mercoledì , 15 agosto 2018
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Verso le elezioni europee 2014: uno sguardo al Lussemburgo

Sebbene sia fra i più piccoli Stati dell’Unione Europea, o forse proprio per questo motivo, il Granducato di Lussemburgo è il giusto ambasciatore di un messaggio positivo di cui, in vista delle elezioni, si sentiva il bisogno: c’è bisogno di UE, forse di una visione riformata dell’UE, ma ce n’è bisogno, se non si vuole diventare il vecchio malato del mondo.

Il Lussemburgo, cuore verde d’Europa con l’88% della superficie occupata da foreste, ha preso fin da subito parte al progetto europeo, investendo in un’idea che ne doveva evitare l’isolamento. Tra i padri fondatori della Comunità Europea vi è infatti anche il nome di Joseph Beck, primo ministro lussemburghese insignito, proprio per il suo impegno per l’unificazione europea, del Premio “Charlemagne” nel 1960. E la fiducia nel progetto europeo, ancora oggi, contraddistingue il Lussemburgo: tra il suo mezzo milione di abitanti, l’85% si sente cittadino dell’UE, il 79% crede nell’unione economica e monetaria e il 43% si sente ascoltato dalle istituzioni europee, contro rispettivamente il 59%, il 52% e il 20% della media UE.

Anche alle elezioni nazionali tenutesi solo nell’ottobre del 2013, a seguito di uno scandalo che aveva toccato l’allora Primo Ministro Jean-Claude Junker, questi dati sono stati confermati. L’unico partito euroscettico che ha ottenuto un seguito degno di nota è il Partito di alternativa democratica (Alternativ Demokratesch Reformpartei, ADR), il partito dei pensionati. Tra l’altro, in proporzione, il partito dei pensionati più seguito dell’UE avendo, con il 6,6% dei voti, ben tre rappresentanti alla Camera dei Deputati (su sessanta totali). Una formazione politica che però non può creare allarmismo: si tratta infatti del quinto partito nazionale, ed in calo rispetto al 2004, quando in ogni caso non era riuscita a portare alcun deputato al Parlamento Europeo (si sarebbe andato a sedere tra le fila dell’Alleanza dei conservativi e riformisti europei, AECR). 

Le altre formazioni politiche lussemburghesi sono invece, in un modo o nell’altro, tutte favorevoli all’integrazione europea. Il primo partito (alle scorse elezioni 33,6%, e 23 deputati), è il Partito Cristiano-Sociale (Chrëschtlech Sozial Vollekspartei, CSV), affiliato al Partito Popolare Europeo (PPE). Il secondo, 20,28% delle preferenze e 13 deputati, è il Partito socialista dei lavoratori (Lëtzebuerger Sozialistesch Aarbechterpartei, LSAP) appartenente all’Alleanza Progressiva dei Socialisti e Democratici (S&D). Il terzo, 18,5% e 13 deputati, è il Partito Democratico (Demokratesch Partei, DP), un partito di centro destra che aderisce all’Alleanza dei liberali e democratici per l’Europa (ALDE).

Quarta formazione politica con il 10,13% e 6 deputati sono i Verdi (Déi Gréng) che rispondono a livello europeo ai Verdi-Alleanza Libera Europea. Sesto partito, infine, è la Sinistra (Déi Lénk) con il 4,9% e 2 deputati. Rimasti fuori dalla Camera dei Deputati, il Partito Comunista e due nuovi partiti, il Partito dei Pirati e il Partito per la piena democrazia.

Le elezioni per il Parlamento Europeo saranno quindi, piuttosto che un indice del tasso di euroscetticismo, una cartina di tornasole per i partiti nazionali. La chiamata elettorale del 2013 infatti, pur avendo confermato come primo partito nazionale il CSV di Junker – ex papabile candidato alla Commissione per il PPE – e di quasi tutti i primi ministri dalla fine del Secondo Dopoguerra, ha fatto emergere una nuova coalizione di governo: attualmente infatti Primo Ministro è Xavier Bettel, leader del DP, a capo di una coalizione formata da LSAP e Déi Gréng.

Sfortunatamente, per gli euro-favorevoli, il Lussemburgo, malgrado il suo impegno per l’UE, non porta molti deputati al Parlamento Europeo: data la sua esigua popolazione, come per Estonia, Cipro e Malta, saranno solo sei gli eurodeputati lussemburghesi. Durante le elezioni europee del 2009 erano stati eletti tre deputati del CSV-PPE (Georges Bach, Frank Engel e Astrid Lulling), un deputato del LSAP-S&D (Robert Goebbels), un deputato del DP-ALDE (Charles Goerens), e un deputato del Verdi-Verdi/ALE (Claude Turmes). L’affluenza era stata alta, al 90,75%, ma va ricordato che in Lussemburgo, come in Belgio, Cipro e Grecia, il voto è obbligatorio.

Lussemburgo isola felice quindi, con uno stipendio minimo di circa 1800 euro ed un ottimismo diffuso verso l’Unione Europea. Un ottimismo che comunque va tenuto sotto controllo: le preoccupazioni per la disoccupazione e per la crisi cominciano a farsi sentire. Se si dovesse perdere anche l’euro-ottimismo del piccolo Lussemburgo, sarebbe un segno di sconfitta per tutti.

Nell’immagine, il palazzo che ospita la Camera dei Deputati del Lussemburgo (© Ex13, Wikimedia Commons).

L' Autore - Valentina Ferrara

Vice-direttore - Laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche con una tesi in Storia dell'Integrazione Europea dal titolo "Unione Europea e discriminazioni". Ho sempre avuto la passione per il giornalismo, per il mondo della comunicazione e per l'Unione Europea, per questo non ho avuto alcun dubbio a partecipare alla creazione di Europae, la fonte d'informazione che sono sempre andata cercando.

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