martedì , 20 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee: ALDE, la terza via liberale ?

Storia nobile quella dell’Alleanza dei Liberali e Democratici per l’Europa (ALDE), che affonda le sue radici nel Manifesto di Oxford del 1947 e passa per Stoccarda, dove, nel 1976, quattordici partiti liberali da otto Paesi europei si riunirono per fondare il primo partito paneuropeo, lo European Liberal Democrat Party (ELD-LDE), dal 2012 passato alla sigla ALDE per assimilarsi al corrispondente gruppo parlamentare.

Una storia di unione e unità cui le formazioni liberali di tutta Europa guardano oggi con nostalgia, di fronte all’innegabile ritirata rispetto ai fronti popolari e socialisti: è ancora fresca la batosta elettorale subita dalla tedesca Freie Demokratische Partei (FDP), sino al 2013 compagna di coalizione di Angela Merkel. E pure i britannici LibDems, che esprimono Nick Clegg come vicepremier all’interno della coalizione con i Tories di David Cameron, sono sotto pressione nei sondaggi pre-europee: tra gli ultimi, quello del quotidiano The Sun’s pone il partito al 9%, a rischio di perdita di tutti i suoi eurodeputati.

E divisiva è rischiata di essere anche la storia più recente dell’Alleanza Liberale che, almeno sino al 1 febbraio, ha visto concreto il rischio di divisione interna tra i sostenitori di Guy Verhofstadt e quelli di Olli Rehn nella corsa alla candidatura a presidente della Commissione Europea. Al Congresso tenutosi a Bruxelles è invece toccato ricomporre definitivamente le 55 formazioni politiche da 37 Paesi europei afferenti all’ALDE, con una scelta di cuore che candiderà alla carica più alta di palazzo Berlaymont l’ex premier belga Verhofstadt. Scelta emotiva appunto, per la portata simbolica che Verhofstadt porta con sé, paladino di un federalismo liberale che rimane un unicuum nel panorama europeo, lontano dalla rigidità rigorista a cui il partito si sarebbe legato candidando Olli Rehn.

L’ALDE si avvicina alle elezioni sventolando la bandiera della lotta per una governance economica realmente europea e federata, a soluzione del gap tra Europa economica ed Europa politica. E’ recente l’insoddisfazione dello stesso Verhofstadt e dell’eurodeputata francese Sylvie Goulard per gli esiti del Consiglio Europeo di dicembre che hanno licenziato la nascita di un board di risoluzione dell’unione bancaria a forte trazione intergovernativa, da cui è esclusa la Commissione Europea, così come furono cocenti le critiche all’approvazione del risicato bilancio UE 2014-2020.

Le battaglie dell’ALDE proseguono anche sul fronte dei diritti civili e dell’uguaglianza: attraverso il network Liberals 4 Equality, l’ALDE si è dedito al progetto “ALDE 4 Equality” ed ha aderito alla campagna “Come out” promossa da ILGA Europe, la branca europea dell’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association. Uno sforzo di pressione sui candidati e sugli eletti delle prossime europee, affinché nel loro mandato s’impegnino a garantire sostegno costante alla tutela e promozione dei diritti degli individui LGBT, fronte su cui i liberali potranno trovare sponde a sinistra, in particolare nel gruppo dei Verdi già promotore del rapporto Lunacek.

La vera missione dei liberali sarà comunque quella di offrire agli elettori europei – per dirla all’italiana – l’alternativa all’inciucio, alle prevedibili larghe intese che popolari e socialisti stringeranno nell’aula di Bruxelles per marginalizzare la temuta orda euroscettica. L’avversario è un Giano bifronte: da un lato l’ondata di euroscetticismo, sperimentata già nel Regno Unito e in Olanda dove i LibDem di Clegg e il VVD del premier Mark Rutte si trovano a fronteggiare gli altri nascenti del fronte anti-Europa, rispettivamente l’UKIP di Nigel Farage e il PVV di Geert Wilders. Dall’altro, il rischio di paralisi istituzionale del Parlamento Europeo che potrebbe nascere dall’intesa tra due universi opposti come PPE-PSE.

Arriva però dall’Italia, ormai patria storica dell’atomismo dei partiti liberali, un primo messaggio di incoraggiamento, benedetto anche dall’ex presidente della Commissione Romano Prodi. Diverse le formazioni di stampo liberale che si riuniranno infatti sotto il vessillo di “Scelta Europea”, da Fare per Fermare il Declino di Michele Boldrin e Alleanza Liberaldemocratica di Oscar Giannino: nella lista presentata ieri a Roma anche Scelta Civica, il frutto della “salita in politica” di Mario Monti, oggi in forte calo di consensi ma ancora al governo con il segretario Stefania Giannini ministro dell’Istruzione.

In foto, al congresso ALDE del 1 febbraio Olli Rehn sostiene Guy Verhofstadt (© ALDE Party – Flickr 2014)

L' Autore - Antonio Scarazzini

Direttore - Analista nella società di Public Affairs Cattaneo Zanetto & Co., ho frequentato un Master in European Political and Administrative Studies al Collège d'Europe di Bruges dopo la laurea a Torino in Studi Europei Dopo uno stage presso Camera di Commercio di Torino e una collaborazione di ricerca con la Fondazione Rosselli, ho collaborato dal 2014 con la Compagnia di San Paolo per lo sviluppo del programma International Affairs. Dirigo con orgoglio la redazione di Europae sin dalla sua nascita.

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One comment

  1. ERCOLAN GILBERTO

    Avremmo preferito anche la presenza del simbolo del Partito Repubblicano Italiano ma per adesso vedremo di accontentarci .Il nostro impegno è comunque garantito. Gilberto Ercolani Segretario del Partito repubblicao di Forlimpopoli (FC).

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