giovedì , 16 agosto 2018
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Verso le elezioni europee: la strategia dei Progressisti

All’inizio, è stato il Congresso: come una volta. Roma, marzo, il lancio ufficiale della campagna del Partito Socialista Europeo, e dunque di Martin Schulz candidato Presidente della Commissione. Poi, eventi qui e là negli altri Paesi, l’elaborazione di un programma. Sempre a marzo, a Bruxelles, il convegno sull’economia progressista. Adesso, conclusasi sabato, Renaissance for Europe, l’evento organizzato dalla fondazione FEPS, presieduta da Massimo D’Alema. Presente, sempre, Schulz.

La sinistra europea vista da Bruxelles sembra quasi più organizzata delle sinistre nazionali, che invece paiono in affanno. In Inghilterra, Ed Miliband ha deciso di non appoggiare ufficialmente Schulz, per mantenere una posizione più critica nei confronti dell’Europa. In Italia, la campagna ufficiale del PD è stata lanciata in settimana e le liste saranno ufficializzate solo lunedì. In Francia, François Hollande sta scontando un pessimo risultato elettorale alle comunali e si trova a gestire un rimpasto di governo. In Germania, le conquiste della SPD rischiano di passare per un successo di Angela Merkel.

La campagna elettorale di Schulz, lancia invece due messaggi molto chiari. In termini di comunicazione politica, una narrativa bella e pronta, in attesa di essere messa alla prova.

Il primo messaggio è: non ha senso parlare di più o meno Europa. Bisogna parlare di quale Europa. Le istituzioni di Bruxelles sono lì e sono fatte per restare: restituire sovranità agli Stati nazionali è difficile, inverosimile, controproducente. Ma l’Europa che abbiamo oggi davanti deve essere cambiata e la sfida di maggio è proprio decidere in che modo cambiarla. Servono idee e proposte concrete e il PSE sostiene di averle. Martin Schulz lo ripete in ogni discorso pubblico: la prossima Commissione, se sarà guidata da lui, andrà in una direzione diversa, per realizzare un’Europa progressista, sociale, giusta.

Il secondo messaggio discende dal primo. Se la questione non è l’Europa, ma chi la guida, i problemi di oggi derivano da chi ha avuto responsabilità di governo in passato. Il PSE è su questo punto compatto e ancora più convinto: negli anni della crisi sono state prese molte decisioni sbagliate, è stata seguita una politica economica (quella del rigore) folle e autodistruttiva, i cui risultati sono stati disoccupazione e poche prospettive di crescita. Chi ha preso quelle decisioni? Certamente non il Parlamento e solo in parte la Commissione. Il principale responsabile delle risposte alla crisi è stato il Consiglio. Tradotto: sono stati i governi. Che nel 2008 – 2011 erano tutti, invariabilmente, di destra. David Cameron, Silvio Berlusconi, Angela Merkel, Nicolas Sarkozy.

Questo è il doppio binario su cui la sinistra europea vuole costruire la sua sfida. Chiarire che bisogna parlare di quale Europa si vuole costruire, perché l’Unione in quanto tale non è in discussione. E ribadire che il voto di maggio ha un significato preciso: orientare la Commissione a sinistra, dopo anni di governo della destra. E un’Europa di sinistra darà risposte diverse, più giuste.

Così Schulz sottolinea che la sua Commissione porterà più investimenti, più redistribuzione, il principio per cui le imprese pagano le tasse nel Paese in cui guadagnano i loro profitti (un riferimento a Google, che in Europa paga poche tasse: qualcuno ricorderà la battaglia di Boccia per creare una Web Tax in Italia, l’estate scorsa, o le critiche di Ed Miliband fatte proprio a un evento Google, di qualche mese precedenti).

Le propose del PSE dovranno riuscire a convincere gli elettori. Questa narrativa dovrà essere tradotta a livello nazionale: e forse risulterà troppo elaborata e difficile da spiegare. Di sicuro però, la sinistra europea è in questo momento la forza politica che sta rendendo all’Europa il servizio migliore. Perché sta cercando di incentrare il dibattito sulla guida delle istituzioni, più che sulla loro semplice esistenza. Rendendo a un tratto l’Unione Europea molto più simile agli Stati nazionali: dove fino a ieri ha deciso un partito, e dove da domani potrebbe decidere un altro, portatore di altre idee. In una parola: rendendola più democratica.

In foto, uno scatto dal Renaissance for Europe 2013 a Torino (© Miles Photography – 2013)

L' Autore - Andrea Sorbello

Iscritto alla Magistrale in Relazioni Internazionali - Studi Europei a Torino. Appassionato/morbosamente interessato a questioni di politica economica, relazioni internazionali, politica italiana (sic) e auto sportive. Lieto di contribuire a Rivista Europae!

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