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Verso le elezioni europee: Estonia, dove l’euroscetticismo non esiste

Anche l’Estonia, la più nordica delle repubbliche baltiche, membro dell’Unione Europea dal 2004, sarà interessata dalle elezioni europee di domenica 25 maggio. Riconquistata l’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991, l’Estonia vede però la sua politica interna ed estera ancora fortemente condizionata dall’influenza sovietica, aspetto che il Paese, dal carattere filo-occidentale piuttosto accentuato, ha cercato di bilanciare fortificando i suoi legami con le istituzioni di matrice euro-atlantica.

Dopo il 1991 è entrata a far parte delle Nazioni Unite, della Conferenza per la Sicurezza e Cooperazione in Europa, del North Atlantic Cooperation Council (Nacc, foro di dialogo e consultazione tra i membri dell’Alleanza atlantica e i paesi dell’Europa centro-orientale), e di seguito della NATO, di cui ha raggiunto la membership solo nel 2004. L’Estonia è una repubblica parlamentare a struttura unicamerale. Il sistema politico interno del Paese risulta, già dall’indipendenza, piuttosto instabile.

Per quanto dopo la caduta del regime il Partito Comunista sia scomparso, lasciando spazio a forze politiche liberali e liberistiche, la politica “personalistica” tende a prevalere sui programmi di partito. Situazione che ha contribuito alla fragilità delle coalizioni di governo succedutesi negli anni. Le elezioni parlamentari del 2011 hanno confermato alla guida del Paese il liberale Partito Riformista estone (REF) del Primo Ministro Andrus Ansip, in coalizione con il partito Unione della Patria – Res Publica (IRL). 

A maggio saranno eletti sei europarlamentari, con sistema proporzionale a liste aperte. La legge elettorale estone non prevede soglia di sbarramento ed i seggi verranno assegnati col metodo d’Hondt, come in molti altri Paesi membri dell’UE. Il metodo d’Hondt prevede la divisione del totale dei voti di ogni lista per 1, 2, 3, 4, 5… fino al numero di seggi da assegnare nel collegio, con assegnazione dei seggi disponibili, in base ai risultati, in ordine decrescente.

Alle scorse elezioni europee, tenutesi il 7 giugno 2009, l’affluenza è stata del 43,9%, il 17,1% in più rispetto alle europee del 2004. Furono assegnati due seggi all’Estonian Centre Party (KESK), e un seggio rispettivamente all’Estonian Reform Party (REF), all’Union of Pro Patria and Res Publica (IRL), al Social Democratic Party (SDE) e al candidato indipendente Indrek Tarand (Tar).

Per il prossimo maggio i candidati potranno presentarsi come rappresentanti di lista di partiti politici o come candidati indipendenti, e potranno presentare la propria candidatura fino a quarantacinque giorni prima del giorno delle elezioni. Ogni partito politico deve preparare una lista con al massimo dodici candidatiHanno diritto di voto tutti i cittadini estoni che abbiano compiuto il diciottesimo anno d’età al momento delle elezioni, ma anche tutti i cittadini dell’Unione Europea che abbiano diritto di voto nel proprio Stato membro e siano residenti in Estonia. Possono essere eletti tutti i cittadini estoni che abbiano compiuto 21 anni e abbiano il diritto di voto.

Alla campagna elettorale parteciperanno anche i partiti ed i gruppi politici europei: Pro Patria and Res Publica Union (IRL) è infatti affiliato al PPE, il Social Democratic Party (SDE) è affiliato al PSE, mentre il Reform Party (RE) e l’Estonian Centre Party (KESK) sono affiliati all’ALDEPer ora in testa ai sondaggi si trova l’Estonian Centre Party (28,7%), seguito dal Social Democratic Party (per ora al 23%), dall’Union of Pro Patria and Res Publica (21,3%) e infine dall’Estonian Reform Party, al 20,3%.

Difficile invece definire la portata dell’euroscetticismo in Estonia. L’Estonia è entrata nell’eurozona nel 2011, primo Paese ex membro dell’URSS ad adottare la moneta unica. Secondo un sondaggio di allora, il 40% degli intervistati si dichiarava favorevole all’ingresso dell’euro, il 40% contrario. Alla domanda oggi su quanto si sentano effettivamente cittadini europei, il 70% ha risposto positivamente.

Un sentimento che sembra crescere quindi, indice di fiducia verso l’Unione, malgrado la crisi economica e l’aumento della disoccupazione. Nel 2011 il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso aveva definito la scelta estone di entrare nell’eurozona un “forte segnale di stabilità” per gli Stati membri. Forte segnale di stabilità che gli estoni sembrano intenzionati a ribadire, anni dopo, dimostrando la fiducia che ancora ripongono nell’UE.

In foto un panorama della capitale, Tallinn (Foto: Wikimedia Commons)

L' Autore - Federica D'Errico

Laureata triennale in Studi Internazionali, amo Torino tanto che ho deciso di dedicarle la mia tesi di laurea dal titolo "Città e relazioni internazionali: il caso di Torino". Appassionata di tutto ciò che riguarda l'arte e la letteratura, curiosa ed attenta all'attualità nazionale ed estera, sono una studentessa del Corso Magistrale in Comunicazione Pubblica e Politica presso l'Università di Torino. Mi piace definire l'Europa il luogo delle opportunità.

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