lunedì , 19 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee: in Svezia un’anticipazione del voto nazionale?

Il 2014 sarà un anno frenetico per il più popoloso Paese scandinavo. 9,2 milioni di abitanti affronteranno due cruciali elezioni: quelle europee a maggio e quelle nazionali a settembre.

La Svezia è una monarchia costituzionale, per cui l’attuale Primo Ministro Friedrik Reinfeldt è stato indicato dal re Carlo XVI Gustavo, dopo che il suo Partito Moderato Unito aveva trascinato l’Alleanza per la Svezia alla riconferma nelle elezioni del 2010. Nella storia del Paese nordico un governo di colore moderato è una relativa anomalia, poiché, dal dopoguerra ad oggi, la compagine socialdemocratica l’ha fatta da padrone per 51 anni, grazie ad esponenti politici del calibro di Tage Erlander e Olof Palme. La parentesi del premier Reinfeldt potrebbe però chiudersi alle prossime elezioni legislative di settembre perché, secondo i sondaggi di fine anno, i Rödgröna (i Rossoverdi) non dovrebbero avere difficoltà a superare il 50%.

Tutto ciò è fondamentale per entrare nel merito dell’importante appuntamento di appena 4 mesi precedente: le elezioni europee. A maggio, appunto, gli svedesi saranno chiamati ad eleggere 20 europarlamentari. Attualmente i seggi al PE sono così suddivisi: 5 nel PPE, di cui 4 dal Partito Moderato Unico e 1 dai Democratici Cristiani; 6 trai S&D, tutti del Partito Socialdemocratico Svedese; 4 nell’ALDE (3 Partito Popolare Liberale e 1 Partito di Centro); 3 nei Verdi (2 Verdi e 1 Partito Pirata); e 1 al GUE (Partito della Sinistra).

Le elezioni del 2009 avevano dunque consegnato un seggio al Piratpartiet (il Partito dei Pirati), il quale ottenne il 7,1% dei voti e, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, ha conquistato un ulteriore seggio (occupato da Amelia Andersdotter, la più giovane di tutta l’assemblea). I Pirati sono nati nel 2006 su iniziativa di Rickard Falkvinge con l’intento principale di modificare la concezione del copyright e del diritto d’autore. Si presenteranno per incrementare la loro presenza al PE con istanze piuttosto particolari. L’europarlamentare Engström ha infatti dichiarato: “Noi Pirati siamo la fiamma ossidrica necessaria a Bruxelles. Abbiamo fermato l’ACTA. Abbiamo fatto in modo che il gruppo dei Verdi del Parlamento capisse che era necessario legalizzare la condivisione dei file. Abbiamo lottato per maggiore protezione dei dati e prezzi di roaming più umani. Mi aspetto un altro periodo di mandato al Parlamento Europeo”.

Nella scorsa tornata elettorale erano rimasti fuori dal PE i due partiti più euroscettici, ossia i Democratici Svedesi e la Lista di Giugno. I Democratici Svedesi (Sverigedemokraterna), a dispetto del nome, sono un partito nazionalista di estrema destra fondato nel 1988 con lo scopo principale di contrastare l’immigrazione e l’islamizzazione. I DM sono entrati per la prima volta nel Riksdag (Parlamento svedese) nel 2010, superando non di molto lo sbarramento del 4%. Negli ultimi anni le loro quotazioni sono in crescita, soprattutto dopo le rivolte degli immigrati delle periferie di Stoccolma, Göteborg e Malmö, dello scorso anno.

La Lista di Giugno (Junilistan) è stata fondata sei anni prima in concomitanza con il respinto referendum svedese sull’euro ed esordì con uno strabiliante 14% alle europee del 2004, ottenendo 3 seggi. Risultato che non riuscì lontanamente a bissare cinque anni più tardi. Uno dei fondatori del partito è Nils Lundgren, economista in rotta con il partito socialdemocratico a causa delle sue posizioni euroscettiche. Il nome deriva dal Movimento di Giugno nato nel 1992 al tempo del referendum danese che rigettò il Trattato di Maastricht.

In quanto alle “regole del gioco”, la legge elettorale per il Riksdag e per il PE è la medesima. In breve: il Paese non è diviso in collegi. I 20 seggi sono assegnati con un proporzionale corretto, basato su liste con la possibilità di inserire la propria preferenza; gli elettori possono votare per un partito o per uno o più candidati e possono modificare l’ordine in cui questi sono stati presentati in lista. La soglia di sbarramento è al 4% e godono dell’elettorato attivo e passivo tutti i cittadini residenti in Svezia e maggiorenni.

Nemmeno la Svezia è immune dalla valanga euroscettica che sembra incombere sull’Europa unita. D’altra parte l’affluenza, sin dal 1995, si è sempre attestata tra il 38 e il 46%. L’auspicio è che il dibattito non si esaurisca in una mera “prova generale” delle elezioni settembrine. In caso contrario sarà un’ulteriore occasione persa.

In foto il Primo  Ministro Friedrik Reinfeldt durante un incontro del 2013 con il Presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso (Foto: European Commission)

L' Autore - Simone Belladonna

Laureato in Scienze Internazionali-Studi Europei e alla Scuola di Studi Superiori di Torino, da sempre appassionato di politica e storia. Ho studiato in Svezia presso la Linnaeus University, faccio parte del consiglio di redazione di Rivista Europae e a marzo 2015 ho pubblicato con l'editrice Neri Pozza il mio primo saggio “Gas in Etiopia”, sui silenzi e le rimozioni del passato coloniale italiano, specialmente per quel che riguarda l'estensivo uso dei gas sulle popolazioni etiopiche. Fortemente convinto che «l'incomprensione del presente nasce inevitabilmente dall'ignoranza del passato».

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