martedì , 20 febbraio 2018
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Verso le elezioni europee: Repubblica Ceca, è testa a testa fra ČSSD e ANO, incognita euroscettici

Ancora elezioni per la Repubblica Ceca. Dopo la vittoria dei socialdemocratici alle parlamentari nazionali dell’ottobre scorso e la successiva formazione del governo guidato da Bohuslav Sobotka, a capo di una coalizione formata dal suo partito, dai “cittadini insoddisfatti” del movimento ANO e dai democristiani, i cittadini cechi si preparano a tornare al voto per le Europee di maggio.

Certo, non è detto che l’elettorato attivo sia tale anche di fatto. La Repubblica Ceca è stata infatti definita come lo Stato più euroscettico dell’UE, ma non solo. Alle elezioni nazionali, il tasso di affluenza alle urne si è attestato ad un valore inferiore al 60%. E i sociologi sostengono che, essendo trascorso poco tempo dall’ultima volta che i cittadini cechi si sono recati al voto, l’assenza di incentivi potrebbe condurre a percentuali ancora più basse.

I partiti nazionali però, che non intendono lasciarsi scappare una così ghiotta opportunità, si preparano a presentare i rispettivi candidati. Il 7 maggio si potrà quindi dare il via alle danze della campagna elettorale. Per qualcuno, la posta in gioco è il superamento della soglia del 5%; per qualcun altro invece, si tratta anche di accaparrarsi una buona percentuale dei 21 seggi assegnati allo Stato di Kafka. Le attuali proiezioni parlano chiaro: socialdemocratici e partito ANO (che significa “sì” in ceco) si collocano in testa nella lista dei possibili vincitori.

Il partito Česká Strana Sociálne Demokratická (ČSSD), affiliato al PSE, proporrà come capolista il noto professore universitario Jan Keller. Si prevede che il candidato, caratterizzato da retorica neomarxista e capacità oratorie spiccate, raccoglierà consensi soprattutto al di fuori delle grandi città. Tra i “cavalli di battaglia” di Keller, compaiono l’ineguaglianza sociale, il declino del welfare state e la crisi del capitalismo.

Dall’altro lato, in seno al neonato partito di orientamento liberale ANO (Akce nespokojených občanů, che significa “azione dei cittadini insoddisfatti”), il primo candidato è Pavel Telicka. Il quale, dopo essere stato Commissario Europeo per la Salute e Tutela dei consumatori, il primo di origine ceca, ha lavorato per diversi anni come lobbista a Bruxelles. Il suo personaggio è in linea con la dirigenza del movimento, attualmente nelle mani di Andrej Babiš, imprenditore multimilionario che, per il fatto di possedere una fetta sostanziosa del mercato dei media, in combinazione con ambizioni politiche, è anche soprannominato Babišconi. Nessun candidato, al di fuori dei due menzionati, risulta ad oggi avere buone possibilità di dominare la campagna elettorale. Il partito di centro-destra ODS, membro dell’Alleanza dei Conservatori e Riformisti Europei, che per lungo tempo ha avuto un ruolo dominante nella politica ceca, è ora protagonista di scandali e vittima di una leadership considerata debole.

L’incertezza circonda invece il possibile grado di successo del movimento populista Úsvit přímé demokracie, guidato dall’ex agente di viaggi Tomio Okamura, di origine in parte ceche e in parte asiatica. Il movimento, fondato nella primavera dello scorso anno, contrasta la presenza dei ROM in Repubblica Ceca; il suo leader, in particolare, sostiene che i ROM dovrebbero lasciare il territorio ceco e formare un loro proprio stato, “ad esempio in India, il luogo dove risiedevano i loro avi”.

Úsvit sembra dare voce ad un diffuso sentimento anti-ROM, concretizzatosi in diverse marce organizzate da gruppi estremisti e partecipate dalle popolazioni delle aree con maggiore presenza ROM. La candidata destinata a guidare la campagna elettorale è in questo caso Klara Samkova, che ha lodato l’Europa per il suo essere una “fortezza” di fronte all’immigrazione. Il movimento incarna anche i sentimenti anti-UE di parte della popolazione della Repubblica Ceca.

Tra intellettuali anticapitalisti, ferventi capitalisti e “minoranze anti-minoranze” ed euroscettiche, la partita tra i partiti cechi promette dunque sicure emozioni; giocata così, sul filo sottile che separa ideologie e sentimenti, passati e recenti. E al popolo l’arduo compito di definirne il risultato.

In foto, a sinistra, il premier ceco Bohuslav Sobotka, insieme al vice-segretario della SPD tedesca Achim Post (© Party of European Socialists – Flickr 2013)

L' Autore - Anna Malandrino

Laureata in Scienze Internazionali e diplomatiche, attualmente dottoranda borsista in Diritti e Istituzioni presso l'Università di Torino con progetto di ricerca sul management pubblico nella fornitura di servizi sanitari. Ho lavorato come formatrice specializzata sull'Unione Europea presso il Punto Europa di Forlì e ho partecipato come relatrice al 13mo Mediterranean Research Meeting, presso il Centro di Studi Avanzati Robert Schuman dell'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze), e alla Student Conference "Reckoning with the past in post-dictatorial societies", presso l'Università di Bucarest

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