ottenuto una netta vittoria alle elezioni di Banska Bystrica, una delle regioni più ricche del paese, sconfiggendo il candidato favorito proprio del centro sinistra, Vladimir Mańka.

A preoccupare sono in particolare la propaganda contro i rom, nel Paese la minoranza etnica rom è consistente, e l’immagine da uomo forte, veri cavalli di battaglia della propaganda di Kotleba. Il suo movimento però per il momento sembra solo anti-europeista e non del tutto pronto a raccogliere consensi in una battaglia elettorale di più ampio respiro (gli ultimi sondaggi tenuti a febbraio lo danno “soltanto”, a livello nazionale, al 7%), come invece Marine Le Pen in Francia o Grillo in Italia sembrano in grado di fare. Ma Marian Kotleba, che ha definito la stessa Nato un’organizzazione terroristica e che vorrebbe a tutti i costi un’uscita dall’euro, si è già dimostrato l’uomo del “ribaltone”.

L’esito delle elezioni europee sembra difficilmente prevedibile anche alla luce del primo turno delle elezioni presidenziali svoltosi lo scorso 15 marzo. Robert Fico, primo ministro e candidato premier ha ottenuto solamente il 28% dei voti, seguito dal candidato Andrej Kiska, un laureato di Harvard novizio nella politica slovacca, che ha riportato il 24%. Ed essendoci la possibilità che, nel ballottaggio del prossimo 29 marzo, Radoslav Procházka, ex componente del Movimento cristiano democratico e Milan Kňažko, sostengano Kiska, permettendogli quindi di ottenere la maggioranza, la posizione di Fico appare tutt’altro che solida.

Beata Balogová, in un editoriale dello Slovak Spectator, spiega in sordina i motivi dei vari avvicendamenti di “uomini forti” al vertice della politica slovacca, e delle loro successive débacles:I sedicenti padri della nazione come Fico e Mečiar, si nutrono della percezione di forza che emanano. Una volta scalfita questa immagine, cominciano a sciogliersi come pupazzi di neve, trascinando i loro partiti nell’oblio”.

Mečiar, Fico, Kotleba hanno dunque un punto in comune: si presentano come uomini forti, e raccolgono consensi definendosi pronti a tutto pur di salvare la loro Slovacchia, lasciando al dibattito sulle tematiche europee un ruolo marginale. Sarà così anche dopo il 29 marzo?

Nell’immagine manifesti elettorali slovacchi (© Tona Aspsusa, www.flickr.com).

L' Autore - Francesca Gennari

Emiliana, Europeista, Entusiasta. Appartengo alla specie libris famelica, amo viaggiare e nel tempo "libero" frequento il Collegio di merito Bernard Clesio, il secondo anno presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento e il terzo presso Université Paris 13 nell'ambito del programma doppia laurea. Sogno una Costituzione per l'Europa e credo che fare parte della Redazione della Rivista Europae sia fondamentale per arrivare a questo traguardo.

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2 comments

  1. Salvatore Sinagra

    Io ho fatto l’erasmus in quella che qualcuno chiama europa centro-orientale e dal 2006 in avanti mi sono interessato molto di storia moderna e politica dell’Europa orientale. Nel 2004-2007 è stato varato un allargamento “collettivo” a dieci paesi, contravvenendo ai criteri di copenhagen che la stessa ue aveva definito, c’è stata troppa tolleranza sul fronte del criterio democratico. Si è fatto finta di non vedere che in Ungheria c’era un estrema destra terribile, che alle ultime politiche (2010) sotto le insegne di due diversi partiti ha superato il 70%, si è fatto finta di non vedere che in Slovacchia la xenofobia antimagiara e antirom va di moda da anni anche a sinistra, si è fatto finta di non vedere che in Lettonia ed in Estonia i russofoni sono cittadini di serie B. Certo qualcuno dirà che l’estrema destra ha i suoi momenti di gloria anche in una democrazia consolidata come la Francia, ma di gente come Orban e i fascisti slovacchi non se ne sentiva il bisogno. La vicenda dell’Ucraina e della Crimea è il risultato di una “ost-politik” drammaticamente impalpabile dell’UE. In molti mi hanno detto che bisognava allargare l’UE velocemente, chiudendo un occhio “sulla voce democrazia” della lista di Copenhagen, poichè viceversa, con due o tre eccezioni, nelle capitali di ex cortina mai vi sarebbe stata democrazia. Non nego che l’adesione all’UE ha dato qualcosa a diversi stati membri anche sotto il profilo della democrazia, ma l’errore più grande è stato pensare che sarebbe bastata una bandiera dell’UE per trasformare democrazie contraddittorie e con grossi limitii in democrazie funzionanti

    • margareta ursinyova

      Sono slovacca di origine con laurea in politica internazionale condotta alla stessa Università (e stesso periodo) dove ha studiato il “premuto fasista Kotleba”. Io non sono d’accordo con te Salvatore. Inanzitutto è difficile passare da un passato comunista a una democrazia esemplare. Ci vuole un passaggio intermedio condotto da un leader “forte” altrimenti lo stato diventa una preda per le “democrazie” occidentali (dove avrei i miei dubbi se siano veramente i regimi così democratici.. Guarda Italia). La Slovacchia ha scelto una strada coraggiosa che rispecchia le necessità senza chiedersi sempre . La Slovacchia è stata sempre criticata dall’unione europea per gli esiti delle votazioni, che erano sempre democratiche e monitorate. La differenza tra Vaclav Klaus e Vladimir Meciar era dove hanno impegnato le loro energie.Vaclav Klaus in diplomazia, apertura, accondiscendenza… meciar ha ripulito il sistema bancario, creato condizioni per lavorare…. E Slovacchia è partita e ha superato anche la rep. Ceca. Riguardo la xenofobia, sarà un’eredità culturale, ma difficile trovare uno slovacco che non considera la problematica dei Rom come un argomento importante da risolvere con urgenza. Un’etnia principalmente mantenuta dallo stato,deliquente, senza istruzione (gratuita in Slovacchia) e senza volontà di lavorare non troverà mai accoglienza dagli slovacchi, è giunta ora che il sistema cambi… E la gente ha espresso questo desiderio nella votazione per Kotleba. Quindi serve un politico deciso e fermo che non ha paura di “non piacere all’Europa” che segue le priorità interne. Alla fine la stabilità di una società viene determinata dall’interno.

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