martedì , 14 agosto 2018
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Verso le elezioni europee: Francia, la chiave di volta che può cambiare l’Europa

Con 74 seggi, due in più della scorsa legislatura, la Francia sarà un Paese decisivo per le prossime elezioni europee. Non solo la delegazione francese al prossimo Parlamento Europeo sarà la più numerosa dopo quella tedesca, ma la République sembra una rappresentazione in scala delle dinamiche continentali. Con una leadership politica in crisi di consenso, l’emergere di una destra nazionalista e anti-europea, una crescita economica pressoché inesistente e i rischi legati a deficit e debito eccessivi, la Francia si candida al titolo di “grande malato d’Europa”.

François Hollande ha fallito tutti gli obiettivi della sua presidenza. L’incapacità di mettere in campo riforme economiche, di bilanciare l’egemonia tedesca-conservatrice in Europa e il disastro delle municipali del mese scorso hanno costretto Monsieur le Président a rimuovere il Primo Ministro Ayrault sostituendolo con il proprio rivale politico, il socialdemocratico Manuel Valls. Il nuovo governo presenterà a breve un piano di tagli per 50 miliardi e dimostra capacità di leadership.

Il piglio del premier piace agli elettori (Valls ha il 46% di approvazione a fronte del 20% del Presidente, pure in rimonta nell’ultimo mese) e questo ha consentito un recupero del Parti Socialiste (PS). Attestato oggi al 18,8%, il PS porterebbe al Partito Socialista Europeo e al suo candidato Schulz 16 seggi. Pochi se confrontati ai 21 che l’Union pour un Mouvement Populaire (UMP) porterebbe a Juncker e al Partito Popolare Europeo. Ancora meno se consideriamo che il Front National (FN) di Marine Le Pen si gioca il primo posto con l’UMP, oscillando tra il 22 e il 24% dei voti, circa 20 seggi nel prossimo Parlamento.

Lo spettro politico è comunque frammentato. I partiti minori contano per circa un terzo dei voti e secondo le proiezioni dovrebbero ottenere complessivamente 17 seggi. I Verdi subirebbero una débâcle rispetto al 2009, scendendo dal 16,9% al 7,5% e perdendo almeno 9 dei loro 16 seggi. Interessante il risultato dell’Alternativa centrista, l’alleanza dell’Union des Démocrates Indépendants e dei Modem di Bayrou, attestata sopra il 10% e in odore di portare 6 parlamentari nel gruppo dell’ALDE. Il Fronte della Sinistra è all’8% e dovrebbe ottenere 5 seggi.

Da monitorare l’affluenza, che nel 2009 si era fermata al 40,6%. Il tema europeo è infatti molto sentito, specie per l’avanzata del nazionalismo anti-euro. Il dibattito si concentra sulla difesa degli interessi francesi in Europa piuttosto che sui temi di politica europea in quanto tale. Le dinamiche euro-nazionali si legano poi alle specificità locali. Dal 2004 Parigi ha rinunciato al sistema elettorale a unica circoscrizione nazionale. La Francia è divisa in 8 grandi collegi cui sono assegnati un numero di seggi proporzionali alla popolazione. Si va dai 3 seggi dei Territori d’Oltremare ai 13 dell’Ile-de-France (11,9 milioni di abitanti) e del Sud-Est (10,8). In media, un seggio ogni 780.000 abitanti. Il sistema elettorale prevede l’assegnazione proporzionale dei seggi tra liste bloccate e senza voto di preferenza. Ricevono seggi le liste che superano il 5% dei voti nella rispettiva circoscrizione.

In un collegio vasto come il Sud-Est, roccaforte storica della destra francese, il FN ha come capolista Jean-Marie Le Pen, ex-leader del partito e padre di Marine (che corre nel Nord-Ovest) e promette di fare incetta di seggi. Vincent Peillon, segretario uscente del PS appena sostituito dall’ex-Ministro agli affari europei Harlem Désir, è capolista proprio nel Sud-Est e guida la campagna elettorale socialista. Jean-Luc Mélenchon guida l’estrema sinistra. José Bové dei Verdi corre per la presidenza della Commissione Europea. L’UMP ha messo in campo ex-ministri come Hortefeux e Alliot-Marie, mentre Alain Lamassoure (presidente della Commissione ECFIN del PE) è capolista nell’Ile-de-France.

La Francia è la vera chiave di volta di queste elezioni europee. I seggi che mancano al PSE di Schulz sono soprattutto francesi (e tedeschi) e la destra nazionalista di Le Pen vuole guidare l’anti-europeismo nel prossimo Parlamento Europeo. La rinnovata spinta riformista di Valls potrebbe costituire un argine all’avanzata euroscettica. Lo spera il centrosinistra europeo, se lo augurano in genere le forze europeiste. Per il PPE tenere la Francia significa quasi certamente mantenere la guida della Commissione. Ma una Francia nazionalista, anti-euro e anti-Germania è un pericolo che nessuno, socialista o popolare, è disposto a sperimentare.

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