martedì , 20 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee: Paesi Bassi, Wilders cavalca il malcontento

Alle prossime elezioni europee i Paesi Bassi potranno eleggere 26 rappresentanti nazionali presso il Parlamento Europeo (PE), attraverso un sistema proporzionale privo di soglie di sbarramento. Il numero rimarrà invariato rispetto alle elezioni del 2009, nelle quali 5 seggi vennero attribuiti all’Appello Cristiano Democratico (CDA), 4 al Partito per la Libertà (PVV) di natura conservatrice e nazionalista e 3 ciascuno agli schieramenti del Partito Laburista (PvdA) di matrice social-democratica, del Partito Popolare per la Libertà e la Democrazia (VVD) di stampo liberale, dei Democratici 66 (D66) e della Sinistra Verde (GL) ambientalista-socialista. Soltanto 2 seggi ciascuno invece furono vinti dal Partito Socialista (SP) e dal raggruppamento conservatore di Unione Cristiana (CU) e Partito Costituzionale Riformato (SGP).

Nell’anno successivo, il 2010, si svolsero invece le elezioni del Parlamento olandese, che portarono a uno storico risultato: il primo governo di minoranza dalla la 2^ Guerra Mondiale. Il primo partito fu il VVD di Mark Rutte, seguito dal PvdA, dal PVV di estrema destra e dal CDA. In seguito a un periodo di ben 4 mesi di consultazioni, il governo fu formato da VVD e CDA, avvallati nei loro progetti da un appoggio esterno da parte del PVV. Quest’ultimo nel 2012 ritirò la fiducia concessa a Rutte, opponendosi all’approvazione delle misure proposte per contrastare la crisi economica.

Le successive elezioni posero il PVV in una posizione di netta inferiorità (10.1%), consentendo al partito conservatore VVD di formare un nuovo, più solido, governo insieme ai laburisti del PvdA (rispettivamente con il 26.6% e il 24.8%). Ciononostante il PVV di Geert Wilders non ha demorso e, anzi, ha dato nuova vita al proprio programma di lotta all’immigrazione (specialmente islamica) e di difesa della sovranità nazionale del Paese.

Nel novembre scorso Geert Wilders ha concluso anche un accordo con Marine Le Pen per la creazione di un’intesa politica anti-Europa all‘interno del PE. L’idea di fondo è quella di raccogliere le forze euroscettiche attorno a un programma comune di rivendicazione delle sovranità territoriale, monetaria e di bilancio. Adesione all’intesa si è avuta anche da parte del Partito della Libertà austriaco (Fpo) e dalla Lega Nord, il cui accordo con la Le Pen dovrebbe essere stilato formalmente entro questo mese.

Per quanto concerne le previsioni per le elezioni di maggio, un sondaggio Ipsos di inizio aprile attribuisce il 18.5% ai D66, il 17.2% al VVD, il 16.7% al PVV e a seguire, in discesa, CDA, CU, PvdA, GL, SGP e PvdD. Cavalcando l’onda dell’euroscetticismo quindi Geert Wilders si è guadagnato uno spazio sempre più ampio e potrebbe aggiudicarsi fino a 4 seggi. Sempre secondo i dati raccolti dall’Ipsos, i VVD e i D66 affiliandosi all’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (ALDE) raggiungerebbero invece ben 10 seggi. 4 potrebbero andare ai socialisti e 3 al CDA, riunito sotto l’egida del Partito Popolare Europeo (PPE). 

L’esito delle elezioni rimane comunque tutto da scrivere, considerato il fatto che la coalizione di liberali e laburisti al governo proprio all’inizio di questo mese ha approvato la depenalizzazione dell’immigrazione clandestina, dando un segnale forte al partito di Wilders. Certo i liberali non hanno approvato a cuor leggero la manovra e in cambio hanno preteso un taglio non così modesto delle tasse dei ceti medio-alti. D’altro canto il governo di Mark Rutte continua a fare i conti con l’insoddisfazione dettata dalle misure di austerità anti-crisi. Misure che se da un lato alimentano l’euroscetticismo, dall’altro hanno portato il rapporto tra deficit pubblico e PIL al 2.5%, per la prima volta dopo 5 anni sotto il 3%.

In attesa dei risultati elettorali il governo olandese non dorme comunque sonni sereni anche perché, il 7 aprile, è iniziato presso il tribunale dell’Aia il processo per la causa intentata dall’associazione delle “Madri di Srebrenica”, composta da madri e parenti delle vittime della strage di Srebrenica. L’accusa al governo olandese è mossa per responsabilità nella condotta dei caschi blu olandesi dell’ONU, che nel 1995 non avrebbero impedito il massacro. Gert-Jan Houtzagers, uno degli avvocati del governo, respinge l’accusa dato che i caschi blu in quanto tali si trovavano “sotto il comando e controllo esclusivo dell’ONU”. 

Tante variabili quindi. La posizione, apparentemente solida, dei liberali e dei laburisti a capo del governo dovrà quindi essere vagliata nuovamente alla fine del mese di maggio, in una tornata elettorale che, questa volta più che mai, potrà offrire molte sorprese.

Nell’immagine, manifesti elettorali per la campagna elettorale 2012 (© pieter musterd, www.flickr.com)

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

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