giovedì , 16 agosto 2018
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Verso le elezioni europee 2014: la Lituania e l’enigma Europa

Paese più esteso e popoloso tra le tre repubbliche baltiche, la Lituania vive oggi un momento unico del proprio rapporto con l’Unione Europea: innanzitutto perché Dalia Grybauskaitė, la lady di ferro lituana, Presidente dal 2009 e con due mandati da Commissario europeo alle spalle, ha appena passato le consegne della presidenza del Consiglio dell’Unione al Primo Ministro greco Antonis Samaras. In secondo luogo perché la Lituania potrebbe essere il prossimo Paese ad aderire alla moneta unica.

Le elezioni europee del 2009 sono state specchio di una realtà politica in mutamento per la Lituania. Innanzitutto per l’affluenza: scarsissima. Con un misero 20,98% (48,98% del 2004), il popolo lituano ha mostrato il proprio disagio alla classe dirigente. Sui 12 seggi a disposizione, 4 sono andati al partito cristiano democratico Tėvynės Sąjunga (Unione della Patria), che nelle elezioni nazionali del 2008 aveva raggiunto il 19,72% delle preferenze e 45 dei 141 seggi totali della Seimas. Il TS vinse anche grazie alle terribili condizioni in cui il Paese era stato ridotto dalla precedente coalizione di governo formata dal Lietuvos socialdemokratų partija, il partito socialdemocratico lituano (LSDP), insieme a Darbo Partija (partito laburista) e Naujoji Sąjunga (Nuova Unione, di orientamento socioliberale).

Il dato realmente interessante delle europee del 2009 fu però l’exploit di Tvarka ir teisingumas (TT, Ordine e Giustizia, ex Partito Democratico Liberale), partito conservatore e nazionalista fortemente euroscettico che, con il 12,2% dei voti e 2 seggi, si attestò come terzo partito, dopo l’LSDP (18,6% e 3 seggi). I restanti 3 seggi furono distribuiti tra 2 deputati iscritti all’ALDE, provenienti da DP e Lietuvos Respublikos Liberalų sąjūdis (Movimento Liberale), e un eurodeputato affiliato al gruppo conservatore ECR e militante tra le fila del Lietuvos Lenkų Rinkimų Akcija (Alleanza elettorale dei polacchi in Lituania), partito di rappresentanza della minoranza polacca in Lituania.

Rispetto al 2008 la situazione politica lituana attuale è però ribaltata. Il TS, di fronte alla caduta a picco del PIL (-14,9%) e la disoccupazione al 17%, dovette optare per ampi tagli alla spesa sociale e sanitaria, inimicandosi ampie fette di elettorato. Di conseguenza, nonostante la ripresa economica del 2011, nel 2012 il governo è tornato in mano all’LSDP (18,37%), anche se il risultato più sorprendente è stato quello ottenuto dal DP che, nonostante le traversie con la giustizia del leader Viktor Uspaskich, ha raggiunto il 19.82% delle preferenze grazie a una piattaforma politica fortemente populista, incentrata su una fumosa strategia genericamente mirata a raddoppiare il salario minimo e ridurre drasticamente la disoccupazione.

Alle europee di maggio, in cui la repubblica baltica disporrà di un seggio in meno in seguito alla riforma della composizione del Parlamento Europeo, la Lituania si presenta dunque con un panorama politico diametralmente opposto al 2009, ma una previsione resta comunque difficile, dato che a pesare sulle scelte dei cittadini lituani ci sarà anche la questione della moneta unica. L’ingresso nell’eurozona, già sfumato nel 2006, quando la BCE bocciò Vilnius in ragione del rischio di lievitazione incontrollata dell’inflazione, è alla base di una sorta di paradosso politico in Lituania: da un lato il partito socialdemocratico è intenzionato a proseguire verso l’adozione della moneta unica, anche sulla scia di un referendum del 2003 che aveva confermato la volontà popolare di aderire all’UE e di adottare l’euro. Dall’altro lato, i dati Eurobarometro registrano che oggi la maggioranza dei lituani (52%) è contraria alla moneta unica, mentre solo il 40% si dichiara ancora favorevole. Questa volontà popolare è riflessa nel programma euroscettico del TT, che però fa parte dell’attuale coalizione guidata dall’LSDP e ha proposto un nuovo referendum sull’adozione della moneta unica.

Alle prossime elezioni di maggio nulla può essere dato quindi per scontato. Una vittoria socialdemocratica è possibile, ma non si può non notare che lo spettro populista ed euroscettico aleggia ancora: il TT oggi è una forza di governo che amministra il ministero dell’Ambiente e quello degli Interni, il cui calo nelle preferenze (7,3% dei voti e 11 seggi nel 2012 contro il 12,7% e 15 seggi nel 2008) può essere spiegato dalla forza di attrazione della piattaforma populista del DP. Un Paese piccolo quindi, ma forse termometro politico dell’incertezza dei tempi.

In foto il Trattato di Adesione della Lituania all’Unione Europea (Foto: Wikimedia Commons)

 

L' Autore - Enrico Iacovizzi

Responsabile Difesa europea e NATO - Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso la Facoltà Roberto Ruffilli di Forlì con una tesi sull’evoluzione delle relazioni esterne dell’UE e sul suo ruolo come potenza civile globale, vivo e lavoro a Bruxelles. Appassionato di politica internazionale ed in particolare dell'evoluzione politica ed istituzionale della difesa comune europea.

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One comment

  1. …cari amici lituani,lasciate perdere l’euro!!!….almeno per il momento!!

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