martedì , 14 agosto 2018
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Verso le elezioni europee: in Bulgaria è test nazionale, debole l’euroscetticismo

La Bulgaria si prepara alle elezioni per il Parlamento Europeo in un contesto tutt’altro che facile. Il percorso che ha condotto la Bulgaria verso la democrazia è iniziato il 10 novembre 1989 quando venne deposto Todor Živkov. Poco dopo, venne organizzata una tavola rotonda con l’opposizione. In quest’occasione i movimenti d’opposizione crearono l’Unione delle Forze Democratiche (SDS). Il Partito Comunista, invece adottò la dottrina socialdemocratica e cambiò nome in Partito Socialista Bulgaro. Contemporaneamente si creò un altro soggetto politico importante: il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), un partito che si erge a tutela delle minoranze in particolare quella turcofona, che in seguito entrerà nell’ALDE.

Nei sette anni successivi si alternarono sette governi e furono caratterizzati da instabilità politica e difficoltà economiche. Nell’inverno tra 1996 1997 una crisi devastante portò al potere il SDS che mise in atto un programma di difficili riforme che portarono stabilità. Nel 2001 il SDS perse le elezioni e iniziò un lento declino caratterizzato da numerose scissioni. Ci vollero diversi anni per colmare il vuoto creatosi nel centrodestra. Nel 2006 Bojko Borisov, allora sindaco di Sofia dal discusso passato fondò un nuovo partito: Cittadini per lo Sviluppo Europeo della Bulgaria (GERB). In quel periodo si creò un altra forza politica: Atakaprimo partito esplicitamente euroscettico caratterizzato da una retorica marcatamente anti-sistema e xenofoba. Il 2009 fu la consacrazione di Bojko Borisov: alle europee vide confermati i 5 seggi, a fronte di un calo di consensi dei partiti principali, mentre nel Parlamento bulgaro ottenne una maggioranza quasi assoluta che gli permise di creare un governo monocolore.

L’anno scorso tuttavia si è interrottо questo periodo di stabilità politica: a gennaio sono scoppiate proteste a tratti violente contro il governo di Borisov accusato di aver messo in piedi un sistema clientelare e corrotto. Dalle elezioni anticipate è uscito un governo composto da socialisti e dal DPS e appoggiato paradossalmente da Ataka. La nomina di un personaggio di pessima reputazione a capo dei servizi segreti ha fatto scoppiare un’ondata di proteste che è andata avanti per mesi. Le critiche sono arrivate anche dall’interno del governo. Pochi mesi fa infatti il Partito Socialista ha subito una scissione. L’ex capo di Stato Georgi Părvanov ha creato Alternativa per la Rinascita Bulgara (acronimo ABV, prime tre lettere dell’alfabeto cirillico).

La Bulgaria è uno dei Paesi dove l’euroscetticismo è meno marcato. L’UE viene vista come un cane da guardia per i politici corrotti, anche se non sono mancate note dolenti, come la chiusura della centrale nucleare di Kozloduj, percepita come un’umiliazione nazionale. I negoziati furono complessi e l’adesione fu in discussione fino all’ultimo. Il compromesso per non rinviarla fu il Meccanismo di Cooperazione e Verifica, una sorta di adesione parziale al mercato interno fino al soddisfacimento dei sei criteri: indipendenza della magistratura, nuovo codice civile, riforma della giustizia, lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione agli alti livelli e a livello locale. A sette anni dall’adesione le relazioni semestrali della Commissione continuano ad essere molto negative.

Per le elezioni europee, la Bulgaria ha un sistema elettorale proporzionale con voto preferenziale. Con il Trattato di Lisbona avrà un seggio in meno (17). E’ previsto un testa a testa tra i socialisti e GERB, che secondo i sondaggi dell’ultimo mese dovrebbero ottenere tra il 14 e il 24% ciascuno. Tra le altre forze politiche il DPS è l’unica che ha possibilità concrete di superare lo sbarramento del 6%. I consensi di Ataka sembrano precipitare. Il partito di Siderov ha infatti perso anche la stima di molti ultranazionalisti per via dell’appoggio esterno all’attuale governo.

Come accade in altri Paesi, purtroppo anche in Bulgaria il dibattito sarà concentrato sulle vicende interne e sarà una sorta di test per l’attuale governo. I partiti della coalizione puntano ad ottenere più della metà dei seggi, mentre GERB cercherà di alterare i rapporti di forza per screditare il governo di Orešarski. Molti cittadini però hanno perso la fiducia nella classe politica in generale. Il vero vincitore di questa tornata sarà, salvo sorprese, l’astensionismo.

 In foto, il primo ministro bulgaro Plamen Orešarski e il presidente della Commissione Europea Manuel Barroso (© European Commission – 2014)

L' Autore - Giuseppe F. Passanante

Ho studiato lingue alla Ca' Foscari (triennale) e relazioni internazionali a Torino (magistrale), per poi ottenere un master alla sede di Varsavia del Collège d'Europe dove ho approfondito temi come la Politica Europea di Vicinato, le relazioni UE-Russia e le politiche di allargamento. Attualmente vivo in Polonia, a Breslavia, e lavoro in una multinazionale. Le aree geografiche di mio interesse sono l'Europa Centrale, i Balcani, la Turchia e lo spazio post-sovietico.

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