martedì , 20 febbraio 2018
18comix

Lampedusa, Frontex e la politica di sicurezza dell’UE nel Mediterraneo

di Aldo Carone, Gianluca Farsetti, Enrico Iacovizzi e Giuseppe Lettieri

La tragedia umana dello scorso 3 ottobre, a largo delle coste di Lampedusa, ha messo ancora una volta in luce le due grandi debolezze dell’Unione Europea nell’implementare una seria politica di gestione delle crisi internazionali: da un lato l’incapacità di gestire in maniera efficace e capillare, dall’altro la persistente miopia in fatto di visione strategica di lungo periodo.

Facciamo un passo indietro. Per far fronte alle crisi ai confini europei, nel 2004 è stata fondata Frontex, l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’UE, il cui obiettivo è di promuovere e coordinare la gestione dei confini esterni dell’Unione nel rispetto dei diritti umani. Frontex ha il compito di assistere e coordinare il lavoro delle autorità frontaliere nazionali in diversi settori: implementazione e valutazione di operazioni congiunte, sviluppo di standard addestrativi comuni che facilitino l’interoperabilità, potenziamento delle capacità di analisi del rischio, unità di risposta rapida, i cosiddetti European Border Guard Teams (EBGT) e i Rapid Border Intervention Teams (RABIT), supporto alle operazioni di rimpatrio adottate da Stati membri, scambio di intelligence. Frontex funziona inoltre come piattaforma comune per raccogliere personale, esperti di settore e industria per colmare le esigenze tecnologiche ed operazionali che si prospettano ai confini europei.

Nonostante l’ambizione del mandato dell’Agenzia, è evidente come l’azione europea ai confini, e nel Mediterraneo in particolare, sia lontana dal definirsi efficace. ONG come Human Rights Watch o il Consiglio Europeo sui Rifugiati e gli Esiliati hanno duramente criticato Frontex. Anche organizzazioni intergovernative come il Consiglio d’Europa hanno rilevato nei metodi di detenzione e respingimento una violazione dei diritti umani e della Convenzione di Vienna del 1951 sullo status dei rifugiati, nonché l’inefficacia nel controllo del Mediterraneo.

L’UE viene accusata di aver perso di vista -sempre che l’abbia mai avuto- il vero focus strategico della questione: combattere le cause dell’immigrazione e non gli immigrati. Di fronte a tali critiche, persino la Commissione Europea, nella persona del Commissario per gli Affari Interni Cecilia Malström, ha ammesso in passato che «l’Europa ha fallito nel sostenere la democrazia, la libertà e i diritti umani», pur tuttavia continuando a sostenere che «l’Italia ha già avuto i fondi che servono». Non si è fatta attendere la risposta italiana, quando venerdì il Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, ha sottolineato come il Mediterraneo sia «la frontiera tra l’Africa e l’Europa, non tra l’Africa e la Sicilia e quindi va protetto con aerei e navi europei», mentre «in realtà la protezione è poco efficace».

Fatta salva la necessità di una serie di politiche concrete e persistenti che pongano un rimedio duraturo alle cause dei flussi migratori, rimane comunque altrettanto necessario trovare delle concrete risposte a contingenze come quelle di mercoledì scorso. Non potendo direttamente arginare il “problema” alla fonte, è necessario garantire che la tutela delle vite umane venga messa al di sopra di ogni querelle politica fra le varie fazioni europee. Delegarne la totale gestione al singolo Stato le cui acque territoriali sono interessate dagli sbarchi significherebbe allontanarsi fortemente dal carattere “comune” con cui l’Unione dovrebbe, almeno sulla carta, affrontare queste tematiche. Una serie di iniziative congiunte fra le diverse Marine militari europee (Italia, Spagna, Portogallo e Francia in particolare), ormai da tempo a pieno regime nel pattugliamento delle acque del Mediterraneo, hanno dimostrano che l’interoperabilità fra le forze potrebbe costituire una valida risposta.

Check Also

Addio al bicameralismo perfetto: Camere alte e basse in Europa

Il vento di cambiamento di cui si è fatto portatore il premier Matteo Renzi non …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *