giovedì , 22 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee: Lettonia, sarà come un referendum consultivo sull’Euro

Per i Paesi appena entrati nell’UE o nell’Eurozona, le elezioni europee del prossimo maggio saranno soprattutto un modo per tastare l’opinione dei cittadini in merito alla scelta compiuta, e per i cittadini un modo per esprimere la propria opinione sull’argomento. È il caso ad esempio della Lettonia, la seconda tra le repubbliche baltiche, dopo l’Estonia, ad adottare, a partire dal primo gennaio di quest’anno, la moneta unica.

Se da un lato, l’Europa si dice soddisfatta degli sforzi fatti dal Paese: “la Lettonia ha compiuto sforzi immensi per superare la crisi economica e finanziaria”, dall’altro è altrettanto vero che la popolazione non ha mai avuto la possibilità di esprimersi in merito a questa scelta, chiaramente decisiva e impegnativa per il PaeseIl partito al governo dal 2009, allora guidato dal Primo Ministro Valdis Dombrovskis, ha deciso indipendentemente e senza referendum per l’adozione della moneta unica, passo a cui è arrivato attraverso una ristrutturazione radicale dell’economia del Paese, che nel 2008 aveva visto esplodere una crisi economica molto grave, con il fallimento della seconda banca del Paese, poi rilevata per più dell’80% dallo Stato.

Il premier, cui nel gennaio 2014 è succeduto il primo premier donna della storia lettone, Laimdota Straujuma, ex parlamentare europeo, con l’aiuto dell’economista Anders Aslund, aveva stilato un rigidissimo programma di risanamento, fatto di rigore e richieste piuttosto ingenti nei confronti dei cittadini. Lo scopo era quello di accedere ai fondi strutturali dell’UE ed alle condizioni stabilite dal FMI, ma soprattutto quello di entrare, nel più breve tempo possibile, a far parte dell’Eurozona. Piano poi riuscito: nel giro di 4 anni, la Lettonia è diventata uno tra i Paesi Membri più virtuosi, con un debito pubblico sotto il 60% del PIL del Paese ed un’economia che ha ripreso a crescere, dopo essere stata allo stremo.

Il prezzo pagato dai cittadini, tuttavia, è stato altissimo: la maggior parte della popolazione vive con un reddito di 600 euro al mese, laddove il costo della vita non è di molto inferiore rispetto a quello di altri Stati Membri. Il 30% è sotto la soglia di povertà. Una grossa percentuale di lettoni, soprattutto i giovani, negli ultimi anni ha abbandonato il Paese, trovando accoglienza nel resto dell’Europa. La forte pressione delle associazioni sindacali nell’ultimo periodo, unita alla disgrazia per il crollo in un supermercato, costato la vita ad oltre 30 cittadini, ha portato il Primo Ministro alle dimissioni, a favore dell’ex Ministro dell’agricoltura Straujuma.

La decisione di non indire un referendum sull’entrata o meno nell’Eurozona peserà anche sull’esito delle elezioni. Dai sondaggi infatti è emerso che meno del 40% dei cittadini era favorevole all’introduzione della moneta unica. Malcontento che rischia quindi di gonfiare i consensi dei partiti euroscettici. Dagli ultimi sondaggi, infatti, sembra in netta crescita la destra di NA, il partito più euroscettico, che insieme all’Harmony Centre, coalizione di sinistra composta da partiti affiliati in parte al PSE ed in parte all’European Left, si era espresso per un referendum sull’adozione della moneta unica.

Posizione cui in seguito l’Harmony Centre aveva rinunciato. Proprio l’Harmony Centre, che ad oggi si rivela come il movimento favorito per le elezioni di maggio, raccoglie anche i consensi della minoranza russofona, fino a poco tempo fa del tutto esclusa dalla politica del Paese a causa di leggi restrittive sulla concessione della cittadinanza.

Degli 8 seggi spettanti alla Lettonia ben tre potrebbero essere appannaggio dell’Harmony Centre. Il partito al governo invece, Vienotiba (Unity), che siederà al Parlamento Europeo tra le fila del PPE, dovrebbe perdere consensi e, secondo le proiezioni, eleggere solo 2 propri rappresentanti. I rimanenti 3 seggi dovrebbero essere così distribuiti: 1 a NA, 1 al partito agrario (affiliato ai Verdi), ed uno alla nuova formazione guidata da Inguna Sudraba ex “revisore dei conti” dello Stato baltico, per ben 8 anni.

Il voto avverrà su base nazionale e la soglia di sbarramento sarà fissata al 5%. Nel 2009 l’affluenza si era fermata appena sopra il 50%, e i risultati consegnarono una facile vittoria a Unity. Malgrado l’esito probabilmente differente, le elezioni saranno comunque un’utile cartina tornasole per il Governo, che potrà valutare l’efficacia delle proprie scelte, e per l’UE, che potrà verificare quanto i cittadini accettino di buon grado i sacrifici in nome di regole sempre più stringenti ed esigenti stabilite per entrare nell’UE e nell’Eurozona. Ad essere messa alla prova, in Lettonia, sarà un po’ la credibilità di tutto il progetto europeo. 

Nell’immagine, scorcio di Riga (© Pablo Andrès Rivero, www.flickr.com)

L' Autore - Giulia Corino

Laureata triennale, sto proseguendo gli studi magistrali in Lettere Moderne e alla Scuola di Studi Superiori dell'Università di Torino. Sono appassionata di storia e culture del mondo antico e moderno.

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3 comments

  1. Giuseppe F. Passanante

    Nel 2003 venne fatto un referendum sull’ingresso nell’UE e nell’Eurozona. Posso capire chi riteneva necessario fare un altro referendum quest’estate, anche se non condivido la posizione, ma non si può affatto dire che la popolazione lettone non abbia mai avuto la possibilità di esprimersi su questo tema.

    • Non si può dire che la situazione rispetto al 2003 non sia cambiata… In più, essere d’accordo in merito all’entrata in Europa non significa essere d’accordo con una scelta economica di rigore che non è così direttamente portatrice di ripresa economica né di benessere per il paese. Numerosi economisti e anche un premio nobel si sono espressi contro questa politica. Tutto questo è ciò che a mio parere influenza l’approvazione della popolazione sul tema euro, al di là di un’atmosfea tendenzialmente favorevole all’Europa in generale.

      • Giuseppe F. Passanante

        La situazione è cambiata, ma capita raramente di dover rifare lo stesso referendum più di una volta. Nel 2003 il referendum non era solo sull’adesione all’UE, ma anche sull’adozione dell’Euro e d’ogni modo il terzo criterio di Maastricht prevede l’accettazione degli obiettivi dell’unione politica economica e monetaria.

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