mercoledì , 21 febbraio 2018
18comix

Il pungolo norvegese alla politica europea di sicurezza e di difesa

Il 12 ottobre scorso il Comitato Norvegese per il Nobel per la Pace ha assegnato all’Unione Europea (UE) il famoso riconoscimento destando con questa decisione numerose critiche. Le motivazioni a supporto dell’attribuzione sono note ai più, meno conosciute sono le critiche alle stesse. Prima fra tutte per significato politico è la lettera aperta indirizzata alla Fondazione Nobel e sottoscritta dall’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, da altri tre premi Nobel per la Pace quali Mairead Maguire, Adolfo Perez Esquivel e il Bureau International Permanent de la Paix, nonché da numerosi avvocati e attivisti. L’accusa rivolta al Comitato Norvegese è di aver plasmato a proprio piacimento e in modo non conforme alla legge i requisiti richiesti per procedere all’assegnazione del premio. L’UE dunque non si potrebbe considerare un campione della pace poiché partecipe di un’idea di sicurezza che si nutre di dichiarazioni di guerra e irrobustimento delle forze militari. Un contributo estremo, ma con un fondamento di verità se si considera l’articolo 42 del Trattato sull’UE (TUE): la politica di sicurezza e di difesa comune assicura che l’UE disponga di una capacità operativa ricorrendo a mezzi civili e militari. Tuttavia simili poteri devono essere esercitati (per espressa previsione dell’art. 42) in conformità con i principi espressi nella Carta delle Nazioni Unite.

Inoltre, lo scopo principe dell’UE non è il perseguimento di un progetto di pace tout-court, bensì l’implementazione dei principi democratici della quale la pace è un prodotto secondario, spesso garantito da soggetti terzi. Tale considerazione favorisce la corretta collocazione dell’UE nel panorama internazionale in quanto organizzazione internazionale a carattere regionale. Il proliferare di organizzazioni regionali, che si ponessero come obiettivo principe la garanzia della pace e della sicurezza internazionale (ex art 52, Carta ONU), fu causato dallo scoppio della Guerra Fredda e dalla conseguente crisi del sistema di sicurezza dell’ONU. Tuttavia nella Comunità Europea la cooperazione in materia di sicurezza comune (realizzata mediante la Cooperazione Politica Europea) cominciò solo nel 1970 a livello informale e venne ufficializzata nel 1987 con l’Atto Unico Europeo. Per questa ragione alcuni autori come De Leonardis ritengono che l’embrione di integrazione europea fu tenuto al sicuro nel ventre della NATO, che sin dal 1949 costituì la difesa dei Paesi europei dal pericolo incarnato dall’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda, quando ancora le Comunità Europee, oltre che le politiche di sicurezza comune, erano al di là da venire.

Nell’ottica del ruolo delle organizzazioni internazionali per la conservazione della Pace non si può prescindere da un breve cenno al pensiero di Norberto Bobbio e alla sua teorizzazione riguardo alla figura del Terzo. Quest’ultimo dovrebbe incarnarsi nel soggetto che, sulla scena internazionale, agisca in qualità di garante e arbitro di due parti contendenti per garantire una soluzione pacifica alternativa al sopravvento di una parte  sull’altra. A quei tempi (subito dopo la caduta del Muro di Berlino) Bobbio riponeva tutte le sue speranze nell’implementazione dei principi sanciti nella Carta ONU, in quanto l’Europa come Comunità non era in grado di imporsi ed era ancora divisa tra i due blocchi. Purtroppo l’incedere dell’età ha impedito al filosofo di offrire un contributo del suo pensiero riguardo al ruolo dell’UE e, pertanto, rimane un’inferenza non provata il ritenere che nemmeno l’odierna Unione avrebbe incarnato per Bobbio il Terzo da lui descritto. Conclusione però inevitabile se si considerano le gravi crisi in Libia e in Siria, nei confronti delle quali non è stato a dir poco discutibile l’atteggiamento dell’UE.

L’impotenza della stessa risulta ancor più evidente in seguito al comunicato stampa riguardante l’uccisione di un suo funzionario, Ahmad Shihadeh, avvenuto durante la consegna di aiuti umanitari nei pressi di Damasco. L’Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza Catherine Ashton ha evidenziato nel contempo due aspetti: da una parte l’assenza di un mandato del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che rende impossibile qualunque intervento, dall’altra il fatto che l’UE attualmente sia il più grande donatore per il supporto della Coalizione Nazionale Siriana, l’organo di coordinamento delle forze dell’opposizione al regime di Baššār al-Asad. Ciò nondimeno, collocandosi nella prospettiva dell’assegnazione del premio Nobel, il finanziamento e il supporto di truppe armate, a prescindere dal vessillo di cui si fregiano e dai valori dei quali si fanno portatrici, poco si legano alla nozione di fratellanza alla quale si riferì Alfred Nobel.

L' Autore - Tullia Penna

Dottoranda in Bioetica (Visiting à Sciences Po Paris; Giurisprudenza UniTo; presso la stessa: Laura Magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza e Certificato di Alta Qualificazione della Scuola di Studi Superiori Ferdinando Rossi - SSST). Ex tutor e rappresentante degli studenti della SSST. Mi occupo di principalmente di questioni relative all’inizio e gravidanza surrogata. Appassionata di tematiche trasversali, mi interesso di diritti civili ed evoluzione delle istituzioni democratiche. Nel tempo libero sviluppo le mie abilità di fotografa e viaggiatrice.

Check Also

Addio al bicameralismo perfetto: Camere alte e basse in Europa

Il vento di cambiamento di cui si è fatto portatore il premier Matteo Renzi non …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *