martedì , 14 agosto 2018
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Verso le elezioni europee: Cipro, l’isola della disillusione

All’inizio di febbraio, migliaia di ciprioti sono scesi in strada a Nicosia per protestare contro la troika e le misure di austerità varate dal governo alla luce degli accordi sottoscritti nel 2013 con i creditori internazionali per ottenere 10 miliardi di euro di aiuti. Questa settimana Cipro ha deciso la privatizzazione di alcune aziende pubbliche: la compagnia telefonica statale Cyta, l’azienda elettrica nazionale EAC e l’Authority dei Porti. Una manovra necessaria per ricevere la nuova tranche di aiuti da 236 milioni di euro.

Terza isola del Mediterraneo per estensione dopo Sicilia e Sardegna e con una popolazione di circa 840 mila abitanti, Cipro tornerà alle urne il 25 maggio per le elezioni europee in gravi condizioni economiche. Secondo i Winter Forecast 2014 della Commissione, il PIL è precipitato nel 2013 (-6%) e la recessione continuerà anche nel 2014, con un pessimo -4,9%. La disoccupazione è al 16% e crescerà nell’anno fino al 19,2%.

Indipendente dal Regno Unito dal 1960, da quarant’anni Cipro è inoltre un Paese diviso. Dopo il colpo di Stato appoggiato dalla giunta militare greca a danno del Presidente Makarios nel 1974, primo Presidente cipriota dopo l’indipendenza e arcivescovo ortodosso, l’isola è divisa in due. A nord la Repubblica Turca, riconosciuta solo dalla Turchia, a sud la Repubblica di Cipro in cui convivono la comunità greca (maggioritaria, 78%) e quella cipriota-turca (18%). Quest’ultima è stata incoraggiata dal governo a partecipare alle elezioni europee. La ripartizione dei seggi per il Parlamento Europeo prevede infatti 6 seggi per Cipro e il governo ne vorrebbe almeno 2 per la comunità turca.

Alle europee del 2009, nonostante il voto obbligatorio, l’affluenza si è fermata al 59,4%. La rappresentanza cipriota al PE, che nella legislatura 2004-09 era interamente maschile, è composta oggi di 4 uomini e 2 donne. La legge elettorale vigente per le europee è proporzionale con voto di preferenza. La soglia di sbarramento si ferma all’1,8%. Il territorio nazionale è un’unica circoscrizione elettorale e l’attribuzione dei seggi avviene attraverso il metodo Hare, dividendo il totale dei voti validi per il numero dei seggi da assegnare nella circoscrizione.

Lo spettro politico di questa repubblica presidenziale è complesso. Il Raggruppamento Democratico (DISY), fondato nel 1976, è un partito di stampo cristiano-conservatore di centro destra, primo partito alle elezioni politiche del 2011 con il 34,3% delle preferenze. Nel 2013 ha vinto anche le elezioni presidenziali portando alla presidenza Nicos Anastasiades. Il DISY è membro del PPE. Attualmente forma la coalizione di maggioranza con il Partito Democratico (DIKO) – partito di centro-sinistra affiliato all’Alleanza Progressista, che ha ottenuto 2 seggi alle europee del 2009 e al PE fa parte del gruppo parlamentare dei Socialisti e Democratici – e con il Partito Europeo (EVROKO), centrista e membro del Partito Democratico Europeo.

Il primo partito di opposizione è il Partito Progressista dei Lavoratori (AKEL). Fondato nel 1926, è un partito comunista e cautamente euroscettico, avendo più volte accennato alla possibilità di far uscire Cipro dall’eurozona. Affiliato al Partito della Sinistra Europea e al gruppo Sinistra Unitaria Europea – Sinistra Verde Nordica, alle scorse europee ha conseguito 2 dei 6 seggi ciprioti. Alle politiche del 2011 ha raggiunto il 32,7% delle preferenze, mentre alla presidenziali del 2013 ha mancato la vittoria al ballottaggio per circa il 15%. Tra i partiti minori si segnalano il Movimento dei Socialdemocratici (EDEK), affiliato al PSE e che conta attualmente un eurodeputato, e il Movimento degli Ecologisti Ambientalisti (KOP), associato al Partito Verde Europeo.

Da osservare da vicino è il Fronte Popolare Nazionale (ELAM), un partito neo-nazista legato al greco Alba Dorata con posizioni anti-turche, anti-europee e nazionalista. Nel 2013 ottenne appena lo 0,88% dei consensi e attualmente non conta parlamentari. I dati dell’Eurobarometro mostrano però un crescente sentimento euroscettico. Il 69% dei ciprioti ritiene che la partecipazione all’UE non abbia giovato a Cipro. I sacrifici e il trattamento non morbido dell’UE verso Nicosia hanno lasciato ferite nell’europeismo dei ciprioti. Che questi sentimenti si manifestino nell’astensione (già in crescita) o nel voto verso partiti anti-sistema sarà uno degli esiti più interessanti di questa tornata elettorale europea.

In foto alcune rovine a Cipro (Photo by Stefano Costanzo, 2010). 

L' Autore - Giulia Richard

Responsabile UE-America Latina & Spagna - Laureata magistrale in Development, Environment & Cooperation presso l'Università di Torino, con una tesi sulle relazioni commerciali tra UE e America Latina. Dopo aver lavorato a Montevideo e a Valencia, attualmente vivo nel cuore dell'Europa, a Bruxelles.

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